Il Superuovo

Amore e rivoluzione: ecco cosa accade quando la cancelleria vive in Cavalcanti e nei PTN

Amore e rivoluzione: ecco cosa accade quando la cancelleria vive in Cavalcanti e nei PTN

Noi siàn le tristi penne isbigottite e Cancelleria ci insegnano quanto i valori, se radicati, sappiano animarsi. 

 

Matite, penne, righelli e cesoie prendono vita e, abbandonando la loro funzione peculiare, innescano una rivoluzione di ruoli tanto in amore, quanto in società.

 

La leggerezza di Cavalcanti, con gli occhi di Boccaccio-Calvino

Italo Calvino, trovandosi a dover delineare, nel 1985, le qualità che avrebbe dovuto avere la letteratura del futuro, indica, come prima, la leggerezza e, per darne definizione, attinge ad esempi concreti.
Lucrezio e Ovidio sono modelli di leggerezza, ma lo è anche Guido Cavalcanti.
Questi, che viene presentato al lettore attraverso gli occhi del Boccaccio, appare saltellante contro la forza di gravità e levitante nell’aria, come una piuma.

La matericità dell’immateriale: raggi, sospiri e spiriti

Fantasia più che autorizzata, se pensiamo ai protagonisti impalpabili che spesso popolano i testi cavalcantiani, ossia raggi lucenti, immagini ottiche, sospiri e spiritelli. Spiritelli che, nel sonetto focus di oggi, tuttavia, hanno sembianze particolari, in quanto sono palpabilissimi e sono niente meno che gli oggetti dello scrittoio, ovvero penne d’oca, piccole cesoie per appuntirle e coltellini per raschiare la pergamena.

Noi siàn le tristi penne isbigottite, le cesoiuzze e

Sono proprio questi duecenteschi arnesi che, constatando la sofferenza amorosa del proprietario, si recano dalla donna da lui amata a chiederle ragione di quella sofferenza.
Come madri apprensive che vedono un figlio struggersi d’amore,  penne, cesoie e coltellino si recano dall’innamorata e si vanno a raccomandare perché, ultimamente, non sentono più parlare il loro proprietario: al massimo, questi ansima o lascia che a parlare per lui sia la sua mano che sente e stende cose dubbiose nel cor apparite.

Il poeta fantasma e i suoi ambasciatori (che portan pena)

Il poeta, infatti, vinto da amore è ridotto al fantasma di sé e, ai suoi più cari utensili, non è restata alternativa al  diventar corrieri della sua voce. Corrieri, esatto, perché, come tali, essi si sono  recati all’indirizzo che sapevano a memoria, tante erano le volte in cui l’avevano, con grafia rotonda, segnato su carta.
Alla donna che dimorava a questo indirizzo tanto familiare, eppure amaro, gli insoliti corrieri hanno chiesto di aver pietà di quell’uomo che ormai non è che una presenza d’aria smossa o una mano che vibra silenti messaggi.
Oltre che impietosirsi per lo stato del poverino, la giovane dovrebbe però anche farsi carico di tutti quegli oggetti, ormai rimasta inoperosi.
La sua mano, delicata, vorrebbero che avesse di loro cura. Delle sue dita affusolate vorrebbero ora sentire la pressione, mentre tracciano nuove sillabe; mentre intrecciano nuove avventure, in un finale aperto, rosso d’amore.

Un finale chiuso, rosso di sangue: Cancelleria

Rosso di sangue e inequivocabilmente chiuso è invece il finale del brano Cancelleria dei Pinguini Tattici Nucleari che, come punto di contatto con il sonetto cavalcantiano, ha dunque soltanto la personificazione degli oggetti: gomme, matite, penne, biro e…cancellini!
Non una rivoluzione d’amore, quella cantata dai PTN, ma una rivoluzione sociale che, in un linguaggio metaforico e allusivo, prende avvio dallo sciopero e dalla conseguente assenza delle gomme-boia che, con il loro potere, tengono sotto scacco le matite.

Gli atti di violenza non tardarono a venire

Queste ultime, emblema della classe media e cuore della ribellione, vengono maledette e avversate tanto dall’elite-penne stilografiche, quanto dal popolino di scotch e graffette, sicché gli atti di violenza non tardarono a venire e alle strade non resta che diventar teatro di fiumi di grafite.
Il sangue dei pastelli, per volere del Consiglio delle biro (non velata citazione del Gran Consiglio del Fascismo), inonda la città e, sui cadaveri di ciò che la retorica demagogica ha fatto passare come nemico, trionfano arroganti coloro che hanno camicie rosse di sangue, ma nere di essenza, almeno finché non arriveranno le scolorine, ché:
Questa borghese morale ablatoria
Cantaron vittoria, rigonfie di boria, dormiron tranquille nei loro morbidi letti
Almeno finché, almeno finché, almeno finché
Non arrivarono i bianchetti

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