Il Superuovo

La paura? Poe ci spiega cos’è mentre Harry Potter ci insegna come vincerla

La paura? Poe ci spiega cos’è mentre Harry Potter ci insegna come vincerla

Edgard Allan Poe è stato il maestro della paura, in Harry Potter invece ci viene data la soluzione per sconfiggerla.

Illustrazione de “Il corvo”, 1845, Gustave Doré

Chiunque abbia letto uno dei racconti di Poe è stato pervaso dal senso di angoscia e timore che essi sprigionano; allo stesso modo, ognuno di noi vorrebbe scagliare l’incantesimo potteriano “Riddikulus” dinnanzi alle proprie paure.

VOI SCAMBIATE PER PAZZIA CIO’ CHE E’ ESTREMO GODIMENTO DEI SENSI

Il 19 gennaio 1809 nasceva a Boston la personalità tormentata di Edgard Allan Poe, figura avvolta in quella coltre di mistero che racchiude tutte le sue opere. Egli fu uno dei maggiori scrittori statunitensi, pioniere del genere dell’orrore, del poliziesco e del giallo: lo stesso Arthur Conan Doyle affermerà di aver preso ispirazione da uno dei suoi romanzi per delineare la figura di Sherlock Holmes, tra gli autori che non furono immuni al fascino dell’occulto e dello scabroso che le sue pagine emanavano si annoverano poi Jules Verne, che scrisse il seguito immaginario ad una delle sue opere, Baudelaire e Verlaine, poeti maledetti, e, senza dubbio, “I racconti del Necronomicon” nati dalla penna di Lovecraft che condivideva con Poe una vena lugubre e sinistra. Come spesso accade, è condizione necessaria per dare vita a versi cupi aver vissuto una vita altrettanto cupa, che, nel caso dell’autore, riflette le inquietudini di una mente malata e incompresa, l’abuso di alcolici e sostanze stupefacenti, la morte prematura della moglie e l’incomprensione da parte di pubblico e critica. Perfino la morte di Poe è contornata da un alone di mistero: morì improvvisamente di un male non meglio identificato e il certificato di morte e tutti gli altri documenti andarono perduti. Ancora più suggestiva è la vicenda del cosiddetto “Poe Toaster”, letteralmente “colui che brinda a Poe”: dagli anni 30 del Novecento, per ben 75 anni un misterioso uomo si recò sulla tomba dell’autore ogni 19 gennaio, alle prime luci dell’alba, lasciando ai piedi della lapide una bottiglia di Cognac mezza vuota e tre rose rosse. L’identità dello sconosciuto visitatore non fu mai scoperta e dal 2010 egli smise di presentarsi, ponendo fine a quella tradizione, durata quasi ottant’anni, proprio nel giorno del suo bicentenario.

Illustrazione de “Il cuore rivelatore”

MISTERO, INCUBO E TERRORE ATTERRISCONO IL LETTORE

Nel 1845 venne pubblicata la prima raccolta dei “Racconti dell’incubo e del terrore”, poi revisionata sino alla morte prematura dello scrittore. L’opera è un nido di storie spaventose, macabre e grottesche che si tingono della cultura ottocentesca: manieri abbandonati, paesaggi oscuri, abitazioni decadenti e spiriti malvagi fanno da sfondo a protagonisti spesso mossi da intenzioni omicide e violente. Tra i più celebri racconti “Il gatto nero” si aggiudica forse il primato, narrando della lunga discesa verso la follia del protagonista; curioso è ricordare poi che Poe definiva la follia stessa come “il grado più alto del’intelletto”. Tra gli altri racconti raccapriccianti meritano una menzione “La caduta di casa Usher”, “Il cuore rivelatore” e “La maschera di Morte Rossa”, la quale fu poi trasposta su carta da Odilon Redon che, più che una mera illustrazione, la rese una visione, dando forma visiva ai toni cupi, al senso di angoscia e claustrofobia del racconto di Poe, caricando lo spettatore di un forte impatto emotivo.

Odilon Redon, “La maschera della morte rossa”, 1883

“LA PAURA E’ UMANA, MA COMBATTETELA CON IL CORAGGIO”

Se Poe ci ha descritto abbondantemente nelle sue opere le varie ed infinite forme della paura, Borsellino ci ha sempre ricordato di combatterla con il coraggio. E’ questo il caso raccontato nel terzo libro della saga di Harry Potter, “Il prigioniero di Azkaban”: qui, il nuovo professore di Difesa contro le Arti Oscure, Remus Lupin, fa affrontare alla classe un molliccio, una creatura magica capace di assumere la forma o le sembianze ed i poteri di ciò che più spaventa il mago che lo avvicina, pur essendo un non-essere, si nutre della paura delle sue vittime, per questo teme le risate e per sconfiggerlo ci si serve dell’incantesimo “Riddikulus”, capace di fare assumere al molliccio una forma divertente e che consente a chi combatte la creatura di scoppiare a ridere. La Rowling, pur descrivendo un mondo magico lontano dai suoi lettori, non manca mai di sottolineare quanto la paura possa essere esorcizzata e quindi sconfitta da ciascuno di noi partendo da qualità che si trovano nell’uomo stesso e non unicamente nel mago. Del resto, per quanto la Fallaci sottolinei come il coraggio sia fatto di paura, si dice che “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.

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