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Deadpool e scienza si incontrano: un giorno potremmo essere come lui

Deadpool e scienza si incontrano: un giorno potremmo essere come lui

Amanti della Marvel siete nel posto giusto. Uno dei personaggi più amati, Deadpool, ha un’incredibile capacità: oltre a rigenerare parti del suo corpo riesce a invecchiare molto lentamente. Sebbene sia un personaggio di fantasia, può esserci una spiegazione scientifica dietro? La risposta è sì e risiede nei telomeri.

Deadpool, uscito dai meandri dell’Universo Marvel e approdato nella cultura pop grazie al film diretto da Tim Miller, è facilmente uno dei personaggi più irresistibili e carismatici usciti sul grande schermo negli ultimi tempi. Wade Winston Wilson, per sfuggire al cancro, decide si sottoporsi ad una sperimentazione che gli avrebbe salvato la vita. Diventa così Deadpool, l’anti-eroe mercenario che guarisce e non invecchia mai. “Scientifichiamo” insieme e proviamo a capire come una cosa del genere potrebbe essere possibile grazie ai telomeri.

 

Deadpool, il Mercenario Chiacchierone

Deadpool, il cui vero nome è Wade Winston Wilson, è un personaggio immaginario dei fumetti creato da Fabian Nicieza e Rob Liefeld, pubblicato negli Stati Uniti d’America dalla Marvel Comics ed esordito nella serie a fumetti New Mutants (vol. 1) n. 98. È uno degli “eroi” maggiori nella storia dei fumetti che spicca grazie al suo senso dell’humor caratterizzato da doppi sensi e numerose citazioni a film, serie e canzoni. Quando Wade scopre di avere un cancro in fase terminale gli viene proposta la possibilità di entrare a far parte del progetto Arma X, una sperimentazione che mira a riprodurre il fattore di guarigione del mutante Wolverine in altri soggetti. L’esperimento pare non vada a buon fine e Wade viene trasferito in una struttura di accoglienza. A seguito della morte di uno dei pazienti, Wade viene condannato a morte ma riesce ad attivare il fattore di guarigione salvandosi. Risanato, ma al contempo devastato irrimediabilmente nel fisico e nella mente, riesce a fuggire insieme agli altri pazienti e prenderà il nome di Deadpool. Deadpool può dunque riparare i propri organi interni danneggiati, farsi ricrescere eventuali parti del corpo, riparare fratture e invecchiare molto lentamente. C’è una spiegazione plausibile a tutto ciò? Forse, divaghiamo un po’.

Cosa sono i telomeri

Nella serie, queste abilità vengono associate probabilmente ad un gene chiamato “fattore di guarigione”, ma cerchiamo di fare qualche associazione scientifica in più. In una visione molto semplicistica, noi siamo composti da cellule, la nostra unità morfologico-funzionale. Queste, oltre a dare struttura, sono come delle piccole fabbriche che producono tutto ciò che ci serve per vivere. Avete mai montato un mobile dell’Ikea? Anche alle cellule servono delle istruzioni e queste sono conservate nel DNA, una lunga molecola filamentosa che contiene un codice formato da quattro diversi nucleotidi ( come se fossero lettere) e divisi in geni (le parole), piccoli pacchetti di informazioni che servono per uno specifico componente. Sarebbe bello avere semplicemente un gene per la guarigione, ma le cose sono più complicate di così. Il DNA è conservato nel nucleo, aggrovigliato in blocchi chiamati cromosomi, che in alcuni momenti della vita cellulare assumono una forma ad X. I telomeri sono proprio le parti terminali dei bracci della X, non contengono informazioni ma fungono da “cappuccio” per proteggere la parte interna. Proteggere da cosa? Beh non siamo perfetti, infatti ogni volta che una cellula si duplica un pezzetto delle estremità dei cromosomi si perde, i telomeri servono proprio a proteggere le parti codificanti, le istruzioni. E cosa succede se i telomeri si accorciano troppo? Si raggiunge l’Hayflick limit: la cellula diventa senescente e non si duplica più, in altre parole noi invecchiamo e moriamo.

Una redbull per le cellule

La domanda sorge spontanea: c’è un modo per evitare che i telomeri si accorcino? A quanto pare sì. Semplificando, possiamo dire che la duplicazione del DNA è affidata all’enzima DNA polimerasi, tuttavia alle estremità del filamento sorge un problema, a causa di meccanismi molecolari l’enzima non riesce a duplicare l’ultimo pezzetto, che si perde sempre. A questo punto interviene un complesso enzimatico chiamato telomerasi, in particolare l’enzima TERT, che riesce ad allungare il DNA con dei nucleotidi ripetuti non codificanti, cioè che non contengono istruzioni, creando quindi una nuova estremità scartabile. In questo modo l’ultimo pezzo che non viene duplicato contiene in gran parte il DNA “fantoccio” e solo una piccola parte di DNA originale. Sebbene questo rimanga quasi intatto, dopo diversi cicli replicativi, i telomeri si accorciano comunque causando l’inesorabile invecchiamento della cellula. Quello che ha dimostrato un team della Stanford University, è che è possibile allungare i telomeri in laboratorio somministrando alle cellule un mRNA che aumenti la produzione di TERT, in modo da renderlo più efficiente così da allungare di molto il telomero. Di conseguenza le intere cellule risultano più efficienti, anche dopo svariate duplicazioni. È come fargli bere una redbull. Che sia questo il segreto di Deadpool? Per ora una scoperta del genere ci fa ben sperare sulla cura di malattie di invecchiamento precoce e molte altre, ma chissà, forse un giorno i 100 anni non saranno più un traguardo così ambito.

Meccanismo di duplicazione dei telomeri

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