Quale psicoterapia mette in relazione corpo e mente? Risponde il “Piccholo Bhudda” di Bertolucci

Come mai siamo abituati ad escludere il lavoro sul corpo quando si parla di disfunzioni psicologiche?

Treccani definisce la psicologia come “Scienza che studia i processi psichici, coscienti e inconsci, cognitivi (percezione, attenzione, memoria, linguaggio, pensiero ecc.) e dinamici (emozioni, motivazioni, personalità ecc.)

Ma è veramente tutto qui?

Quanto la Psicologia ha iniziato a studiare (anche) il corpo

Il termine Psicologia sembra sia stato usato per la prima volta dall’umanista dalmata M. Marulo nell’opera Psychologia de ratione animae humanae (ca. 1511-18) ma si affermò definitamente con G.W. Leibniz che lo utilizzò come termine per designare ogni dottrina circa la natura dell’anima.

Conosciamo tutti la nascita della Psicologia come la intendiamo noi (da Freud in poi) ma quello che però non è noto ai molti è che molti dei discendenti della scuola psicoanalitica di Freud andarono a cercare in altre culture (e non solo in quella Occidentale) materiale di studio per la neonata Psicologia, in particolare nel profondo oriente.

In primis proprio lo stesso Jung studiò a fondo la teoria della reincarnazione prima di elaborare la sua tesi sull’ “Inconscio collettivo”.

Poi Perls, altro psicoanalista poi fondatore della Psicoterapia della Gestalt, ha compiuto molti viaggi in oriente studiando a fondo le religioni e i modi di vivere prima di “sintetizzarli” tutti in un’unica Teoria Psicologica.

Ma tra tutti i successori della Scuola Psicoanalitica, ce n’è uno in particolare che porrà definitivamente l’attenzione sul corpo (proprio come in molte culture orientali) tanto quanto sulla mente: Alexander Lowen.

Allievo di Wilhelm Reich, membro della Società Psicoanalitica di Vienna fondata da Freud, Adler, Kahane, Reitler e Stekel (colui che teorizzò l’”energia orgonica”, una sorta di energia di colore blu che permeava tutto lo spazio e che causava certe forme di malattia psichica come conseguenze dell’impoverimento o del blocco di questa energia) è considerato il principale fondatore dell’ approccio psicocorporeo.

Da questo particolare approccio nasce (circa nel 1956) l’Analisi bioenergetica, un metodo di psicoterapia che integra il lavoro sul corpo al processo analitico.

L’Analisi Bio-Energetica

L’analisi bioenergetica è un metodo, unico nel suo genere, che combina psicoterapia verbale e corporea.

Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un’unità. Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.

Quello che scoprì inizialmente Reich, maestro di Lowen, fu che appena i suoi iniziavano la terapia, le tensioni muscolari cambiavano, per esempio le spalle e le braccia della persona depressa si rilassavano mentre le mascelle diventavano meno contratte e i denti meno serrati.

La ragione, secondo Reich, per cui il paziente frenava gli impulsi e reprimeva i ricordi dolorosi era, in primo luogo, per evitare di mostrarsi vulnerabile. Quindi, allentando le tensioni muscolari croniche, il paziente sperimentava la propria vulnerabilità. Serrando la bocca e i denti egli assumeva un’espressione corporea che diceva: “Non voglio aprirmi per non essere ferito di nuovo”.

Per curare questi disturbi Reich era solito premere e manipolare il corpo dove risiedevano queste “tensioni muscolari croniche”.

Lowen, oltre alle pressioni apprese dal maestro, sviluppò delle “posture standard” che il paziente doveva tenere in terapia in modo da liberare o esprimere lo stress. Queste posture venivano tenute in modo da aiutare le tensioni a rilasciarsi, comprovate dall’evidenza dell’ammorbidimento di queste tensioni con l’insorgere, nei muscoli, di una vibrazione.

Lowen poté quindi osservare come i blocchi muscolari impedivano il libero scorrere dell’energia.

Per esempio, un diaframma cronicamente contratto, come una strettoia, interrompeva l’onda respiratoria, provocando una respirazione superficiale. Come risultato diminuiva l’apporto di ossigeno ed il livello energetico calava.

Questo modo superficiale di respirare è uno dei sistemi che noi usiamo per controllare le nostre emozioni.

Sulla base di queste teorie Lowen ideò cinque modelli caratteriali sulla base dell’organizzazione libidica e sullo sviluppo dell’Io (quindi di stampo Psicoanalitico) così come essi si manifestano nel corpo :

Il carattere SCHIZOIDE, dove il pensiero è scisso dal sentimento, il quale si manifesta a livello corporeo nella carenza di una buona connessione fra la testa e il tronco. Questa dissociazione fra testa e corpo significa che una persona non si sente collegata al proprio corpo. La personalità è caratterizzata dalla paura di andare in pezzi se ci si abbandona, contrastata dal bisogno di tenere assieme il proprio Sé mediante la tensione di tutti i muscoli articolatori.

