Aldilà: analizziamo la diversa visione di Dante Aligheri e di Paolo Scquizzato

L’aldilà è un aspetto comune a molte religioni e culture distanti nello spazio e nel tempo.

Un’immagine idealizzata dell’anima che, dopo la morte, abbandona il corpo (Google)

Dante ha esposto la sua visione del mondo ultraterreno con la grande “Divina Commedia”. Paolo Scquizzato, sacerdote, studioso e divulgatore, ci offre una diversa interpretazione sempre più comune tra gli uomini di Chiesa.

L’aldilà

Mitologie, religioni e culture hanno sempre, anche se in modo diverso, creduto ad un oltretomba dove le anime potessero essere salvate o dannate a seconda del diverso comportamento tenuto in vita.
Il termine oltretomba o aldilà indica, in generale, una condizione o una continuazione dell’anima che vive oltre la morte del corpo. Tra gli esempi più lampanti di culture e religioni che credevano fermamente nell’oltretomba non possiamo esimerci dal citare gli Egizi.
I defunti, appartenenti alla classe reale, venivano collocati in sepolture sfarzose e circondati da tesori che lo accompagnassero durante il “viaggio”. Il corpo, poi, subiva uno speciale trattamento attraverso il quale gli organi interni venivano asportati e la salma riempita di aromi e profumi. Il corpo veniva mummificato con l’uso di bende per poterne preservare al meglio la  sua conservazione.
In occidente, per greci e romani, il regno dell’aldilà era identificato con il termine Ade.
A Roma è possibile visitare le catacombe, luoghi sotterranei scavati nella roccia adibiti ad aree cimiteriali.
Le più famose sono le catacombe cristiane, ma erano diffuse anche tra Fenici, Pagani ed Ebrei.
Per diverso tempo, poi, i morti venivano seppelliti lontani dai centri abitati, ma poi, la figura del defunto, ha subito una rivalutazione: i morti vennero collocate in tombe, più o meno sontuose al seconda della condizione sociale, e la morte ha cominciato ad essere accettata socialmente. I cimiteri, sono passati da essere luoghi lugubri e isolati a parte dell’architettura urbana.
I Cristiani, oltre ad onorare il defunto, hanno sempre creduto, tramite le Sacre Scritture, ad un mondo ultraterreno dove le anime potessero continuare a vivere e soffrire se in vita il defunto aveva perseguito l’odio, oppure affrontare una redenzione per giungere al regno de Cieli: è qui che si innesta il grande capolavoro di Dante Alighieri.

Dante e la “Divina Commedia”

La “Divina Commedia” è un’opera considerata di grande valore universale. Dante, nel suo viaggio nell’aldilà, attraversa i 3 regni; Inferno, Purgatorio e Paradiso; per ritrovare “la diritta via”.
Dante, con Virgilio, sua guida morale, compie un viaggio incredibile. Virgilio lo porta all’Inferno, dove le anime dannate per l’eternità sono costrette a soffrire e a rivivere i loro peccati per l’eternità. Il luogo è tetro, maleodorante e le grida dei dannati sono una disperata e inascoltata richiesta d’aiuto.
Due poeti passano poi al Purgatorio, una montagna da scalare che porta al Paradiso Terrestre.
Qui le anime cercano la redenzione soffrendo ed essendo felici di farlo poiché si arriverà alla fine dell’espiazione della pena e alla gioia eterna.
Sarà poi Beatrice ad accompagnare Dante nell’ultimo regno, il Paradiso. Qui le anime candide hanno raggiunto la massima felicità a cui l’uomo possa aspirare: sono ormai parte del Regno di Dio.

Un’illustrazione di Dante e del suo viaggio narrato nella “Divina Commedia” (Google)

La diversa visione di Paolo Scquizzato

Paolo Scquizzato è un sacerdote, studioso e scrittore.
La visone che ore del mondo terreno è assolutamente distante da quella ipotizzata da Dante e, in generale, dalla Chiesa.
Per Scquizzato, innanzitutto, Dio non è un’entità a cu chiedere. Anticamente i Cristiani pregavano Dio per ottenere qualcosa e lo ritenevano artefice di avvenimenti negativi (ad esempio le epidemie).
Scquizzato è affine ad una visione che sempre più spesso va diffondendosi tra i preti: l’aldilà, così come narrato dalla Chiesa per secoli, non esiste.
L’aldilà diventa, infatti, un luogo per tutti e, siccome dopo la morte tutti siamo uguali, anche l’oltretomba è uguale per tutti. Niente divisioni o punizioni.
Ormai la Chiesa è lontana dalla visone un po’ arcaica della vita oltre la morte e nonostante l’attenzione verso le Sacre Scritture qualcosa sta cambiando.
In realtà, già all’epoca di Dante vi erano diversi “oppositori” che si ribellavano a questa posizione, ma il modello cristiano tradizionale è rimasto padrone per molto tempo.
Il discorso, ovviamente, non deve essere travisato. Non significa che un uomo, Cristiano o no, abbia così il diritto di comportarsi male con il prossimo, ma sicuramente non c’è più bisogno di vivere nella paura della punizione, come invece è successo per secoli. Un tempo le persone vivevano nel terrore e tre i tabù più assurdi, ma ora, finalmente, ci si sta liberando da alcune visioni ormai superate e così Dio diventa “accessibile a tutti”.

Un’immagine di Don Paolo Scquizzato (Google)

 

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