5 tendenze in atto negli usi della lingua verso il superamento del sessismo linguistico

La tendenza a discriminare il sesso femminile rispetto a quello maschile in campo culturale, sociale e professionale è purtroppo ancora presente in Italia e si riflette negli usi della lingua.

Nel 1987, in Italia l’uscita di un rivoluzionario volumetto, “Il sessismo nella lingua italiana” curato da Alma Sabatini e promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, apre un dibattito vivo e stimolante sull’argomento. La linguista e attivista per i diritti civili Sabatini mette in luce il legame tra discriminazioni culturali e discriminazioni linguistiche nei mass media e nelle istituzioni scolastiche, considerando queste ultime strumento e agente al tempo stesso di pratiche di svalorizzazione e penalizzazione delle donne. Nel 2006, a tal proposito, il linguista e filologo italiano Luca Serianni nel saggio “Prima lezione di grammatica” fa riferimento ad alcune tendenze in atto che hanno effettivamente confermato gli auspici espressi in quel volumetto. Da allora la situazione sembra non essere cambiata, se non di poco. Scopriamo quali sono le tendenze.

1 Il superamento della dissimmetria nella segnalazione di donne e uomini

Attualmente nel campo politico ma anche altrove, ad esempio in quello giornalistico, è superata la segnalazione dissimmetrica di donne e uomini mediante il semplice cognome per gli uomini e l’uso dell’articolo marcato a precedere il cognome della donna oppure mediante il primo nome per la donna e il cognome per l’uomo. Il vezzo di adoperare il primo nome per i personaggi di rilievo pubblico sembra essere equamente diffuso per i due sessi nell’uso giornalistico.

2 Il regresso del titolo signorina per le donne nubili

A partire dai primi anni Ottanta, l’uso di signorina per riferirsi a una donna non sposata è stato progressivamente sconsigliato. Si usa ormai signora/signorina semplicemente in base all’età. Ma ad eccezione del caso di una persona molto giovane (intorno ai 20 anni), nella maggior parte dei contesti è oggi consigliabile rivolgersi a una donna con signora, non con signorina.

3 La rivendicazione per le donne sposate del cognome di origine

Il cognome di origine delle donne viene usato sempre più spesso da solo,  senza quello del marito. Dal punto di vista giuridico però, come sappiamo, il nostro ordinamento purtroppo conserva un retaggio della società patriarcale in una norma, l’art. 143 bis del codice civile, che riguarda il cognome della moglie. L’articolo stabilisce che, dopo aver contratto matrimonio, la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze.

4 La situazione per i titoli e i nomi professionali è incerta

Per i titoli e i nomi professionali in genere si sono affermati alcuni femminili variamente formati: con la trasformazione in femminile del suffisso -iere in -iera (cameriera, infermiera, parrucchiera) o col tradizionale suffisso in -essa (dottoressa, professoressa e studentessa). Al di là di pochi casi stabilizzati, questo suffisso ha avuto e può avere in alcuni contesti una connotazione ironica o negativa, come nel caso di ufficialessa o di giudicessa.

5 La marcatura femminile di nomi epiceni

I nomi epiceni, cioè di forma invariabile per maschile e femminile sono marcati al femminile: la preside, la pediatra, la vigile (accanto al persistente vigilessa), la farmacista, la borsista etc. o meno diffuso, la presidente. Si incontrano sporadiche adozioni di “nuovi” femminili (ingegnera, chirurga, soldata, avvocata, sindaca etc.), cui però si contrappone l’abitudine invalsa di usare il maschile solo per segnalare l’importanza del titolo; sono le stesse donne infatti che spesso preferiscono il maschile in quanto indicante la funzione svolta, indipendentemente dal sesso di chi la esercita.

Il dibattito e la ricerca continuano. Avvertiamo ancora oggi esigenze di cambiamento verso l’uso di forme linguisticamente coerenti. Quello che si ricerca è una riforma nel profondo dei nostri simbolismi politici, culturali, estetici, etici, che in uno scenario come quello attuale in cui la donna è svantaggiata, si riflettono in quella parte emergente dell’iceberg che è la politica del linguaggio.

Lascia un commento