fbpx
Business is business: la lezione di Machiavelli interpretata dalle “Ragazze di Wall Street”

Qualche mese fa, nelle sale del cinema, abbiamo visto un gruppo di ragazze spregiudicate pronte a tutto per il benessere economico della propria famiglia. Ma il fine giustifica sempre i mezzi?

Ispirato ad un incredibile articolo di Jessica Pressler, il film “Le ragazze di Wall Street” reinterpreta una storia vera e ci parla di un gruppo di giovani spogliarelliste, tutte portate da problemi economici o famigliari a fare questo lavoro. Arriva però il 2008, un periodo di crisi per tutti i settori, e i guadagni non bastano: così queste ragazze trovano un modo alternativo, e non propriamente legale, per assicurarsi delle buone entrate e riscattarsi nella società.

 

Furbizia e disonestà, gli ingredienti per il successo

La protagonista del film, Dorothy (interpretata dall’attrice Constance Wu), proviene da un quartiere popolare di New York, dove abita con la sua affezionata nonna. Per supportarla ed aiutarla con i debiti, Dorothy lavora con lo pseudonimo di Destiny in uno strip club della città, ma lo stipendio è davvero scarso, dato che i proprietari lucrano sulla fatica delle ragazze trattenendo una grossa parte dei loro guadagni. Insoddisfatta, trova lavoro in un altro locale, dove incontra Ramona Vega, la co-protagonista del film, interpretata da Jennifer Lopez. Ramona è un’abile pole dancer, è una veterana che riesce a guadagnare molti soldi grazie al suo talento, e acconsente di fare da mentore a Destiny, insegnandole tutti i trucchetti del mestiere. Inizia l’età dell’oro per le due donne, che insieme riescono ad arricchirsi. Tutto cambia, però, quando Dorothy rimane incinta ed è costretta a lasciare il lavoro: in qualche mese la situazione precipita. Dopo poco dalla nascita della figlia Lily, il fidanzato della stripper la lascia sola, e lei è costretta a cercarsi una nuova occupazione. Ma trovarla è impossibile: è iniziata la crisi del 2008, pochi negozi assumono nuove dipendenti, e lei non ha competenze se non nel settore degli strip club. Ritorna perciò al suo vecchio lavoro, al Moves, e si accorge che anche qui tutto è cambiato: le ragazze non sono più le stesse, sono tutte nuove, e disposte persino a prostituirsi per arrotondare. Rincontrare Ramona sarà il punto di svolta: le due amiche, con altre due pole dancer, Mercedes ed Annabelle, intraprendono un vero e proprio, disonesto, business, che riesce a far loro ottenere sempre più soldi. Il progetto consiste nel trovare ricchi clienti in altri bar, farli bere e somministrar loro della droga per poi trascinarli nel club, dove le ragazze svuotano la loro carta di credito. Grazie a questi mezzi e ad altri ingegnosi inganni le quattro stripper raggiungono ampliamente il benessere economico tanto desiderato, anzi, riescono a stravolgere completamente il loro status sociale. La loro vita è serena, le ragazze sono molto unite anche al di fuori del lavoro, hanno trovato un equilibrio. Prima o poi, però, gli inganni vengono a galla.

Morale e felicità: alternative inconciliabili?

Per aiutare i membri della propria famiglia, e per sentirsi anche loro adeguate alla società in cui vivono, le ragazze si sono sentite in dovere di agire in modo contrario a quelli che sono i dettami della morale convenzionale e della giustizia. Non solo nella finzione, però, le persone hanno la necessità di ricorrere a mezzi non propriamente legali per riscattarsi, perché nate in una condizione di disagio e impossibilitate dall’ambiente che le circonda ad emergere e ad uscire dalle difficoltà. Generalmente queste persone vengono additate come “pigre”, prive della volontà di impegnarsi con altri metodi a raggiungere i loro obiettivi. Ma sono davvero tutti soggetti pessimi? Considerando le scarse occasioni e gli scarsi mezzi che la società ci fornisce, forse no. Di fatto, la cosiddetta parità delle opportunità non è affatto raggiunta, ed alcuni non possono in alcun modo ottenere un grado di benessere e sicurezza né per se stessi, né per i loro cari. In molti casi gli altri membri della famiglia, inoltre, non possono contribuire alle spese comuni e non possono neanche per diversi motivi aiutarsi reciprocamente, e ciò induce ancor più il singolo a ricercare mezzi di qualunque tipo per aiutarli. Ciò ovviamente non significa che le loro scelte siano le migliori, quelle da preferire, ed oltretutto le conseguenze a cui esse possono condurre spesso possono peggiorare la situazione e metterli ancor più in difficoltà. Il problema rimane la ridotta gamma di possibilità a cui hanno accesso, e la società, in tali condizioni, non sembra rispettare lei stessa le regole della comune morale che vorrebbero la parità e l’egual considerazione. Se per prima essa si occupasse di permettere a tutti la realizzazione dei propri obiettivi nell’armonia, le azioni “illecite” sarebbero di certo ridotte, ma di fatto sperare che ciò succeda è utopico. Moralità intesa come rispetto reciproco e tranquillità personale, perciò, potrebbero essere conciliate ma, nella realtà di cui abbiamo esperienza, questo obiettivo sembra irraggiungibile.

Machiavelli: la scelta di ciò che più importa

Il principio che anima le ragazze protagoniste di un film del 2019 è stato per la prima volta introdotto e messo in discussione molto tempo fa, nel 1500, dallo scrittore e filosofo Niccolò Machiavelli. Sebbene non abbia mai effettivamente scritto la frase “il fine giustifica i mezzi”, questa è la regola che si ricava dalle pagine della sua opera principale, “Il Principe”. In contesto politico, ci spiega il filosofo, è impossibile attuare in concreto tutte quelle virtù che la morale tradizionale prevedrebbe per il sovrano. Infatti, se egli davvero fosse così “buono” come le convenzioni vorrebbero, sarebbe un principe fallito. Il popolo cadrebbe in rovina se chi lo comanda, per esempio, decidesse di non far guerra per rispettare il valore della pace, o se si sottomettesse a patti penalizzanti. La natura di tutti gli uomini, secondo Machiavelli, è quella di essere “tristi”, malvagi, di tendere egoisticamente e in modo esclusivo alla propria autoconservazione. Il sovrano che compie atti malvagi per la salvaguardia del suo stato e del suo popolo, nonostante sembri crudele, è meno meschino dei piccoli individui che “nascondono” la loro cattiveria sotto una finta moralità. Il fine del principe che ci sembra spietato è, ad uno sguardo più attento, buono, essendo quello di proteggere i sudditi, ed egli risulta infine più virtuoso e più rispettoso delle norme morali di quanto non sia una persona comune che ipocritamente lo condanna. Questa regola, però, non può di certo avere valore universale: anche Machiavelli riconosce che non tutti gli obiettivi e gli scopi possano scusare i mezzi con i quali vengono raggiunti. La “licenza” di fare ciò che si vuole per ottenere ciò che si vuole è contraria ad ogni morale, non permette il bene di nessuno se non quello di un singolo, e molto probabilmente anche quello di quest’ultimo è fittizio. Il passo più importante, cogliamo dal suo insegnamento, è scegliere ciò per cui vale la pena davvero combattere, ciò per cui possiamo permetterci di mettere in discussione le regole.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: