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Brexit dalla noia alla paura, la follia degli ultimi mesi di trattative

Continua la storia della Brexit, tra intrighi politici, interessi personali e di partito, nessuno sa come o quando questa storia finirà

La Brexit è un argomento difficile di cui parlare oramai, era moderatamente interessante all’inizio, ma come in molte relazioni è difficile mantenere attiva la passione dopo quasi 4 anni insieme, si finisce per pensare di aver fatto già tutto insieme, e piano piano subentra la noia, seguita dalla frustrazione, fino a quando poi un giorno, quando meno te lo aspetti, ti accorgi che semplicemente non ti interessa più, e che è tempo di fare ciò che già sapevi di dover fare e mettere finalmente un punto a un rapporto doloroso e pieno di brutti ricordi. Ecco in questa metafora il Regno Unito è come quel ragazzo appiccicoso che non accetta la realtà e non ti si stacca di dosso, creando nuove situazioni imbarazzanti ogni settimana, per far sì che si continui a parlare di lui. E io vorrei lasciare perdere, rifarmi una vita e parlare di altro ma no, per quanto sia oramai un argomento vecchio e stanco quanto la Regina stessa, purtroppo sembra avere anche la sua longevità, e quindi eccoci di nuovo, a parlare di Brexit come ogni mese da un anno a questa parte, puntuali come la morte e la cometa di Halley.

Cosa è successo dall’ultima volta?

Ci eravamo lasciati con il machiavellico e anche un po’ “CrudeliaDaemon-oso” piano di Boris Johnson che al posto di usare il suo genio per catturare i cento uno, ha firmato un ordine esecutivo che “allungava le vacanze” ai parlamentari, chiudendo per gran parte di questo mese il parlamento per impedire ai deputati di poter votare su come gestire la Brexit. E no questo non è un mio schierarsi politicamente, anzi è un qualcosa che con spaventoso candore ha dichiarato più volte difronte la stampa inglese. In questa mossa che potremmo definire brillante, se solo a questo mondo non esistessero le conseguenze, Johnson non solo ha unito ancora di più i suoi avversari, ma ha convinto a passare all’opposizione alcuni dei suoi parlamentari, perdendo quindi la maggioranza e dando modo al parlamento di votare una legge che lo obblighi a richiedere un estensione sui tempi dell’accordo con l’UE se entro il 19 Ottobre non si fosse raggiunto un accordo. Questo è stato per il Primo Ministro Britannico un enorme passo indietro per non dire proprio un gigantesco dito medio da parte del parlamento inglese di come non se ne vedevano dai tempi in cui beccarono Guy Fawkes. Infatti il piano del Premier era aspettare la data di scadenza per le negoziazioni posta per 31 Ottobre continuando a proporre lo stesso accordo in modo da ottenere l‘Hard Brexit che i suoi sostenitori più incalliti volevano uscendo senza accordo, ma potendo dare la colpa all’UE(tutto il mondo è paese) di non aver accettato i suoi “più che ragionevoli piani” di uscita controllata.

E adesso?

Il problema di questa settimana è come il nostro caro Boris Johnson abbia più volte dichiarato di non avere alcuna intenzione di spostare la data del 31 Ottobre, e se mantenesse la parola in teoria commetterebbe un crimine in quanto in diretto contrasto con una direttiva del parlamento votata a maggioranza, che di fatto è una legge che lui andrebbe a rompere, giusta o sbagliata che ritenete che sia. Ed è proprio la palese assenza di istinto di conservazione del gesto del leader Conservatore (ah-ah) che ha paradossalmente tranquillizzato in molti, che hanno preso le parole del premier come una “spacconata” detta per guadagnare consensi ma non un effettivo annuncio difronte la stampa internazionale di voler commettere un crimine. Beh ora nessuno sembra più essere sicuro di nulla considerando che ha abbandonato le negoziazioni con il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk e la commissione europea tutta annunciando “Il 31 ottobre usciamo, con o senza accordo, a noi non importa” annuncio a cui  Tusk non ha mancato di controbattere nelle piazze dove abitualmente i poteri della politica si scontrano, Twitter.

Cosa aspettarsi

Alcuni leader Europei giustificabilmente stanchi della questione si sono annunciati scettici riguardo una soluzione per un uscita con accordo a questo punto, considerando che il voto sull’accordo dovrà tenersi obbligatoriamente il 17 di questo mese durante la riunione del Consiglio Europeo e che in meno di una settimana difficilmente le cose potranno cambiare. Rimane da vedere come andrà a finire, per ora l’unica cosa certa e che il mese prossimo dovrò scrivere un altro articolo su questa questione, la domanda rimane sul “Sarà l’ultimo?”

 

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