Il Superuovo

Analizziamo tre esempi positivi e negativi del rapporto padre-figlio nella letteratura

Analizziamo tre esempi positivi e negativi del rapporto padre-figlio nella letteratura

Cos’è un “papà”? Un modello da seguire? Un rivale? Una figura in grado di comprenderti ed ascoltarti? O semplicemente un complice affettuoso? 

(che donna.it)

Piaccia o no, i figli sono lo specchio dei comportamenti e del carattere dei genitori. Un padre, o ugualmente una madre, che sia più o meno presente nella vita di un figlio inevitabilmente inciderà sulla sua crescita e sul suo futuro. Vediamo come il rapporto con la figura paterna condizionerà le vite e gli animi di Zeno Cosini, Giovanni Pascoli e Dante.

Un rapporto tormentato: Zeno Cosini

Il personaggio meno invidiato della letteratura è probabilmente Zeno Cosini. Prototipo dell’inetto debole e irresoluto, è il protagonista del romanzo ‘La coscienza di Zeno’ di Italo Svevo. Oltre che dai lettori, Zeno non è stimato nemmeno dal proprio papà.  Tra i due non vige un rapporto conflittuale ma piuttosto una reciproca indifferenza. Il padre è rigido e insofferente verso il figlio e Zeno, dall’altra parte, non ha mai tentato di coltivare un rapporto affettivo con il genitore perchè da lui ritenuto eccessivamente tradizionalista e di mentalità retrograda.

L’indifferenza che li contraddistingue è anche scandita da momenti conflittuali e competitivi, come quello in cui Zeno decide di continuare a fumare per dispetto al padre. La loro relazione, ormai tanto trascurata, non vedrà evoluzioni positive, ma solo quando il padre sarà colpito da un edema cerebrale, sopraggiungerà in Zeno il pentimento. La sua morte sarà per il figlio “una grande catastrofe” e lo segnerà ancora di più l’ultimo gesto paterno: uno schiaffo assestatogli dal genitore malato, probabilmente involontariamente.

Zeno e lo schiaffo del padre (giorgiobaruzzi.altervista.org)

Una mancanza incolmabile: Giovanni Pascoli

Il 10 agosto 1867, all’età di soli dodici anni, la vita di Giovanni Pascoli cambia per sempre. L’amato padre, Ruggero Pascoli, di ritorno da Cesena, viene colpito a morte da un colpo sparato da dietro una siepe. Inizia così la lenta dissoluzione del ‘nido‘ familiare dell’Autore: subirà altri lutti familiari e la sorella Ida si sposerà, ‘tradendolo’.

La ferita della morte del padre non si rimarginerà mai e ancora nel 1896, con la poesia ‘X Agosto‘, Pascoli ricorda quel giorno. Come una rondine la notte di San Lorenzo viene uccisa con ancora nel becco la ‘cena’ per i suoi rondinini, ugualmente il padre di Pascoli tornando al suo ‘nido’ con due bambole in dono per le figlie incorre nel suo assassino e muore:

“Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini. (…)

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.”

Virgilio, guida affettuosa e paterna per Dante

L’ultimo caso riguarda il legame creatosi tra Dante personaggio e Virgilio, sua guida, nel viaggio infernale e purgatoriale. Qui non ci troviamo di fronte ad una paternità di sangue ma ad una acquisita poichè Virgilio, incaricato da Beatrice, accompagna Dante nella discesa agli Inferi e nella salita al Purgatorio con la medesima affezione di un padre che affianca il figlio nel viaggio della vita.

Frequenti sono nella Divina Commedia i riferimenti ad un atteggiamento paterno di Virgilio: il padre-guida prende in braccio Dante nei tratti di percorso più scoscesi e irti e anticipa spesso domande e dubbi del poeta fiorentino dando prova della loro forte complicità. Inoltre, nel ventisettesimo canto del Purgatorio,  Dante si trova dinanzi ad una grande sfida: attraversare il muro di fuoco che lo separa da Beatrice. Lui, che non era di certo un cuor di leone con i suoi ripetuti svenimenti e mancamenti, è titubante e teme di ardere tra le fiamme. Interviene allora Virgilio che, come un padre premuroso e attento, sprona il figlio in un momento di estrema difficoltà. Gli chiede di dargli fiducia e di focalizzare nella propria mente l’obiettivo: incontrare la bella, saggia e beata Beatrice. Poi, Virgilio per primo, si getta tra le fiamme per dissolvere ogni paura di Dante. Le parole ed il gesto della guida saranno determinanti: il ‘Sommo Poeta’ oltrepasserà il muro senza ulteriore esitazione.

Dante e Virgilio in groppa a Gerione (nellabirintodellacommedia.wordpress.com)

Un papà severo e distaccato, un altro che se ne è andato troppo presto ed un ultimo come compagno e guida nelle difficoltà. Tre esempi di un rapporto tanto bello e fondamentale quanto difficile.

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