L’influenza popolare del sogno: dai primordi della civiltà fino ai giorni nostri

La nostra vita nasce dal sonno e si conclude con un altro sonno. Ci svegliamo al mattino, da un sonno, e arriviamo alla sera ricercando il sonno per riposare e lasciare da parte ansia, stress e stanchezza. Questo fenomeno così abituale, che caratterizza la vita di ogni individuo, ci accompagna giornalmente senza che quasi ce ne rendiamo conto. È così che un terzo della nostra vita lo passiamo dormendo.

Durante la giornata siamo bombardati da stimoli e sensazioni esterne: luce, suoni, sensazioni del tatto, del gusto e dell’olfatto. Tutto ci colpisce e noi reagiamo con gioia o con dolore. Si può dire che il sogno è l’elaborazione di tutti questi stimoli che provengono dalla realtà da parte del cervello, liberata fa tutti i meccanismi di autocontrollo e senza vincoli di tempo e di spazio. Questa elaborazione avviene in modi particolari utilizzando immagini (in bianco e nero o a colori) e simboli. Nel corso della storia i sogni sono spesso stati un mezzo per conoscere il futuro, per comunicare con gli dei e, in particolare nell’antica Grecia, per guarire da malattie che riguardavano la psiche e il corpo. Ad oggi l’importanza riservata ai sogni è notevolmente ridotta, anche se in commercio esistono manuali dedicati al significato di quest’ultimi e alla smorfia napoletana.

Dalla preistoria fino ai Sumeri

Il sogno è un’attività del pensiero umano che ha interessato l’uomo fin dai primordi della civiltà. Il primo reperto che testimonia l’incisiva presenza dei sogni fin dalla preistoria è un disegno a carboncino situato in una delle Grotte di Lascaux che può essere considerato la prima rappresentazione grafica, appunto, di un sogno.

Disegno a carboncino situato in una delle Grotte di Lascaux che raffigura un sogno

Invece, la prima testimonianza scritta è riportata in uno dei primi libri prodotti dal genere umano, “l’Epopea di Gilgameš” , composta intorno al 2000 a.C. su tavolette di creta rinvenute nella biblioteca di Assurbanipal, a Ninive, nel 1852. Ma furono i Sumeri ad utilizzare i sogni per rivelare delle profezie; infatti, questi sperimentarono il rituale dell’incubazione, la cui pratica richiedeva che un individuo scendesse in un luogo sacro sotterraneo, dormisse una notte intera e andasse poi da un interprete a raccontare il sogno appena fatto.

L’importanza del sogno nella vita degli antichi Greci

Nella notte, quando ha spento la vista degli occhi, accende a se stesso una luce; da vivo, mentre dorme, l’uomo si avvicina a un morto; da sveglio, si avvicina a uno che dorme.

-Eraclito

 

Gli antichi Greci furono coloro i quali si servirono maggiormente dei sogni: questi credevano che con i sogni potessero guarire da qualunque tipo di malattia grazie all’intervento divino. Il dio specializzato nella cura delle malattie attraverso l’esperienza onirica era Asclepio, un dio-medico che nel proprio tempio visitava i pazienti dormienti che vi entravano e li guariva miracolosamente. Che questo sia vero è improbabile, si pensa piuttosto che i pazienti venissero addormentati (o drogati) con vari intrugli per essere poi soccorsi da veri e propri medici, i quali venivano associati al dio e ai suoi aiutanti a causa degli effetti allucinogeni dovuti all’assunzione di questi intrugli. Ma l’interesse per il sogno da parte dei Greci non si ferma qui: essi si preoccupavano di seguire una dieta sana ed equilibrata per evitare sogni confusi e inattendibili che, dunque, non fossero capaci di mostrare chiaramente il messaggio che l’esperienza onirica volesse portare. Infatti, si credeva che attraverso il sogno si potessero riconoscere anche eventuali malattie di cui soffriva il sognatore: sogni brevi e terrificanti erano tipici dei malati di cuore, chi aveva problemi ai polmoni sognava soffocamenti e incubi, mentre gli stimoli sessuali davano origine a sogni erotici; da qui fu Artemidoro a fornire la prima vera guida sulla interpretazione dei sogni, che verrà tramandata di generazione in generazione per moltissimi anni, prima che il padre della psicoanalisi Freud riprendesse in mano l’argomento, pubblicando a sua volta, nel 1899, la sua “Interpretazione dei Sogni”, un testo fondamentale nella storia del pensiero moderno.

Tempio di Asclepio

Come viene visto il sogno oggi?

Oggi il termine “sogno”  (dal latino somnium, derivato da somnus, “sonno”) sta ad indicare un fenomeno psichico legato al sonno; questo viene suddiviso in due fasi: non REM, comunemente identificato come il sonno lento o tranquillo e REM (o sonno paradosso) in cui il cervello si distende insieme al fisico ed è caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante. Lo studio e l’analisi dei sogni inducono a riconoscere un tipo di funzionamento mentale avente leggi e meccanismi diversi dai processi coscienti di pensiero che sono invece oggetto di studio della psicologia tradizionale.
Nella concezione popolare attuale il sogno ha perso decisamente l’importanza che gli veniva attribuita nell’antichità, anche se non del tutto: diversi sono i manuali o le guide in cui vengono associati ad ogni sogno dei significati specifici e in seguito dei numeri legati alla “smorfia napoletana”. Dunque lo scopo prioritario dell’interpretazione dei sogni è scoprire ciò che avverrà in un futuro prossimo o lontano, ma è anche legato ad un motivo di fortuna. Pitagora si occupò dei numeri per il resto della sua vita, dicendo che questi sono la sostanza delle cose; egli fu il primo a fare dei rapporti tra i numeri e il loro significato (ad esempio il numero 1 è il simbolo della divinità, in quanto non è relativo perché non si misura con altri e dunque assoluto). Da qui nasce la famosissima Smorfia napoletana, una sorta di “dizionario” in cui a ciascun termine corrisponde un numero da giocare al Lotto. L’origine del termine è incerta, ma la spiegazione più frequente è che sia legata al nome di Morfeo, il dio del sonno nell’antica Grecia, in quanto il riconoscimento del sogno e del suo significato viene tradotto in “giocata” che, si presume, sarà quella fortunata.

Sebiana Mauro

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