Il re leone tra stoicismo ed epicureismo: cosa c’è sotto l’Hakuna Matata

A breve tornerà nelle sale un vecchio classico dell’animazione disneyana “Il re leone” in una veste nuova e ancora più accattivante. Al di sotto della bellezza della storia, dei disegni e degli effetti speciali però si cela un contrasto filosofico che va ben oltre quello tra Scar e Mufasa…

Una scena tratta dalla nuova versione de “Il re leone”

Una fiaba amletica

Nessuno o pochissime persone ignorano la storia de “Il re leone”. Il film d’animazione del 1994 è stato uno dei cartoni animati più amati e quello con maggiore incasso nella storia del cinema (sarà per questo che avranno deciso di rifarlo?). Pur essendo una storia pensata per il divertimento dei bambini è ben lontana dalla banalità: il re leone affronta temi quali la morte, la brama per il potere e il contrasto tra la ricerca egoistica di felicità e l’impegno per il bene collettivo. Non c’è spazio per spugne di mare gialle che cucinano hamburger o per onde energetiche; non è un caso che gli autori principali del film hanno dichiarato di aver tratto ispirazione dal celeberrimo dramma shakesperiano “Amleto”. Se ci si pensa un attimo quel contrasto tra essere e non essere che tanto attanagliava il re di Danimarca è simile a quello vissuto da Simba tra il vivere beato con Timon e Pumba e la dolorosa espletazione delle funzioni regali. Il lungometraggio di conseguenza è ben lontano dalla semplice storia fiabesca e semplicistica, affrontando temi di grande rilevanza. Nonostante questo, l’interesse dell’articolo è osservare la presenza di due (seppur semplificati) atteggiamenti filosofici presenti nella pellicola, incarnati da due gruppi di personaggi. Si sta parlando del contrasto etico, che attanagliò per anni interi Cicerone, tra Epicurei e Stoici.

Mufasa lo stoico

Nell’economia del film Mufasa rappresenta un personaggio estremamente positivo, Il grande leone ricopre il ruolo di re del territorio che si può scorgere dalla cima della rupe dei re: vigoroso, buono, equilibrato e clemente Mufasa rappresenta il modello del re giusto così come ci è stato consegnato dalla tradizione fiabesca. Nei suoi atteggiamenti vi è però una certa venatura che potrebbe ricordare tanta filosofia stoica. In primo luogo il continuo richiamo al rispetto del “cerchio della vita”, di un riconoscimento cioè di un ordine che è necessario rispettare, destinato a ripetersi per l’eternità: molto simile dunque al logos degli stoici per l’appunto. Dal punto di vista caratteriale poi Mufasa manifesta grande capacità di autocontrollo, una fortissima propensione alla “virtus” stoica, cioè alla saggezza che sa soprintendere alle passioni irrazionali: oltretutto la sua condotta regale, il suo equilibrio e la sua clemenza ricordano quasi letteralmente le parole che Seneca (filosofo prettamente stoico) dedicò a Nerone nel celebre “De clementi” (uno dei peggiori granchi dell’intera storia filosofica!). La vicinanza più sorprendete però risiede nel culto dei re antichi: Mufasa ammonisce Simba ricordandogli che i re del passato lo guardano dalle stelle. Per Mufasa l’uomo virtuoso deve impegnarsi nello svolgimento dell’attività politica, deve essere guida dello stato giusto, permeato dalla giustizia e dalla razionalità secondo quanto dicevano gli stoici infatti “se non in particolari condizioni di necessità, l’uomo virtuoso si dedicherà all’attività politica”. Il discorso che Mufasa fa a Simba riguardo ai re del passato ricalca molto da vicino quello che Cicerone attribuisce a Scipione nel celeberrimo “Somnium Scipionis”: anche lì un antenato (Scipione l’Africano)parlava ad un giovane e promettente rampollo (Scipione l’emiliano).

[13] “Ma perché tu, Africano, sia più solerte nel difendere lo stato, tieni per certo ciò: per tutti coloro che abbiano conservato gli ordinamenti della patria, l’abbiano aiutata e accresciuta, c’è una sede sicuraassegnata per loro in cielo, dove possano godere felici di una vita eterna; infatti, a quel dio sommo che regge tutto l’universo, nulla, almeno di ciò che accade sulla Terra, è più caro delle unioni e aggregazioni di uomini associate dal diritto che sono chiamati ‘Stati’; chi li governa e li custodisce, partito da qui, qui ritorna.

E qui di seguito il discorso di Mufasa:

“Simba lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me.Guarda le stelle.I grandi Re del passato ci guardano da quelle stelle […] Perciò quando ti senti solo, ricordati che quei Re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anche io.”

Mufasa e Simba nella scena citata

Timon e Pumba epicurei

Di fronte ad un tale campione di stoicismo il film non poteva certo restare immobile: nella pellicola si possono trovare infatti due intransigenti filosofi capaci di rivaleggiare con il grande Mufasa. Inaspettatamente, al di sotto di un acuto suricate e di un goloso facocero si celano alcuni delle principali tematiche epicuree. Dopo essere fuggito dal regno, credendosi colpevole della morte del padre Mufasa, Simba viene accolto da Timon e Pumba che lo “iniziano” alla loro personale filosofia di vita: assenza di impegni civili e sociali, assenza di legami che vadano oltre all’amicizia e spirito di adattamento alle situazioni. In quel “Hakuna Matata” i due simpatici personaggi condensano tutte le loro “scoperte”. Difficile non vedere alcuni dei principali capisaldi epicurei: il rifiuto dell’impegno politico (Late biotas!), l’altissimo valore conferito all’amicizia, la capacità di accettare l’esistenza per come essa si presenta riducendo i propri piaceri a quelli “naturali e necessari”. Certamente Timon e Pumba non possiedono la statura di un Lucrezio o di un Epicuro: sarebbe ridicolo ridurre il contrasto tra stoicismo ed epicureismo ad un semplice “serietà e impegno” contro “allegria e disimpegno”. Timon e Pumba riprendono anche quel “cosmopolitismo” erede di una tradizione filosofica che ha in Democrito il suo primo esponente: loro infatti affermano di vivere “dove gli pare nel mondo”. D’altronde proprio Cicerone riporta che gli epicurei affermavano che “l’uomo virtuoso si terrà, a meno che intervengano situazioni di necessità, al di fuori della vita politica”.

Simba,Timon e Pumba in una scena del film

Simba il filosofo

Nonostante gli insegnamenti di Timon e Pumba Simba decide di superare lo stato di fuga dal mondo nel quale si trovava e di riappropriarsi del proprio ruolo civile e sociale. La scelta conclusiva di Simba sembrerebbe dunque direzionata allo stoicismo, come lo era stata quella del padre: eppure il leoncino manifesta ancora atteggiamenti appresi dai due simpatici amici zamputi: banalmente, continuerà a nutrirsi di insetti come Timon e Pumba gli avevano insegnato. Insomma, se si vuole provare ad accettare questa pseudo-analisi, si potrebbe vedere in Simba una sintesi tra le due grandi scuole filosofiche: insomma invece di studiare ad Atene Cicerone avrebbe fatto meglio ad andare al cinema!

Gabriele Cafiero  

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