Anniversario dell’attentato di Bologna: il contesto e il pensiero dietro alla tragedia

2 Agosto 1980, Ore 10:25: La stazione centrale di Bologna è affollata coma al solito, ma quella mattina non sarà come le altre, al contrario passerà alla storia come la giornata di uno degli attentati più importanti e conosciuti della nostra storia.

Foto della Stazione di Bologna dopo l’esplosione dell’ordigno /AFP/Getty Images

È stato ieri l’anniversario di questa tragedia, ricordata da tutti, Sergio Mattarella in primis che commemora le vittime ed elogia i risultati conquistati nell’indagine sugli attentatori.

L’anniversario della tragedia

Il Presidente, inoltre, non manca di portare l’attenzione sulle “zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato”, le quali dovranno essere eliminate al più presto dalle istituzioni di dovere.
Ancora a intervenire è Bonafede in consiglio comunale prima del corteo, ricordando la negligenza pluridecennale dello Stato che è ancora tenuto a unire i tasselli e ricostruire ciò che sta dietro quello che è successo quel 2 agosto a Bologna.
Ciò che rimane oscuro sono infatti i mandanti dei tre responsabili diretti di tale attentato: Luigi Ciavardini, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
La sentenza definitiva degli ultimi due arriva il 23 novembre 1995, con la Cassazione che condanna Mambro e Fioravanti all’ergastolo, e nel 2014 con la sentenza del necessario risarcimento di oltre due miliardi di euro.
La colpa risulta dunque ricadere sul gruppo di cui i tre attentatori facevano parte: i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), organizzazione terroristica di stampo neofascista.
Per arrivare a comprendere meglio la tragedia di Bologna sarà dunque utile indagare e analizzare il contesto storico e la fetta di pensiero in cui tale organizzazione si inseriva.

Bandiera informale dei Nuclei Armati Rivoluzionari

La strategia della tensione

L’attentato di Bologna è spesso ricordato come uno degli ultimi atti del periodo caratterizzato dalla cosiddetta “strategia della tensione”.
All’arco di tempo interessato da quest’ultima ci si riferisce comunemente col termine “anni di piombo”: tale periodo storico è ricordato per l’estremizzazione che lo ha caratterizzato, e per il grande numero di attentati terroristici e lotte armate che si verificarono in Italia.
Parte di tali estremismi e culla che ne raccoglie alcuni è la strategia della tensione: essa consisteva nel tentativo, da parte di gruppi terroristici di estrema destra, di spargere il seme del panico e della paura nella popolazione, in modo che quest’ultima si sentisse in pericolo e mal governata e soprattutto percepisse il bisogno di una forza politica autoritaria che, controllando tutte le parti dello Stato, potesse garantirne la sicurezza.
Questa strategia si inserisce in un contesto più ampio, ovvero quello della guerra fredda e della lotta tra due linee di pensiero opposte: da questo deriva l’obiettivo di allontanare lo Stato e i cittadini dall’estrema sinistra che, dopo il ‘68, si trovava rinvigorita più che mai e rafforzata nel ruolo che aveva nella società del tempo.

La linea di pensiero dei NAR

È in questo contesto e nel contenitore della strategia della tensione che nasce il pensiero dei Nuclei Armati Rivoluzionari.
Nati a Roma attorno al 1977 come satellite del FUAN (Fronte Universitario d’Azione Nazionale), i NAR si caratterizzano ben presto per due peculiarità che li differenziano dagli altri gruppi terroristici degli anni ’70.
Innanzitutto sono teorici dello spontaneismo: ovvero di una linea politica e di un’organizzazione che sta fuori dal metodo burocratico e inquadrato in decisioni rigide: è lo stesso Fioravanti infatti a non dare, in sede di processo, una definizione specifica a quello che più che come un’organizzazione sembra, dalle parole dell’attentatore, caratterizzarsi come un movimento aperto a chiunque ne voglia fare parte.
Secondo elemento di peculiarità dei NAR è il loro allontanamento dalle logiche che facevano parte dell’MSI, partito di riferimento dei gruppi armati, il quale, come tutta la politica del tempo, giocava il proprio ruolo sulla contrapposizione ai militanti di sinistra; il nuovo movimento invece prendeva come caposaldo la lotta intestina contro lo Stato borghese e capitalista, e per questo la collaborazione con elementi delle forze di sinistra non era affatto rifiutata.
La lotta dei NAR verrà infatti a caratterizzarsi storicamente come distruttiva e di stampo anarchico; con ispirazione neofascista ma mai totalmente schierata a destra o a sinistra.

Così dunque si riesce a capire da che sponda ideologica provenivano i responsabili diretti della tragedia di Bologna e anche quali erano gli obiettivi che con tale attentato si cercavano di raggiungere.
Rimangono tuttavia in ombra le identità dei mandanti degli attentatori, i quali devono essere considerati i primi responsabili di ciò che avvenne quel 2 agosto alle 10:25.

Davide Zanettin

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