Achille Lauro inscena una perfomance dadaista a Sanremo: il grande erede di Tzara

Come dimenticare la performance di Achille Lauro, con i suoi vestiti alquanto sgargianti e la sua canzone provocatoria, insomma, come un vero dadaista. Tzara avrebbe sicuramente guardato con ammirazione il cantante veronese. Ma quali sono i motivi di collegamento tra i due?

(Achille Lauro)

Nell’ultima edizione del Festival di Sanremo, la sorpresa che ha sconvolto di più gli italiani è stata la performance di Achille Lauro, rapper veronese, che, con vestiti molto particolari e la sua canzone Me ne frego, ha destato molto scalpore. In fondo ha utilizzato il canone dadaista di Tzara, con l’espressione e la denuncia tramite il grottesco e lo scandalistico.

(Tristan Tzara)

La corrente intellettuale dello scandalo

Il dadaismo è una tendenza culturale sviluppatasi nel 1916 a Zurigo da alcuni rifugiati di guerra, tra cui Tristan Tzara. Il termine dada, come afferma l’esponente più di spicco, non significa niente, è una parola provocatoria, usata come protesta nei confronti del nichilismo e della crisi dei valori, causati dall’ascesa della borghesia.

«Dada non significa nulla» (Tristan Tzara, Manifesto Dada, 1918)

Esso non sfocia solo nel campo letterale, ma in molti altri, come quello artistico; infatti l’arte dadaista era appositamente anti-estetica, per provocare e insultare la morale e i canoni del tempo.

«un fenomeno che scoppia nella metà della crisi morale ed economica del dopoguerra, un salvatore, un mostro che avrebbe sparso spazzatura sul suo cammino. Un sistematico lavoro di distruzione e demoralizzazione… che alla fine non è diventato che un atto sacrilego.»

Come non citare poi il teatro dadaista, emblematico e unico nel suo genere. Durante gli spettacoli infatti gli attori e le sceneggiature erano tra le più scandalistiche, profane, fino ad essere blasfeme; questo doveva essere una protesta nei confronti della società, infatti provocava molto spesso l’abbandono della sala da parte degli spettatori.

(Fontana di Marcel Duchamp)

La provocazione di Sanremo

Achille Lauro, celebre rapper veronese, è stato uno dei cantanti più discussi di tutto il Festival di Sanremo 2020, per i suoi vestiti grotteschi e la sua canzone Me ne frego. Per quattro serate egli durante la sua performance ha portato le vesti sfarzose di quattro personaggi: San Francesco, Ziggi Stardust, Marchesa Casati ed Elisabetta I. Il primo rappresenta una protesta contro la ricchezza della Chiesa, infatti il santo è famoso per le condizioni di estrema povertà. Il secondo è un alter ego di David Bowie, simbolo della libertà artistica ed espressiva. Il terzo è l’incarnazione della musa ispiratrice dei grandi artisti; in questa performance Achille Lauro ha baciato il suo chitarrista come protesta verso gli schemi omologanti sessuali. Infine il quarto è simbolo della politica e dell’amore per la libertà. Il titolo poi della canzone Me ne frego è un’ulteriore protesta contro i canoni imposti dalla tradizione e dalla morale.

(Achille Lauro)

L’erede di Tzara?

Le somiglianze tra Achille Lauro e il dadaismo sono più che evidenti, entrambi attraverso lo scandalo protestano contro i valori della società del loro tempo. Questo genere di arte è sicuramente non facile da capire, non è stato compreso agli inizi del ‘900 e non lo è stato sicuramente nemmeno a Sanremo. Esso forse tocca troppa la parte più grottesca e bruta dell’essere umano, e per questo potrebbe giustificare il suo ripudio e la sua condanna sociale. Tzara e Achille Lauro hanno però indubitabilmente il merito di aver portato alla luce questa dimensione dell’uomo, mostrando la vera realtà “nuda e cruda” dell’esistenza.

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