Apollo 13: un piccolo passo per Galileo, un grande passo per l’Umanità

Dalla lontana invenzione del telescopio più di 400 anni fa, passando per le osservazioni di Galileo finalmente si arriva sulla Luna

I protagonisti del film Apollo 13 durante la partenza del razzo

Riportando alla luce le scoperte di Galileo, avvenute 410 anni fa, sulla superficie lunare e i satelliti di Giove e paragonandole con le moderne spedizioni scientifiche, come quella dell’Apollo 13, riusciamo a capire quanto l’astronomo pisano con strumenti assai rudimentali si sia avvicinato alla Luna, quasi come se ci avesse camminato lui stesso.

La missione

L’11 aprile 1970 partiva da Cape Canaveral la seconda spedizione lunare, in fretta e furia nonostante fosse piena di difetti e guasti ai motori del razzo. A ciò la Nasa non diede il giusto peso, in quanto contavano solo i risultati in quel momento, infatti in quegli anni c’era la cosiddetta corsa spaziale tra Usa e Urss, così gli americani dato per scontato che la prima missione, Apollo 11, era stata un successo ne avviarono subito un’altra senza alcun indugio. Questa missione non fu nota al pubblico di massa come la prima, ma la sua notorietà crebbe in seguito al rischio corso dai 3 astronauti: Jim Lovell, Jack Swigert e Fred Haise. Il film diretto da Ron Howard con Tom Hanks, Ed Harris e Gary Sinise, si ispira alla vicenda analizando come soggetto il libro scritto dal comandante Jim Lovell, Lost Moon. Questa spedizione non ha mai toccato la Luna ma ha segnato la storia umana nello spazio con un nuovissimo record, per riprendere la rotta verso la Terra grazie a una sorta di “effetto catapulta” che riducesse al minimo lo spreco di energie della navicella, la traiettoria di rientro portò il gruppo alla massima distanza raggiunta da un uomo dalla Terra, 400 mila chilometri. Infatti una volta che uno dei motori esplose fu impossibile atterrare sulla Luna, per questo i tre astronauti tornarono sulla Terra con il Lander lunare, non progettato per quello scopo, il 17 aprile 1970.

Il Sidereus Nuncius

Illustrazione della Luna riportata da Galileo sul Sidereus Nuncius

L’esplorazione spaziale ha inizio nel lontano settembre 1608, quando durante i negoziati tra le 7 Province Unite e il Sacro Romano Impero per l’indipendenza dei Paesi Bassi, alla conferenza di pace si presenta un ottico, Hans Lipperhay, che presenta ai vari ambasciatori e principi la sua invenzione, il cannocchiale. Subito i nobili che si trovavano all’Aia si dilettarono nello sperimentare lo strumento, e soggiogati dalla potenza di questo vollero stipulare una tregua tra le parti in conflitto inviando in regalo alle corti il magnifico occhiale. Tuttavia il merito dell’invenzione non va a nessuno perché si è scoperto che in realtà già altri artigiani potevano costruire tale strumento, utilizzato esclusivamente in ambito commerciale e militare. Sarà un professore di matematica all’università di Padova, il famoso Galileo Galilei, ad attribuire al cannocchiale le capacità gnoseologiche ed eulistiche. Infatti inventa un suo telescopio che gli permette di osservare, tra il 7 gennaio e il 13 marzo 1610, i famosi astri medicei, i 4 satelliti di Giove fino ad allora sconosciuti. Inoltre Galileo nel suo trattato Sidereus Nuncius, pubblicato appunto il 13 marzo 1610, indica come la superficie lunare non sia perfettamente liscia e sferica, ma al contrario come la superficie terrestre questa presenta asperità, che però sono il quadruplo di quelle terrestri. Infatti Galileo ci informa che la forma della Luna è quella di una ruota dentata, solo che a noi pare liscia perché la luminosità dell’etere, che sarebbe l’orbita, la rende uniforme all’occhio umano. Anche le macchie lunari si è scoperto che non sono tutti crateri, ma molte di queste sono le ombre delle montagne.

Le controversie scientifiche

Jan Brueghel il Vecchio, Paesaggio con vista del castello di Mariemont, 1611. Rappresenta come il canocchiale sia diventato uno status symbol a corte.

Il trattato di Galileo viaggia in tutta Europa insieme al suo telescopio, ma al posto di creare gloria e stupore per il matematico pisano, questo gli crea invece controversie e critiche dalla maggior parte del panorama scientifico europeo del Seicento. Infatti un po’ per invidia e un po’ per incredulità, gli astronomi dell’epoca non vollero dar subito credito alle scoperte di Galileo, poiché alcuni dei suoi avversari come Magini, Horky, Fugger e Giovanni de’ Medici, si misero contro lo scienziato e il suo strumento accusandolo di truffa, in quanto il telescopio da lui progettato non creava altro che illusioni ottiche. La svolta ci fu con la pubblicazione della Brevissima Peregrinatio di Horky, dove accusava Galileo di essere un ciarlatano. Invio queste copie in giro per l’Europa, per questa ragione arrivarono anche a Keplero, auctoritas di astronomia dell’epoca, che smentì la tesi di Horky e diede ragione a Galileo, prima nella sua Dissertatio cum Nuncius Sidereum e successivamente nella Narratio e nella Dioptrice, dove si può notare la collaborazione tra i due astronomi.

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