“Arancia meccanica” e “La Commedia”: conosciamo il bizzarro linguaggio di due capolavori letterari

Dante e Burgess, linguisti dell’eternità, hanno reso immortali le loro opere attraverso la lingua.

Lingua Nasdat e neologismi danteschi, scopriamo cosa sono e la loro storia.


Dimmi come parli e ti diró chi sei!

Il linguaggio è un modo di esprimersi estremamente caratterizzato riferibile all’uso particolare della comunicazione linguistica da parte di un autore o di categorie o gruppi di individui o di determinati ambienti sociali o professionali, in poche parole “dimmi come parli e ti diró chi sei”; ognuno di noi utilizza un linguaggio diverso in base al tipo di ambiente in cui si trova, o al lavoro che svolge, o allo spazio in cui si esprime, e tutti conosciamo infiniti linguaggi con cui comunicare.

Come noi, il linguaggio è mutevole: si adatta alle età, ai tempi e alle mode, ma al contempo è eterno, è sempre esistito e sempre esisterà finché gli uomini sentiranno la necessità di comunicare.

È sotto il segno dell’eternitá che due geni, rispettivamente Dante Alighieri ed Anthony Burgess, hanno concepito due capolavori letterari: la Commedia e Arancia Meccanica (che Kubrick trasformerá poi in un capolavoro cinematografico). 

Entrambi esimi linguisti e glottoteti, Dante e Burgess erano consapevoli della potenza del mezzo linguistico nella letteratura, ecco perché hanno deciso di creare espressioni una lingua totalmente nuova (detti appunto neologismi) pregnanti di significato proprio e curiosi quanto eterni, come alcuni dei neologismi danteschi.

 

La lingua Nasdat

La lingua Nasdat è una lingua inventata dallo stesso Burgess, nasce da una base di lingua russa, unita a fonemi inglesi e, talvolta, a parole totalmente inventate. 

Il Nadsat è usato anche dal protagonista e narratore del libro, Alex, per raccontare la sua storia al lettore e per comunicare con altri personaggi del romanzo, come con i Drughi, cioè i suoi compagni.

Ma sappiamo davvero cosa vogliono dire le sue espressioni e da dove nascono?

La stessa parola “drugo” nasce dalla fusione del russo друг (amico) che venendo traslitterato nell’alfabeto latino diventa “drug”, e  letto in inglese significa “droga”.

Ma anche il Gulliver, il cui dolore impedisce al giovane Alex di andare a scuola, è figlio di un gioco di parole, si tratta di una una paraetimologia (cioè il processo con cui una parola viene reinterpretata sulla base di somiglianze di forma o di significato con altre parole, deviando dalla forma o dal significato originario) con голова (galavà), ovvero la “testa”.

Anche il Korova Milkbar dove i grughi si riuniscono a bere il latte+, è figlio di un gioco linguistico; infatti Korova Milkbar si potrebbe tradurre letteralmente con “il bar (della) mucca” e il latte+ (cioè il latte diluito con mescalina) in inglese viene chiamato moloko vellocet).

 


I neologismi danteschi

Che Dante sia il “padre della lingua italiana” è risaputo, ma in realtà pochi ne conoscono la causa; contrariamente a quanto farà poi Bembo nel 1500, Dante non fornisce delle vere e proprie regole grammaticali e linguistiche, ma ci da invece una serie di parole ed espressioni totalmente nuove nella sua epoca e ancora in uso nel 2020.

 

Senza infamia e senza lode

Usata da Dante in Inferno III, per riconoscere gli ignci “senza infamia e senza lodo”, oggi ha assunto un significato neutrale, che tendiamo ad assimilare al “bene, ma non benissimo”; Dante peró la usó in modo assolutamente dispregiativo e ripugnante, dedicandola a coloro che erano ostili sia a Dio che a Satana, perchè non si erano mai schierati.

 

Sorella

Ci credereste se vi dicessi che prima che Dante facesse dire a Piccarda Donati  “I’ fui nel mondo vergine sorella”, la parola sorella non esisteva?

Strano ma vero, sorella si diceva sirocchia, direttamente dal soror latino, diventato poi sorocchia.

 

Essere galeotto

Oggi alla paola galeotto attribuiamo il significato di “condannato alla galera”, ma Dante la usó con ben altre intenzioni; in Inferno V, Francesca, dicendo “galeotto fu il libro” non vuole certamente imputare il libro di essere un criminale, vuole invece attribuire al libro il merito di intermediario d’amore.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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