Quando la macchina diventa umana: dall’uomo bicentenario fino agli ultimi test

Alcuni ricercatori hanno sviluppato un moderno sistema di intelligenza artificiale che sembra garantire un’elaborazione delle informazioni simile all’uomo.

Anche i più complessi sistemi di intelligenza artificiale hanno dei limiti, soprattutto quando vengono messi alla prova su capacità tipicamente umane. Riconoscere le differenze esistenti tra uomo e macchina è importante perché apre ad un’interessante riflessione sulle alcune caratteristiche umane.

Intelligenze artificiali

Fattori evidenti e misurabili, come esplorazione e orientamento, non sono gli unici ad entrare in gioco, ma vi sono importanti attività più generali, come ottimizzare ed estrarre gli elementi più utili per gestire i nostri spostamenti. L’input video, invece, consente la fruizione di informazioni di seconda mano, in cui l’esplorazione dell’ambiente è stata svolta precedentemente dal regista, in modo indipendente da chi sta guardando lo schermo. Ciò può sembrare scontato, ma i sistemi di deep learning visivi sono basati principalmente su questa tipologia di dati, in genere foto e video accuratamente selezionati dal web. Una macchina con tale funzionamento, però, impiegherà molto tempo a rivelare le informazioni che la circondano in quanto, mentre rileva le caratteristiche salienti, non sarebbe in grado di dare la giusta priorità ai dati utili per assumere attivamente un punto di vista più informativo. Secondo i ricercatori l’intelligenza artificiale dovrebbe utilizzare una piccola frazione del suo ambiente per prevedere cosa potrebbe apparire nella porzione non ancora esplorata, e in base a ciò guidare l’osservazione. È stato sviluppato un sistema di deep learning libero, il cui obiettivo è manipolare un oggetto tridimensionale per individuarne la struttura o l’esplorazione dell’ambiente circostante con la possibilità di ruotare per spostare il suo campo visivo. L’algoritmo è stato scritto in modo da dare importanza alle regolarità visuo-spaziali in grado di prevedere con maggiore probabilità la posizione di altri invarianti salienti. Una volta testato, questo approccio ha superato di molto gli standard, dimostrando apprendimento veloce e un’ottima abilità nel prevedere proprietà complesse, trasferibile ad ambienti e compiti completamente nuovi.

Quando la macchina vuole diventare uomo

L’uomo bicentenario è un film controverso, perché parla di un percorso, che non sembra a tutti così necessario, di un robot verso lo status di essere umano. La trama non presenta un leitmotiv diverso dal vampiro o dalla creatura paranormale che soffrono, in un mondo di umani, per la loro diversità. Per questo Andrew, che si rende conto di non essere né un robot né un umano, vuole raggiungere l’umanità, per poter amare Piccola Miss e, paradossalmente, poter morire, fermare il proprio orologio. Questo tema è connesso a quello del libero arbitrio, la necessità e facoltà di scegliere non solo la propria natura, ma anche il tempo da trascorrere al mondo. L’attività di Andrew di orologiaio è strettamente connessa con il tema del film: la limitatezza dei giorni sulla Terra, una risorsa incredibilmente invidiabile da parte di chi è condannato a vivere meccanicamente in eterno. La lotta di Andrew Martin, che cerca di diventare umano in ogni modo, anche facendosi impiantare il sangue mortale, si traduce nella battaglia per (conseguire) l’umanità, che si distingue qualitativamente dalle altre forme di vita per la presenza dell’amore. In altre parole, la vita vale la pena essere vissuta solo con una persona al proprio fianco. Le implicazioni alla Blade Runner, che ragionano sull’anima della macchina e della sua necessaria, ineluttabile ribellione, si convertono, in questa pellicola, in una deriva zuccherosa e sentimentale, senza problematizzare la condizione del robot anomalo e senza imprimere teleologie sulla vita stessa, vista in questo caso come obiettivo e mai come passaggio.

Scena tratta dal film

Alberto Simula

 

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