Anime immortali: ecco spiegato come Andersen si è ispirato ad “Amore e Psiche”

 L’originale favola della Sirenetta di Andersen ha diverse analogie e differenze con una delle Metamorfosi di Apuleio più conosciute ed emozionanti della letteratura. Scopriamo insieme come Andersen avrebbe creato un plagio di “Amore e Psiche”.

 Amore e Psiche è una delle favole più conosciute nella letteratura, tale da poter quasi ipotizzare che Andersen si sia ispirato a questa Metamorfosi per raccontare così la Sirenetta più amata nel mondo Disney.

AMORE & PSICHE

La favola di Amore e Psiche è un racconto nel racconto, in quanto è una storia contenuta nell’ampia opera di Apuleio, Le Metamorfosi.

Psiche è terza di tre figlie e gode di una straordinaria bellezza, tale da essere paragonata alla dea Venere. Quest’ultima però invidiosa della fanciulla decide ben presto di vendicarsi, chiedendo a suo figlio, Amore, di scoccarle una freccia affinché si innamori dell’uomo più brutto al mondo.

Frattanto la famiglia di Psiche riceve una profezia nel tempio di Apollo: la ragazza deve essere abbandonata su una cima di un monte, dove incontrerà il marito che non avrà vesti mortali.

Eseguito il volere di Apollo, la giovane sposa viene abbandonata e successivamente salvata dal vento Zefiro che la conduce nella dimora di Amore, il quale per sbaglio feritosi con una delle sue frecce, se n’era innamorato perdutamente. Nella dimora divina i due innamorati ogni sera giacciono insieme, seppur Amore le vieta di scoprire la sua vera identità.

Dopo diverso tempo trascorso nella casa, Psiche chiese al suo sposo di incontrare le sorelle; persuaso dalle lusinghe di lei accetta la sua richiesta, ma la ammonisce di non lasciarsi adulare da ciò che loro diranno.

Nonostante le diverse premure al suo amante, Psiche -donna dall’animo buono – si lascia persuadere dalle parole delle sorelle, le quali le confessano che il marito in realtà è un mostro pronta a divorarla. La stessa notte dunque la giovane decide di nascondere un pugnale sotto il talamo, ma mentre stava per ucciderlo con la lampada ad olio nota il bellissimo ragazzo, la faretra e le frecce, senza accorgersi che nel frattempo una goccia di olio aveva svegliato il suo amato.

Sentendosi tradito dalla sua amata, Amore vola via. Venuta a conoscenza di questo misfatto, Venere decide di vendicarsi contro la giovane ragazza (incinta oramai del suo caro figlio) attuando per lei ben 4 prove.

Psiche è capace a superare le prove proposte grazie all’intervento di animali, piante e creature divine, riuscendo anche a tornare salva dagli Inferi dopo l’incontro con Proserpina, a cui aveva chiesto di imbottigliare un pizzico della sua bellezza per donarla a Venere.

La curiosità del genere umano non ha mai fine, infatti Psiche non appena risale dagli inferi cerca di aprire l’ampolla, cadendo in un sonno profondo, da cui solamente Amore riuscirà a svegliarla.

Una volta raggiunto l’Olimpo, Amore e Psiche ricevono il consenso da parte di Giove per celebrare il matrimonio, affinché ella possa bere l’ambrosia, il nettare che le permetterà di diventare una immortale.

Come in tutte le favole i due innamorati non solamente vissero felici e contenti nell’Olimpo, ma dall’unione del loro matrimonio nacque una splendida figlia dal nome Voluttà.

“LA SIRENETTA” DI ANDERSEN

Conosciuta dai lunghi capelli rossi, una voce da usignolo e una lunga coda al posto delle gambe, la storia di Ariel ha ben altro sapore dalla versione disneyana.

La Sirenetta è stata scritta nel 1837 da Hans Christian Andersen, autore della Piccola Fiammiferaia, La Principessa sul pisello e tante altre favole per bambini.

