Anticonformismo e libertà di espressione: il coraggio di Socrate e la ribellione di David Bowie

Due figure distanti, ma tanto simili: la lotta agli schemi di Socrate e di David Bowie.

Anticonformismo
David Bowie e l’iconica saetta

 

I pensatori sono rivoluzionari finché non puzzano di polvere da sparo, per lo più ignorati finché la politica non li scopre scomodi e li condanna a morte, sorseggiando cicuta. Altre volte, invece, dalla rivoluzione nasce il genio.

Cos’è l’anticonformismo?

È comune pensare che essere anticonformisti corrisponda a violare le regole, magari dando di sé un’immagine un po’ stravagante, comportandosi in modo diverso dal consueto. Ma l’essere non conformi ha una valenza molto più ampia. Il vero anticonformista è colui che riesce a relazionarsi col prossimo e con ogni altra cosa in modo libero. La persona anticonformista non dà nulla per certo e non prende nulla per scontato. La sua libertà intellettuale gli consente di spaziare ovunque. Non rifiuta nulla a priori e allo stesso modo non accetta nulla senza valutarlo. Non si tratta, quindi, di manifestare una diversità a tutti i costi, ma di appropriarsi del diritto di essere se stessi. Si tratta del piacere di riconoscersi come individui senzienti, anche se facenti parte di un sistema. Non conformarsi alla massa, e quindi al pensiero collettivo, vuol dire vedere le cose alla luce del proprio intelletto, vuol dire vagliare tutto ricercando in primo luogo la verità, con la consapevolezza che la verità è indipendente dai luoghi comuni. L’anticonformista è libero di pensare, di creare e di dare a modo suo, ed è consapevole di poter offrire qualcosa di diverso. Non si lascia frenare dalla paura delle critiche o dai giudizi del prossimo. Ha la forza di esplicitare le proprie idee ed opinioni, perché le ha verificate con coscienza. L’anticonformista è colui che rifiuta il moralismo della società: sa che c’è un’etica che va ben oltre la morale comune, sa che nessuno dovrebbe permettersi di imporre la propria morale all’altro. La morale è spesso più dannosa che costruttiva. Sovente è dettata dalla presunzione, dal voler dimostrare la propria scienza e superiorità ad un altro: chi si permette di fare la morale al prossimo si sente al di sopra degli altri. Essere non conformi, dunque, significa avere il buon senso e il discernimento necessari a respingere certe imposizioni, e a non lasciarsi condizionare da chi non vedere di buon occhio  questo atteggiamento. È chiaro che l’appartenenza ad una società renda necessario il rispetto delle norme di una civile convivenza, ma le regole della morale cambiano coi tempi e coi luoghi: cambiano a seconda della mentalità di coloro che hanno la forza di imporsi maggiormente, si trasformano in virtù dei benefici di chi governa. Le regole morali personali, poi, sono subordinate dal modo in cui si cresce, dall’ambiente in cui si vive, dalle esperienze che si fanno. Ma la saggezza segue l’etica, non la morale. Perché l’etica è dettata da leggi superiori, che nulla hanno a che vedere coi tempi, coi luoghi, con le mentalità, con le religioni, con le leggi. L’etica è quell’insieme di valori che, in quanto universali, non mutano nel tempo. Valori che possono essere riassunti con poche indicazioni: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te, fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, rispetta tutto ciò che esiste e, naturalmente, te stesso.

