Berlusconi ha creato la tv commerciale? Analizziamo la sua scalata per la conquista del pubblico

C’era una volta un uomo che nella sua lunga vita, oltre ad andare in scena, andò anche in onda.

Molti lo amano. Molti lo odiano. Ha saputo costruire negli anni una cerchia di ammiratori che venderebbero la propria madre pur di sostenerlo. Altri invece preferirebbero vederlo dietro le sbarre. Ma se c’è qualcosa che probabilmente mettere d’accordo queste due tifoserie sarebbe il volto che il Cavaliere dette al televisore: da semplice tubo catodico ad un portale per il futuro e per la crescita economica del Paese. Vediamo.

IL BULLETTO DELLA CLASSE E LA NUOVA IMMAGINE DEL DITTATORE

Imprenditore, politico e criminale: furono queste le tre vite di Silvio Berlusconi. È difficile infatti scrivere di un personaggio così controverso. Pochi hanno avuto la sua stessa sfacciatezza nel rompere le regole. Certo è che tutti noi lo abbiamo conosciuto in televisione. O meglio, è stata la stessa televisione a presentarcelo. Abbiamo conosciuto il Silvio ‘politico’, ma non il percorso da lui intrapreso per arrivare ad essere il principale volto di molti canali e l’argomento preferito di altri. Da cantante di navi da crociera qual era, Silvio di strada ne ha fatta. Nella Milano da bere era chi potessi aspettare di incontrare nei locali più rinomati. Mentre il Capoluogo lombardo cresceva, Silvio voleva fare lo stesso. Nel dettaglio, era Milano 2 il cantiere a cielo aperto dove Silvio, oltre il quartiere, voleva costruire la nuova immagine del dittatore. Fu lui, infatti, a creare per il suo quartiere anche la sua televisione. Nasce così la piccola Telemilano che, negli anni, sarebbe diventata la grande Mediaset. Dal trasmettere le partite di pallone dei bambini del quartiere alle partite di Champions il passo fu breve, quanto veloce. Sempre dal televisore, annunciò la sua ‘scesa in campo’.

L’IMPERO CHE PASSA PER L’ETERE

Alla ricerca di un nuovo mondo non da scoprire, ma da mandare in onda. Come Cristoforo Colombo arrivò in America e al suo ritorno fece notizia oltre che scalpore, lo stesso accade a Berlusconi che cavalcando l’onda del consumismo che viene dagli Stati Uniti volle importare il modello in Italia. Una volta aver acquistato i volti preferiti dei telespettatori di ‘mamma’ Rai, l’impero del Cavaliere sta per diventare virtuale. Indimenticabile quando una giovanissima Ambra Angiolini, uno dei volti principali di Non è la Rai, fu raggiunta sul palco dal diavolo che le suggerì di votare Berlusconi. Ma il televisore non serve solo per raccogliere voti, ma anche denaro.

IL ‘DISPOTICO’ TUBO CATODICO

In un episodio di Futurama, il protagonista Philip J. Fry sogna ogni notte inserzioni pubblicitarie. Più che un semplice sogno, per lui è un incubo. I suoi colleghi lo consolano e affermano che si tratti di qualcosa di normale nel futuro. La pubblicità entrò in punta di piedi nei nostri palinsesti e negli anni sarebbe diventata l’anima delle tv commerciali, prendendo negli anni diverse forme nuove (si pensi alla pubblicità per telefono, o ai sogni del povero Fry). Se per molti l’essere circondati da cartelloni pubblicitari era un fastidio, per altri era un modo per diventare consumatori consapevoli. D’altronde, sempre con le pubblicità che il programma Carosello mandava in onda, i bambini appresero le cose più elementari. Ecco che quindi, oltre le pubblicità, nacquero programmi come Ok, il prezzo è giusto! In cui i soldi e un pizzico di fortuna diventano tutto quello che il concorrente malcapitato ed il telespettatore invidioso sognano. Col tempo la crescita delle inserzioni pubblicitarie fu così spropositata da dover intervenire con leggi apposite, ma negli anni rimasero comunque ampiamente superiori ai contenuti televisivi. D’altronde lo stesso Berlusconi vedeva il televisore come una piazza per televendite, approfittando del numero sempre più alto di telespettatori. Fu la favola della Finivest, poi di Mediaset. Noi invece, come Fry, torneremo ad impostare la sveglia.

 

 

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