Brexit rinvio a gennaio e governo in crisi: un nuovo capitolo di una storia infinita

Sono oramai passati 3 anni e 3 primi ministri da quando si è iniziato a parlare di Brexit e ancora sembra non che nessuno riesca a trovare una soluzione.

Oramai la questione Brexit è arrivata al punto da poterla quasi definire ridicola, siamo al punto in cui ogni volta che una scadenza prefissata sta per scadere si trova il modo di spostarla di qualche mese, in un gioco al rimpallo che potenzialmente potrebbe durare all’infinito, e dopo gli eventi degli ultimi giorni non è da escludersi che si continuerà su questa linea anche dopo la scadenza ora spostata da fine ottobre a gennaio.

Rottura degli equilibri

Riassumere gli eventi degli ultimi giorni è veramente un impresa titanica data la mole di incredibili avvenimenti, tutti tra l’altro consecutivi, succedutisi nelle aule del parlamento britannico, eventi poi resi ancora più interessanti dal particolare folklore delle tradizioni che da secoli accompagna le sedute parlamentari della “House of Commons”, la versione Inglese della nostra Camera dei Deputati, fatto di voti  espressi urlando Aye o No a pieni polmoni del presidente del parlamento che richiama all’ordine la camera prendendo, e perdonatemi il francesismo, “bellamente per il culo” i deputati stessi, ed altre arcaiche pratiche (Sul serio se ne avete l’occasione cercate i video delle riunioni del parlamento Inglese, è una delle cose più divertenti che troverete in ambito politico). Innanzitutto la notizia con cui si è aperta questa settimana è stata la perdita della maggioranza da parte del governo, che manteneva grazie ad un solo deputato in più rispetto alle opposizioni, avvenuta in pieno stile passivo-aggressivo Inglese, con il passaggio di un membro del partito di governo, quello Conservatore, durante un discorso in aula del Primo Ministro Boris Johnson, letteralmente da una parte all’altra dello schieramento, cioè spostandosi di posto dalla parte destra del parlamento a quella sinistra significando il suo passaggio all’opposizione (Davvero, vale la pena cercarsi qualche video del parlamento Inglese). Tutto questo ha causato un effetto a catena che ha portato l’indomani il parlamento a richiedere il controllo dell’agenda di governo, che è l’organo secondo il quale si organizzano le votazioni, ed è lo strumento con il quale il governo esercita i suoi poteri, rendendo quindi le figure nel governo Johnson poco più di normali parlamentari.

Tutto il mondo è paese

E siccome tutto il mondo è paese un altro leader sovranista dopo una pesante sconfitta politica, ma convinto di avere ampio supporto popolare, grida a gran voce per le elezioni che però non ha il potere per poterle effettivamente convocare, dando in mano il paese all’opposizione. (Vedeteci voi i parallelismi che volete io non ho detto nulla). In seguito il parlamento ha indetto e successivamente votato e approvato una mozione per trasferire la scadenza entro la quale dover prendere una decisione, da ottobre a gennaio, per poter escludere la possibilità di un uscita No-Deal cioè senza accordo, dall’unione. Altre spiacevoli conseguenze di queste decisioni sono state una mozione per un voto parlamentare, che probabilmente fallirà, per indire nuove elezioni a ottobre e le dimissioni del fratello stresso del Primo Ministro, Jo Johnson dal governo.

 

La Brexit per me oramai è quasi di famiglia, è il primo argomento di cui ho trattato su questo sito e anche l’unico argomento su cui sono dovuto tornare più volte, perché la questione è spinosa è certamente di non facile soluzione. La verità è che la Brexit non conviene a nessuno e oramai tutti lo sanno, ma nessuno ora può tirarsi indietro, quindi tutti cercano o di limitare i danni o di cavalcare l’onda del consenso facile finché dura, come già detto tutto il mondo è paese. Le paure di un No-Deal sono tante dal confine irlandese che potrebbe rivedere atti di terrorismo come negli anni ’70 alle possibili crisi sanitarie e alimentari che il momentaneo cessare dei commerci porterebbe e nessuno vuole essere ricordato come o colui che nega la volontà popolare regolarmente espressa tramite referendum o colui che ha fatto finalmente tramontare il sole sull’impero britannico.

 

 

Christian Caivano

Per altri articoli ed analisi del mondo contemporaneo clicca qui

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.