Il Superuovo

La follia attraverso il tempo: com’era intesa nel Medioevo e com’è rappresentata oggi

La follia attraverso il tempo: com’era intesa nel Medioevo e com’è rappresentata oggi

La follia abbraccia tanti connotati, spesso molto stigmatizzati, eppure esercita sempre un certo fascino, tanto da spingere diversi registi e scrittori a parlare nelle proprie opere, facendola diventare il loro punto cardine. 

Da Erasmo da Rotterdam con la sua visione parallela alla Controriforma, alle colonne portanti del Cinema come Il gabinetto del Dottor Caligari. Trovare lo stigma della follia tra film e letteratura non è poi così difficile. Come l’hanno interpretata i diversi autori? Quali sono le loro visioni? E soprattutto, com’era vista nel passato?

La follia del Medioevo e della Controriforma

Com’era nel Medioevo la follia? Forse da alcuni lo stesso Medioevo è considerato folle e portatore di colpe che non ha. Un periodo buio, pesto, indecifrabile, quando in verità sembra essere tutto il contrario. La follia nel Medioevo ha una vera e propria maschera, dei connotati precisi e calibrati, che si condensano tutti in una figura: il giullare e, per parte, tutte le sue declinazioni. Il fantomatico erede dei mimi e dei pantomimi sembra aver lasciato un’impronta indelebile, un’impronta che sfida il proprio tempo e le dinamiche di quel periodo per diventare tutto ciò che non era tollerabile, tutto ciò che doveva essere allontanato, marginalizzato. Gli elementi che lo portano così lontano dalla società sono più che palpabili: è un girovago in una società che preferiva immergersi nella stabilitas e che come spostamento considerava accettabile solo il pellegrinaggio; è turpe perché denigra il proprio corpo allontanandosi dall’immagine che Dio ha riservato all’uomo, ovvero la sua; è avido perché riesce a tirare avanti solo attraverso donativi, ed è vano. 

La maschera della follia allora prende vita: una figura marginalizzata, con campanelli attaccati alle caviglie o alla vita per segnalare il suo arrivo, i suoi vestiti bicolor, spesso gialli e verdi; senza parlare delle rasature apportate ai capelli, forse per igiene, forse per comodità o per omologazione con i melanconici e i folli veri e propri.

Il buffone di corte

Da una stigmatizzazione si arriva ad una certezza quando il giullare “diventa” buffone, quando si stabilisce nelle corti e tutto – o quasi- gli è concesso, poiché diventa come una sorta di falso-saggio alla corte del re, con il quale può scherzare e rapportarsi in un modo che gli altri non possono permettersi. Perché? Perché la follia diventa saggezza, perché grazie all’opera di Erasmo da Rotterdam L’elogio della follia adesso la stessa è vista con un altro paio di lenti, facendo cambiare così la visione d’insieme.

Cosa accade nel Cinema invece?

Spostandoci in ambito cinematografico gli esempi da fare sarebbero veramente molti, soprattutto guardando ai titoli che hanno segnato gli ultimi decenni. Tornando un po’ più indietro però, ritroviamo i primi capisaldi. Il Gabinetto del Dottor Caligari di Wiene risulta essere uno dei fondamenti di queste nuove rappresentazioni e di quel nuovo modo di fare Cinema che era l’espressionismo tedesco, un film muto diviso in atti che racconta la storia del Dottor Caligari che nel 1830 esibisce il sonnambulo Cesare in una fiera, rendendolo la sua macchina omicida. Sarà lo studente Franz a smascherare Caligari, che si era nel frattempo rifugiato nel manicomio di cui era direttore. Il tutto però, sembra rivelarsi un’ossessione dello stesso Franz, paziente dell’ospedale. Anche il film di Lang M-il mostro di Düsseldorf gioca sul connotato della follia, questa volte madre del maniaco che terrorizza e adesca bambine per poi ucciderle. Una storia di marchi -la sua M sulla spalla, che dà nome al film- di collaborazioni per scovarlo e di un processo, che renderà atto di ciò che il mostro è effettivamente è: un uomo guidato da una pazzia insana, il motore di tutti i suoi crimini.

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