Nella favola di Andersen, Ariel è la quinta e ultima figlia di Tritone, re degli Abissi, dove vi abita insieme alle sorelle, al padre e alla nonna. Al compimento dei suoi quindici anni, viene istruita dalla nonna per eseguire il rito di passaggio della vita adulta, momento in cui potrà finalmente nuotare fino in superficie e guardare il mondo oltre lo specchio d’acqua.

Durante il rito di passaggio, riesce a salvare un uomo da una violenta tempesta, innamorandosi perdutamente.

Rispetto alla favola Disney, il motivo principale per cui Ariel vuole avere le gambe è perché la nonna le aveva insegnato che gli umani sono anime immortali rispetto alle sirene, le quali alla morte si trasformano in spuma di mare.

Davanti a questo desiderio di guadagnarsi l’anima immortale, Ariel accetta le rigidi condizioni proposte dalla strega per avere una sembianza umana:

a ogni passo che farai, sarà come se camminassi su un coltello appuntito, e il tuo sangue scorrerà. Una volta che ti sarai trasformata in donna, non potrai mai più ritornare a essere una sirena! Non potrai più discendere nel mare dalle tue sorelle e se lui sposerà un’altra, il primo mattino dopo il matrimonio il tuo cuore si spezzerà e tu diventerai schiuma dell’acqua! 

Inoltre Andersen non si accontenta di far perdere la voce alla Sirenetta, perché le fa tagliare la lingua!

Ma il drama non finisce qui, quando la nostra oramai Ei fu sirenetta raggiunge il suo amato, scopre che lui si è innamorato di un’altra donna che ha sposato. Con il cuore affranto decide di ucciderlo con un pugnale che le sorelle hanno ottenuto dalla strega in cambio dei loro capelli: questo è infatti l’unico modo per spezzare l’incantesimo e farla tornare una sirena.

Tuttavia Ariel decide di buttare in mare il pugnale per salvare l’amato e attende l’arrivo dell’alba per trasformarsi in schiuma di mare.

Nonostante il cinismo di Andersen la storia ha un lieto fine: per il suo atto d’amore, Ariel viene salvata e accolta dalle figlie dell’aria, dove avrà l’opportunità di purificarsi e, dopo trecento anni di buone azioni, salire in Paradiso.

PLAGIO O ISPIRAZIONE?

Non sono poche le differenze e le analogie che si possono riscontrare tra la fabula milesia e la storia di Andersen.

Psiche e Ariel si distinguono per la curiositas che entrambe hanno nei confronti del sapere. Psiche vuole sapere la vera identità del marito, ma non solo, quando le viene chiesto di non aprire l’ampollina contenente la bellezza, la ragazza non riesce a resistere alla curiosità. Dall’altra parte abbiamo la principessa degli Abissi, figlia di Tritone (anche Psiche sarebbe una principessa in una versione del mito), Ariel che abbandona la sua condizione da sirena per scoprire cosa significhi avere un’anima immortale.

Il punto cruciale su cui si potrebbe riflettere è il significato di Psiche e Amore. In greco il nome della fanciulla vuol dire anima, mentre Amore è per antonomasia la figura associata alle pulsioni amorose ed erotiche. Di conseguenza, l’idea sottesa all’opera è che solo congiungendosi al desiderio l’anima può essere immortale, a patto di essersi prima purificata e di essersene dimostrata all’altezza. E indovinate un po’ dov’è possibile ritrovare questo messaggio di Apuleio? Proprio nella favola di Andersen!

Tu, povera sirenetta, lo hai desiderato con tutto il cuore; anche tu, come noi, hai sofferto e sopportato, e sei arrivata al mondo delle creature dell’aria: ora puoi compiere delle buone azioni e conquistarti un’anima immortale fra trecento anni!

Ad oggi non esiste nessuno studio che permetta di affermare che Andersen abbia plagiato o si sia ispirato ad Apuleio per la scrittura della sirenetta Disney più amata dai bambini. A noi ci piace pensare, però, che Andersen conoscesse fin troppo bene la fabula milesia.

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