Il Superuovo

Baudelaire ci spiega perché durante il lockdown è aumentato del 200% il consumo di alcol

Baudelaire ci spiega perché durante il lockdown è aumentato del 200% il consumo di alcol

Duplicato il consumo di alcol in meno di un anno: Baudelaire ci spiega perché.

L’alcol disinibisce e offre un biglietto per un viaggio a bordo di una nuvoletta da cui il mondo sembra più leggero. Forse è per questo che in un periodo che di leggero ha molto poco sono duplicati in Italia i consumi di bevande alcoliche. Preoccupanti sono le stime dell’Istituto Superiore di Sanità.

Consumo di alcolici: stime e rischi

Non prometteva già bene il bilancio del 2019, che vedeva 36 milioni di italiani coinvolti nel consumo di alcol, per 11 milioni e mezzo dei quali quotidiano. Preoccupante è adesso la stima dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha osservato un aumento tra il 180% e il 200% del consumo di alcol nella prima parte del lockdown. Il 68% di chi consumava alcol già in modo rischioso ha nell’ultimo anno aumentato i consumi, e il 28% di chi si trovava in una fascia a basso rischio si trova adesso in una fascia a rischio. A ciò ha forse contribuito la semplice reperibilità degli alcolici: del 147% è aumentato il consumo di bevande alcoliche acquistate online. I rischi di questi dati sono elevati, soprattutto se si considera che interessano in larga parte giovani minori di 25 anni. Le ragazze adolescenti che consumano alcol una o due volte alla settimana hanno un rischio doppio di sviluppare tumori benigni della mammella, e altrettanto a rischio è, in età adulta, chi si trova con delle altre patologie. L’invito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di tutte le istituzioni scientifiche è di evitare o ridurre i consumi.

L’anima del vino” di Charles Baudelaire

Come si può spiegare un tanto significativo aumento del consumo di alcolici? Il poeta Charles Baudelaire, che a “Il vino” dedica un’intera sezione della sua opera “I fiori del male”, nell’ebbrezza alcolica vedeva una breve illusione di libertà utile, per quanto fugace, “per non sentire l’orribile fardello del tempo”. Nella poesia “L’anima del vino” è l’alcolico stesso a prendere parola, e a parlare dei suoi effetti descrivendosi come l’olio che ben rassoda le membra al lottatore per ogni fragile atleta della vita.

Nella bottiglia l’anima del vino – era di sera –
cantava: “Caro povero uomo, dalla prigione
del vetro e sotto questa rossa laccata cera,
ti giunga luminosa, fraterna, una canzone.

So bene quanta pena, quanto sudore occorra
sulla collina in fiamme, sotto il sole cocente,
perché io abbia un’anima, e la vita in me scorra.
Ma non sarò ingrato, non sarò impudente.

Provo una grande gioia quando soave piombo
nella gola d’un uomo sfibrato dal lavoro:
perché il suo caldo petto è per me dolce tomba,
meglio che in una fredda cantina là dimoro.

Non senti le domeniche punte da stornellate,
la speranza che mi alita nel seno palpitante?
I gomiti sul tavolo, maniche rimboccate,
tesserai le mie lodi, con il cuore contento.

Lo sguardo alla tua donna, nell’amore rapita,
accenderò, a tuo figlio darò forza e colori,
e sarò per quel fragile atleta della vita
l’olio che ben rassoda le membra al lottatore.

In te farò cadere la vegetale mia
ambrosia, raro seme che il gran Seminatore
sparge perché dal nostro amore poesia
nasca e verso Dio salga come un prezioso fiore”.

Ubriacarsi è un rimedio?

Per quanto rilevante sia l’immagine del vino nella produzione e nella vita di Charles Baudelaire, l’ebbrezza di cui egli parla è un concetto che va oltre il paradiso di droghe e alcolici. Quello di Baudelaire è un tentativo di fuga da quello che descrive come “l’orribile fardello del tempo”, dinanzi a cui l’unica soluzione è per il poeta la perdita del controllo personale:

“Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.”

I dati sul consumo di alcolici, tuttavia, preoccupano e mostrano un modo forse poco prudente di ricercare la serenità in un periodo grigio. L’alcol aiuta ad estraniarsi dalla realtà per un po’, e in un momento in cui questa non ci piace non può che apparire piacevole. Ma non è forse una via di fuga che conduce a un vicolo cieco?

 

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