Nella serialità televisiva l’antieroe è il rovesciamento della figura dell’eroe, ma come potrebbe funzionare quando il pubblico vuole ridere?

Nata come un mockumentary, The Office è una delle serie comedy più amate degli inizi anni 2000: dei cameramen documentano la vita lavorativa e privata dei dipendenti della Dunder Mifflin.
Dwight Schrute
Personaggio nerd ed emblematico della serie, Dwight Schrute è il miglior veditore che voi abbiate mai visto. Ricopre la figura di “assistente al direttore regionale”, data dal capo, Michael Scott, per farlo sentire importante. SI! Perché lui è preciso, diligente e manipolatore. Sogna di diventare il Manager regionale della sede della Dunder Mifflin Paper Company di Scranton. Per raggiungere il suo obiettivo vitale pratica karate e paitball, colleziona armi da fuoco e ascolta solo musica hard rock, seguendo i suoi mentori, personaggi di Star Wars e Galactica. Infine, per contornare le giornate lavorative, gestisce una fattoria col cugino e coltiva, minuziosamente, barbabietole da zucchero. Odiato dai colleghi perché diretto, scontroso e autoritario, ma mai abbastanza attento agli scherzetti pianificati dal suo collega di scrivania, Jim.
Una nuova tipologia di personaggio
Antieroe: non fatevi dissuadere dal prefisso, non è il cattivo della serie. All’interno del mondo seriale questo termine, piuttosto, rappresenta il ribaltamento della figura dell’eroe. Tutte le caratteristiche classiche che sono legate all’eroe vengono irrise e negate.
All’inizio degli anni 2000, lo storytelling costruisce questa nuova tipologia di personaggio che non rappresenta “principi socialmente corretti”: è una persona dal carattere inquieto ed asociale, ma con una profondità d’animo. Da un punto di vista narrativo, diviene un ottimo espediente per capovolgere le logiche strutturali della storia, in modo da renderla più articolata e complessa, approfondendo, così, anche tematiche forti della società moderna. B. Martin afferma:
“Si tratta di individui che, un tempo, la saggezza popolare avrebbe dissuaso gli spettatori dall’accogliere nei propri salotti: infelici, immorali, contorti e profondamente umani”
Una tipo di personaggio, quindi, che lo spettatore si ritrova ad amare e odiare allo stesso tempo.
L’antieroe di “The Office”
Dwight Schrute completamente ossessionato dal lavoro, incapace di creare legami sociali duraturi e sani e con spesso uno sguardo maligno sul suo volto, si potrebbe considerare un antieroe non ordinario. Difatti, difficilmente siamo abituati a trovare un’antieroe all’interno di una serie comedy, basti pensare che l’antieroe per eccellenza è Walter White in Breaking Bad.
Ma per Dwight è diverso. Nella sua rigidità giornaliera è completamente autentico. Non si mette in dubbio e tantomeno gli interessa il giudizio altrui. Educato sin da bambino secondo gli ideali tradizionalisti, che caratterizzano da sempre l’immaginario americano, non ha mai sfiorato il pensiero di tradirli. Eppure, all’interno del personaggio, ritroviamo una certa incoerenza. Se da una parte vi è la necessità di avere successo nel posto di lavoro, dall’altra ritroviamo la morale capitalista che contraddistingue la società contemporanea.
Nonostante ciò, lo spettatore riesce a legarsi fortemente a lui: invidia il suo coraggio nel seguire i propri principi e valori senza farsi offuscare da situazioni o persone. Per questo è possibile definirlo antieroe: ci identifichiamo in esso e, per certi versi, vorremmo avere la sua temperanza e determinazione, senza filtri e totalmente onesto con se stesso. Facendo, così, apprezzare ciò che potrebbe apparire strano o diverso ai nostri occhi!