Bufera sul caso Forum: banalizzare uno stupro con l’ipotesi del mondo giusto

Bufera sul caso Forum: banalizzare uno stupro con l’ipotesi del mondo giusto

30 Gennaio 2019 0 Di Francesco Rossi

Durante una puntata della nota trasmissione televisiva di Rete 4, Forum, la giudice Melita Cavallo è incappata in un grossolano errore. Rispondendo ad una donna vittima di stupro, infatti, ella ha sottolineato come entrambi i giovani avessero bevuto eccessivamente, per poi sottintendere l’atto a guisa d’un semplice sbaglio di gioventù. Tale banalizzazione ha smosso gli animi del web, incentivando l’intervento di Telefono Rosa contro la trasmissione. L’errore di Melita Cavallo, in termini di psicologia, è solito essere definito “ipotesi del mondo giusto“.

La cronaca

In passato, la trasmissione Forum aveva già attirato l’attenzione a causa del comportamento di alcuni partecipanti decisamente facinorosi. Ora, però, sembra esser giunto il turno dei giudici. Dopo la sospensione di Francesco Foti, Melita Cavallo, sua collega, ha generato grande indignazione – in particolare sul web – a causa d’un errato approccio verso un caso di violenza sessuale. Ella è stata accusata d’aver eccessivamente banalizzato e minimizzato uno stupro, al punto tale da suscitare l’intervento di Telefono Rosa. Questo ha dunque invitato la giudice all’assunzione d’un atteggiamento diverso nei confronti dei soggetti vittime di violenza.

Un’espressione… che può costare caro

Melita Cavallo, giudice di Forum

La causa in questione ha visto Carlotta, vittima di stupro all’età di 17 anni, opporsi al proprio aguzzino, padre del bambino nato al seguito di tale violenza. L’uomo, condannato a sei anni di reclusione, ha citato in causa la donna al fine di poter vedere, in futuro, il figlio e d’avere la possibilità di stringervi un legame. La situazione è sfuggita di mano allorché Melita Cavallo ha accolto la summenzionata richiesta. Carlotta ha inveito contro la giudice, la quale ha risposto rinfacciandole di non essersi mai fatta aiutare da alcuno. Ad animi scaldati, la vittima ha ricordato con evidente tensione il susseguirsi degli eventi, affermando d’essersi svegliata nuda in un campo a violenza terminata. È stato allora che, in modo decisamente impietoso, la giudice Cavallo ha sottolineato come entrambi risultassero ubriachi, suscitando l’indignazione della giovane.

Le conseguenze

Le parole della giudice di Forum, come detto, hanno acceso una diffusa protesta tra le pagine social del programma. Una gran parte dell’utenza ha richiesto le scuse ufficiali di Melita Cavallo, accusata d’aver offeso le vittime di violenza tramite l’assunzione d’un atteggiamento eccessivamente banalizzante. Inoltre, ella ha sottolineato più volte la giovane età del ragazzo – allora 18enne –, intendendo l’atto a guisa d’un semplice errore di gioventù. Telefono Rosa, mediante un post sulla propria pagina Facebook, s’è schierato apertamente contro la trasmissione, affermando l’intenzione di rivolgersi al Garante per le Telecomunicazioni.

L’ipotesi del mondo giusto

Melvin J. Lerner, professore di psicologia sociale alla University of Waterloo tra il 1970 ed il 1994

L’errore di Melita Cavallo non risulta un semplice caso isolato. Di consueto, infatti, si presenta la tendenza a banalizzare questioni che, al contrario, dovrebbero essere analizzate più a fondo. In psicologia, tale atteggiamento viene definito ipotesi del mondo giusto, una credenza proposta nel 1980 da Melvin J. Lerner. Questa si basa sul senso di giustizia, ovverosia sostiene che le persone meritino ciò che accade loro, ciò che ottengono. Gli individui che si affidano a tale concezione, infatti, ritengono che il mondo sia un luogo giusto, nel quale la bontà viene ripagata con altrettanta bontà e, di conseguenza, la cattiveria con altrettanta cattiveria. La credenza in un simile meccanismo risponde ad un bisogno di immanenza, cioè d’una forma di giustizia che premi i buoni e punisca i cattivi.

Un eccesso di leggerezza

L’ipotesi del mondo giusto è solitamente indicata come una norma personale, ovvero una forza in grado di guidare i comportamenti pro-sociali. Ciò che si riceve si presenta in egual misura a ciò che, in generale, è stato offerto al mondo. Tuttavia, spesso accade che questo pensiero causi eccessiva leggerezza nel giudizio di casi ben più ingenti. Nella situazione di cui sopra, ad esempio, l’ipotesi del mondo giusto conduce il soggetto a ritenere Carlotta la responsabile stessa della violenza subita. “Si era vestita in maniera troppo provocante”, “era praticamente mezza nuda”, “se l’è cercata lei, perché aveva bevuto troppo” consistono in derivazioni dell’ipotesi. La vittima, insomma, viene a dir poco considerata carnefice di se stessa.

In questi casi, chi subisce violenza non ne è mai responsabile, né deve essere considerato tale. I ruoli non devono in alcun modo essere confusi: il carnefice è colui che agisce, la vittima colei che subisce. Si pensi a quando si era piccoli: un nostro coetaneo ci provocava e noi, al limite della sopportazione, reagivamo con una sberla, passando inevitabilmente dalla parte del torto. Il fatto che una donna, all’alba del 2019, non risulti ancora libera di vestirsi in maniera provocante senza che qualcuno tenti di abusarne genera particolare tristezza. Vi lascio con una massima di Sheikh Hilali, riportata dal filosofo Slavoj Zizek.

“Se una donna è ritenuta responsabile per il comportamento sessuale degli uomini, questo non significa forse che gli uomini sono totalmente impotenti davanti ad una provocazione? Che sono incapaci di resistere, totalmente asserviti al loro appetito erotico, proprio come un animale quando vede la carne cruda?”

Simone Massenz