Bran Stark e i filosofi al potere: il finale di GOT alla luce dello Stato platonico

La salita al trono di Bran Stark nel finale di Game of Thrones sembra poter coincidere con la concezione platonica di buon governo, per cui a comandare non può che essere chi non è attratto dal potere.

Il busto di Platone conservato ai Musei Capitolini

Nel passo della Repubblica dedicato al problema del governo dello Stato, Platone sostiene che solo colui che non è affatto attratto dal potere, che in questo caso viene identificato con il filosofo, sia veramente in grado di ben governare. L’ascesa al trono di Bran Stark nel finale di Game of Thrones sembra coincidere perfettamente con questa idea. Personaggio che per lungo tempo ci è quasi sembrato secondario, conoscitore delle verità di tutti gli altri personaggi della serie e totalmente disinteressato al potere, Bran Stark ricercava tutto meno che la gloria personale. Ma cosa farebbe di lui un re migliore degli altri?

 

I filosofi al potere

Nel mito della biga alata, trattato da Platone nel Fedro, il filosofo greco paragona l’anima ad un carro trainato da due cavalli, uno bianco ed uno nero. Data la sua pesantezza, quello nero tende a trascinare le anime in basso e cioè verso il mondo empirico, corrompendole attraverso i sensi; quello bianco invece porta le anime verso l’alto, direttamente al mondo delle idee, allontanandole in questo modo dalle bassezze della vita terrena. E il filosofo è proprio colui che mosso dalla ricerca della verità tende all’iperuranio. Per questo non è attratto dalla volgarità delle passioni terrene: l’unica cosa che ricerca è la verità, mentre il potere e la gloria gli sono assolutamente indifferenti. Per questo Platone, quando nella Repubblica affronta il problema del governo dello Stato, sostiene che il filosofo eviti tenacemente il potere, per cui addirittura bisognerebbe implorarlo di prenderne le redini. Gli Stati attuali sembrano essere amministrati solo da ”persone che si battono fra loro per ombre e si disputano il potere, come se fosse un gran bene” [ibid. 520 c-d]; mentre ciò che contraddistingue il filosofo è il suo assoluto disinteresse verso questo stesso potere. La miglior forma di governo possibile sarebbe cioè, nell’ottica platonica, quella di un governo aristocratico nel senso greco del termine, aristoi (i nobili, i migliori). E i migliori sono esattamente questa classe elevata per i suoi valori, per i sentimenti, la virtù e l’amore del sapere. Perché solo chi non è attratto dal potere sarà in grado di fare gli interessi degli altri invece che i propri.

Peter Dinklage (alias Tyrion Lannister) in una delle scene finali della serie

Bran Stark: un re disinteressato

Per quanto il finale di Game of Thrones abbia deluso la maggior parte di noi, non si può negare che abbia una sua logica, specialmente se riletto alla luce della tesi platonica. Disinteressato al potere, conoscitore delle verità di tutti gli altri personaggi della serie, sapiente e sempre in disparte rispetto alle vicende politiche di King’s Langdin, Bran Stark è la figura che meglio incarna lo Stato perfetto tanto decantato da Platone. Quando nell’ultimo episodio i lord e le ladies di Westeros si riuniscono per decidere chi indosserà la corona, Tyrion Lannister non ha dubbi nell’indicare Bran Stark come migliore opzione. Bran Stark è il custode di tutte le loro storie, delle guerre, dei matrimoni e delle nascite nonché dei massacri, dei trionfi e delle sconfitte di ciascuno; sostanzialmente, conoscitore della verità e del passato. ”Chi meglio potrebbe guidarci verso il futuro?”, chiede retorico Tyrion. Ed è a quel punto che Sansa risponde che Bran non ha alcun interesse nel governare. ”Meglio”, dice Tyrion, e probabilmente Platone sarebbe d’accordo con questa risposta. E come già Platone ci diceva, ad un Bran Stark bisogna addirittura chiedere di governare, anche con il timore di una risposta negativa. ”So che non lo vuoi’‘ prosegue infatti Tyrion verso la fine del suo monologo ”so che non ti interessa il potere, ma...” e a Platone basterebbe questo. Perché un buon capo di governo non può che essere esattamente così: disinteressato al potere, conoscitore della verità, ma soprattutto svincolato dalle passioni terrene, che lo spingerebbero alla ricerca della gloria personale invece che del bene del popolo.

                                                                                                                                  Noemi Eva Maria Filoni

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