I soldi non faranno la felicità, ma per lo meno ci fanno star tranquilli

Cecco Angiolieri racconta la malinconia come frutto della tristezza per la mancanza di denaro, in sostanziale accordo con Marx e la società contemporanea.

 

Il più grande economista e pensatore materialista del XIX secolo, Karl Marx ha passato una vita a far capire ai suoi contemporanei, borghesi e suscettibili, il cambiamento che aveva subito il principio di uguaglianza. Nella società industriale, di cui la società di massa era artefice e vittima: l’uguaglianza, quel principio nato dal motto “liberté, égalité, fraternité”, aveva perduto la sua essenza tangibile diventando una condizione eterea. La vera uguaglianza, secondo Marx, è l’uguaglianza economica, sulla quale si regge ogni altro tipo di uguaglianza “teorica”. Sarebbe inutile essere uguali soltanto sul piano civile e giuridico, quando economicamente regna una società da Ancien Regime. La riflessione di Marx è valida ancora oggi, senza rimando alcuno a ideologie politiche, ma nell’effettiva valenza concreta di questa riflessione. Vediamo allora oggi e ieri, anche prima di Marx come l’uomo abbia sempre creduto poco a quel detto “I soldi non fanno la felicità”.

Cecco Angiolieri

Senese, inquieto, soldato durante le guerre comunali tra Siena e Firenze nella seconda metà del 200, più volte processato per risse e debiti, Cecco Angiolieri era il Charles Bukowski del XIII sec.  Dopo un’attenta formazione culturale a Bologna, ficca il naso nella moda del periodo: la poesia. Cavalcanti lo interessa, Dante di 5 anni più giovane, lo affascina, iniziò così a scrivere anche lui. Fu molto capace in quell’esercizio di stile che era la poesia comico-parodica. Consapevole di ciò decise così di scrivere solo in quel modo. Ad alcuni piace chiamarla poesia goliardica, ma è la stessa cosa. Quella poesia così spudorata, irriverente risuonava particolarmente nelle sue corde liriche, come eco della sua stessa vita, devota a quei tre principi per Cecco fondamentali: “le donne, la taverna ed il dado.” Un’altra famosissima poesia è quel “S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo”. Forse ora avrete capito chi è sto Cecco.

Melancolia

Secondo la medicina medioevale, la malinconia era una condizione di alterazione dell’equilibrio psicofisico, in cui prevaleva l’umore nero, in greco melancholia. Di solito, la malinconia è condizione tipica della malattia d’amore, in cui l’amante soffre per la privazione dell’amata, e quindi dei poeti d’amore, basti pensare a Dante e Cavalcanti. Anche Cecco visse l’esperienza di un amore impossibile, come i colleghi stilnovisti, con una donna di nome Becchina, di cui però emergono gli aspetti più carnali e bassi della sessualità. L’abbiamo detto, Cecco era un po’ sboccacciato. Quest’amore impossibile è in realtà tale poiché Cecco è troppo povero per conquistare Becchina. Questa nota ci è evidente in un sonetto intitolato La mia malinconia è tanta e tale. Vediamo quindi che, per Cecco, la malinconia nasce dalla privazione del denaro, non della donna; dall’emarginazione sociale, in un mondo dalle regole dure e senza possibilità di riscatto.

Cecco uno di noi.

Dio Denaro

Quel mondo in cui è difficile riscattarsi, dalle regole dure, qual era il Medioevo, non sembra essere troppo diverso dal nostro mondo contemporaneo, con una differenza sostanziale. Al centro della nuova cattedrale gotica, cioè la rete e la società di massa, non esiste più un vero e proprio centro, come poteva esserlo Dio nel Medioevo. In questa realtà de-centrata l’unica tendenza ascensionistica è l’arricchimento economico, l’aumento del proprio Capitale, per riprendere Marx.

Nella situazione anarchica in cui riversiamo dal marzo 2020, a causa della pandemia da covid-19, ogni struttura sociale e civile è letteralmente collassata, creando successivamente un crollo economico superiore alla crisi del secondo dopoguerra. Nella società del Dio Denaro è prevedibile quanto è stato fatto: privilegiare spesso scelte con riscontri economici, piuttosto che provvedimenti eticamente o moralmente corretti. Tutti quelli che prima della pandemia non avevano ancora visto o capito cosa fosse il Dio Denaro, hanno finalmente compreso questa religione che inginocchia i fedeli della società della performance contemporanea: nasci, compra, consuma, crepa.

Rimane poco spazio per chi “tira avanti” o per chi ha il giusto necessario per sopravvivere. Ma poco importa: “I soldi non fanno la felicità”, “basta la salute”. Verissimo!! Ma se i soldi non fanno la felicità almeno danno sicurezza e serenità. Comprando e spendendo, asseriamo alle nuove regole della religione,( rispettiamole, visto che si sono): ci sentiremo un po’ più uguali a chi sta più in alto di noi e un po’ meno malinconici.

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