Socrate e il suo tempo: il coraggio di una voce eterogenea

Socrate nasce ad Atene nel 470/469 a.C. da una famiglia appartenente alla classe media. Il padre, Sofronisbo, è uno scultore di una certa fama, la madre, Fenarete, fa saltuariamente la levatrice. Socrate viene educato, come i giovani del tempo, con la ginnastica, la musica e la poesia. Pare che da giovane eserciti l’arte del padre. Ha contatti con Parmenide e Zenone di Elea e con Anassagora. E’ particolarmente interessato alle tragedie di Euripide. Ha rapporti con i sofisti, da Protagora a Gorgia. Partecipa ad alcune guerre (campagna di Potidea, in Tracia dove, tra l’altro, salva Alcibiade ferito, a Delio e ad Anfipoli). Nel 421 torna ad Atene dove rimane fino al processo e alla morte. Nel 406-405 viene eletto, tramite sorteggio, membro del Consiglio dei Cinquecento ed è chiamato a giudicare dei generali accusati di non aver voluto salvare i soldati in mare. In questa situazione i giudici, sotto pressione del furore del popolo, adottano una procedura illegale contro i generali. Solo Socrate, che segue la sua coscienza, si oppone. Nel 404, sotto il governo dei trenta tiranni, Crizia gli ordina di andare ad arrestare un democratico (un certo Leonzio di Salamina), ma Socrate, rischiando la vita, si oppone. Nel 399 si celebra il processo contro Socrate, processo che si conclude con la condanna a morte. Socrate non scrive nulla, ma il suo impatto nell’epoca in cui vive e in tutta la storia della filosofia è fortissimo. La descrizione della morte del filosofo greco che Platone ci lascia nel Fedone è una delle pagine più commuoventi della filosofia: nel leggerla ci sentiamo spezzare il cuore come probabilmente i discepoli lì presenti, che avrebbero potuto salvarlo, se solo il maestro avesse accettato compromessi con la propria morale individuale. Anticonformista, paladino della libertà di pensiero, Socrate fu condannato a morire con l’assunzione di cicuta perché accusato di empietà e di corrompere i giovani. Con il suo fare interrogante spingeva a riflettere sulle credenze tradizionali, mettendo in discussione le verità prestabilite: un pericolo per la stabilità politica e l’ordine pubblico. Pur consapevole dell’ingiustizia della sua condanna, rifiutò di fuggire. La filosofia, infatti, educa l’anima alla libertà: questa, finché è imprigionata nel corpo, non riesce a raggiungere la verità. Solo l’esercizio delle virtù e quindi della ragione permette, in vita, il benessere della libertà. Tutto in chiave individuale. È in questo senso che filosofia è esercitarsi a morire, a dir di Socrate. Ed è proprio Socrate che, nel V a.C., insegna il senso della morte e quindi a non temerla: chi vive una vita filosofica non può temere alcun male, al di là di ogni convenzione terrena. Se l’anima è immortale, ella avrà bisogno se ne abbia cura, avrà bisogno di seguire le proprie inclinazioni. L’ateniese rimprovera con affetto i suoi amici che vorrebbero consolarlo, ma in realtà è lui a consolare loro dimostrando l’immortalità dell’anima stessa, esortandoli alla virtù, ad essere forti, convinti, incorruttibili. Socrate morente è l’emblema del pensatore che dinnanzi alla morte dimostra di essere davvero libero.

Anticonformismo
La morte di Socrate

David Bowie: l’esortazione alla libertà individuale in Rebel Rebel 

You’ve got your mother in a whirl
She’s not sure if you’re a boy or a girl
Hey babe, your hair’s alright
Hey babe, let’s go out tonight
You like me, and I like it all
We like dancing and we look divine
You love bands when they’re playing hard
You want more and you want it fast
They put you down, they say I’m wrong
You tacky thing, you put them on
Rebel Rebel, you’ve torn your dress
Rebel Rebel, your face is a mess
Rebel Rebel, how could they know?
Hot tramp, I love you so!
You’ve torn your dress, your face is a mess
You can’t get enough, but enough ain’t the test
You’ve got your transmission and your live wire
You got your cue line and a handful of ludes
You wanna be there when they count up the dudes
And I love your dress
You’re a juvenile success
Because your face is a mess
So how could they know?
I said, how could they know?
So what you wanna know
Calamity’s child, chi-chile, chi-chile
Where’d you wanna go?
What can I do for you? Looks like you’ve been there too
‘Cause you’ve torn your dress
And your face is a mess
Your face is a mess
So how could they know?

Gay, lesbica, transessuale, bisessuale: siamo nel 2019, eppure la società tende ancora a etichettarci come sbagliati se non crediamo a quello in cui crede la massa. Rebel Rebel di David Bowie, singolo estratto dall’album Diamond Dogs del 1974, spinge istintivamente a credere in ciò che più sentiamo nostro e a pensare solo con la nostra testa. Con le sue sonorità e con il suo testo, ancora oggi è assolutamente interpretabile come manifesto di lotta per i diritti di individui liberi di esprimere ciò che si sente proprio. È, infatti, un’autentica esortazione a non curarsi del giudizio altrui, in special modo se basato sulle convenzioni sociali e sugli stereotipi comuni.
Nonostante questo nostro periodo in cui non c’è solo più il bianco o il nero, ma la fusione di questi colori produce addirittura arcobaleni in (quasi) ogni parte del mondo, pare ci sia ancora qualcuno che ci impone una normalità costruita su sole convenzioni sociali. Abbiamo, quindi, un estremo bisogno di qualcuno che ci esorti alla nostra individualità, alla nostra autonomia, alla nostra indipendenza e alla ribellione, a non accettare ciò che ci viene inculcato da un piano alto che ci dice come dobbiamo vivere, come dobbiamo pensare, come dobbiamo parlare. La verità è che è l’ignoto che spaventa e la paura spinge a non concepire ciò che non conosciamo. Questo è il messaggio di Rebel Rebel, dal testo composto in seconda persona per permettere a ciascuno di prenderne parte personalmente: non curiamoci dei giudizi esterni fondati su nulle esperienze personali e totali chiusure mentali, perché ci sarà sempre qualcuno che tenterà di buttarci giù. Abbiamo proprio bisogno di (ri)alzarci, di muoverci, di fare: siamo scarichi, stanchi delle critiche negative e vogliamo soltanto gridare al mondo chi siamo, senza vergogna. Le etichette sono riduttive nel definire il mondo che si nasconde dietro di noi.

Anticonformismo

 

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.