Benvenuta estate: vediamo sei poesie di autori italiani per celebrarla al meglio

La natura è sempre stata una fonte di ispirazione. Ecco come la nostra letteratura celebra questa stagione attraverso la poesia.

Ognuno di noi associa l’estate a qualche sensazione o a qualche ricordo: un profumo, un evento, un sapore. Allo stesso modo, attraverso la poesia, questi poeti hanno raccontato ciò che questa stagione significa per loro.

1. MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO, EUGENIO MONTALE

Probabilmente la poesia più conosciuta di questa lista, in quanto parte del canone scolastico, Meriggiare pallido e assorto proietta immediatamente in un’estate ligure – anche chi in Liguria non c’è mai stato. Si tratta di un componimento tratto da Ossi di seppia e il messaggio della poesia è chiaro e conciso: il poeta riflette su tutta la vita e il suo travaglio mentre trascorre un ozioso pomeriggio in un orto assolato. L’essenza dell’estate è qui racchiusa in due elementi. Il primo – e più ovvio – è dato dal lessico scelto: rovente, mare, cicale, sole, abbaglia. Il secondo è di tipo fonetico: i suoi utilizzati ed evidenziati dal poeta attraverso le allitterazioni sono quelli tipici della natura d’estate.
Per completezza, va sottolineato che il senso della poesia non si ferma a questo. Si tratta di un’immagine metaforica: il poeta cerca di comprendere il senso della vita e di uscire da una situazione di immobilità e di oppressione.

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

2. ESTATE, CESARE PAVESE

Questa poesia, invece, rappresenta un classico paesaggio estivo: Pavese ne riporta l’aspetto – l’erba secca, la luce – e l’odore di mare. Si tratta di una poesia presa dalla prima raccolta poetica dell’autore, Lavorare stanca: qui, le poesie sono tutte accomunate da un naturalismo nell’ambientazione, da personaggi provenienti da un contesto contadino e caratterizzati da un profondo realismo. Possiamo perciò ipotizzare che questo giardino chiaro si trovi in un contesto rurale. Oltre a questo, però, compare un’interlocutrice, una misteriosa figura femminile. Si tratta di un personaggio travagliato, caratterizzato da un silenzio che preme il cuore. Il poeta sembra provare sentimenti d’affetto per questa ragazza: il prodigio sei tu, scrive. Ma sappiamo che, in questa raccolta, raramente gli amori sono a lieto fine.

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

3. NOTTE D’ESTATE, UMBERTO SABA

Notte d’estate, invece, è tratta dal Canzoniere di Saba. Anche qui, la trama è molto lineare: in una notte estiva, il poeta viene svegliato da alcune voci, e viene colto dalla nostalgia nei confronti della donna amata e morta.

Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l’aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.
Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.

4. VENTO DI PRIMA ESTATE, GIORGIO CAPRONI

In quest’altra poesia, Vento d’estate, troviamo invece una prospettiva diversa. Il poeta rappresenta le attività di un normale pomeriggio estivo; descrive l’ambiente – il prato assolato, il vento – ma soprattutto le attività dei bambini. Essi vengono ritratti nei loro giochi, nelle loro sfrenate rincorse e nelle loro lotte. Vanno sottolineati i numerosi enjambement che, insieme alla scarna punteggiatura e alle poche congiunzioni, rendono il ritmo della poesia estremamente veloce.

A quest’ora il sangue
del giorno infiamma ancora
la gota del prato,
e se si sono spente;
le risse e le sassaiole
chiassose, nel vento è vivo
un fiato di bocche accaldate
di bimbi, dopo sfrenate
rincorse.

5. ESTATE, SALVATORE QUASIMODO

Questa poesia è ridotta all’essenziale, come è tipico di Quasimodo. Anche qui, come in Meriggiare pallido e assorto, troviamo le cicale come simbolo della stagione estiva.

Cicale, sorelle, nel sole
con voi mi nascondo
nel folto dei pioppi
e aspetto le stelle.

6. D’ESTATE, GIOVANNI PASCOLI

Infine, un’altra poesia breve ma bellissima. Come accade spesso nella poesia di Pascoli, gli animali sono i protagonisti del componimento: l’autore presenta le cavallette, i moscerini e una farfalla, che nella loro attività quotidiana condensano in se stessi l’essenza di una normale giornata d’estate, secondo il poeta. Va anche sottolineato il ritmo della poesia, scandito dalla rima baciata.

Le cavallette sole
sorridono in mezzo alla gramigna gialla;
i moscerini danzano nel sole
trema uno stelo sotto una farfalla.

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