Il carattere ORALE, che sorge da una deprivazione di cura e sostegno nella prima infanzia associata alla paura di abbandono, manifestandosi nella magrezza, nella mancanza di sostegno nelle gambe e nei piedi e in un ridotto sviluppo della muscolatura. La personalità propende fortemente verso la dipendenza, tenendosi tiene stretto al Sé mediante una forte tensione nel cingolo scapolare e nelle gambe per impedire la caduta, che simboleggerebbe l’essere lasciati soli e abbandonati.

Il carattere NARCISISTICO, che sorge da una relazione infantile precoce in cui il figlio è stato sedotto dal genitore in un’intimità che ha fatto sentire speciale il bambino, ma in cui il bambino è anche stato usato dal genitore. Dal sentimento dell’essere speciale il bambino sviluppa un senso di superiorità e grandiosità e ciò si riflette nel corpo come un forte sviluppo della metà superiore accompagnato da una relativa debolezza della metà inferiore.

Il carattere MASOCHISTA, che si sviluppa nel bambino che è stato accudito ma anche forzato a essere sottomesso al genitore. Il masochista tiene dentro tutti i sentimenti mediante la tensione dei muscoli che controllano le uscite alle estremità superiore e inferiore del corpo. Gli atteggiamenti masochistici sono spesso associati a un controllo precoce degli sfinteri: il bisogno di trattenere dentro di sé e la paura di lasciare uscire.

Il carattere RIGIDO, fallico-narcisistico nell’uomo e isterico nella donna, è caratterizzata da un corpo eretto e dritto con un considerevole orgoglio. Tuttavia, la postura eretta è mantenuta tramite una rigidità dei muscoli del dorso che denota un atteggiamento trattenuto. Questo trattenersi del carattere rigido sorge da una esperienza precoce di umiliazione da parte del genitore di sesso opposto all’epoca del periodo edipico, quando il bambino avvertiva interesse sessuale per quel genitore.

Cosa fare di queste “apparentemente” nuove informazioni

Quella sopracitata è solo una delle Teorie Psicoterapeutiche, ma a prescindere dalla scuola terapeutica di riferimento e a prescindere dalle opinabili teorie che guidano questo approccio, quello che è evidente, portando la riflessione ai nostri giorni, è come ad oggi ogniqualvolta si prenda in considerazione una sofferenza psichica non si consideri affatto la “questione corporea”.

È proprio radicata in noi questa profonda distinzione, figlia sicuramente della cultura cattolica (pensate a come nel passato si parlasse di mortificazione del corpo per esaltare l’anima o, banalmente, come sfogliando la Bibbia non venga mai menzionata la cura del proprio corpo).

E quando parlo di attenzione al corpo non mi riferisco solo alla pratica sportiva (e ai numerosi articoli scientifici a favore di un sano equilibrio fisico come promotore di un benessere psicologico) ma proprio al considerare il malessere psicologico come unica prerogativa del “cervello”.

Mente e corpo non sono due cose distinte e la scienza questo lo sa da un bel po’, basti pensare alle persone che hanno un attacco di panico e che, quando vengono portate di fronte ad un medico, sono convintissime di avere qualche agente “fisico” in gola o nel petto quando invece sono solo proiezioni mentali.

Se la Psicoterapia Bio-Energetica non vi convince, sappiate che ci sono altre scienze che affrontano, in modo diverso, questo tema, come per esempio:

La psicosomatica, una scienza che intreccia medicina e psicologia clinica con l’obiettivo di ricercare la connessione tra un disturbo somatico (anche generico) e la sua possibile eziologia di natura psicologica); o

La psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), un’altra scienza che studia le interazioni tra i sistemi nervoso centrale, endocrino e immunitario, e il loro effetto sul comportamento umano e animale.

Il fatto che mente e corpo siano ancora concettualmente considerate due cose distinte per noi occidentali è probabilmente conseguenza del “filtro cattolico” che inconsapevolmente ci portiamo ancora appresso, anche di fronte ai numerosissimi studi a favore di questa considerazione.

Per sensibilizzarvi a questo concetto vi invito a prendo spunto da il “Piccolo Buddha” di Bertolucci e dalla celebre scena del fiume (SPOILER ALERT!) dove Jess, giovane ragazzo di Seattle (interpretato da Keanu Reevs) che viene indicato come probabile reincarnazione del Dalai Lama, intuisce la realtà della Via di mezzo (una delle teorie più importanti del Bhuddismo) sentendo un vecchio “musico” che, su una zattera, diceva al suo discepolo

“se tendi la corda oltre misura si spezzerà, e se la lasci troppo lenta, non suonerà”

 

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