AMERICAN PSYCHO DI BRET EASTON ELLIS: QUANDO USCIRE DALLA CAVERNA DIVENTA IMPOSSIBILE
Il protagonista dell’adattamento cinematografico di American Psycho, interpretato da Christian Bale

 

Nel settimo libro de “La Repubblica”, Platone racconta il celebre mito della caverna. Innumerevoli secoli più tardi Bret Easton Ellis scrive il suo capolavoro, “American Psycho”. In che modo le due storie sono legate?

 

 

Christian Bale in una scena del film

 

Nel settimo libro de “La Repubblica”, Platone racconta il celebre mito della caverna. Un’allegoria dell’enorme difficoltà che grava sulle spalle degli uomini “illuminati”, i quali riescono a scorgere la verità, od almeno cercano di intraprenderne la ricerca, ma trovano impossibile convincere altri uomini a seguirli e ad abbandonare le loro comode menzogne. Nell’opera di Bret Easton Ellis, la situazione appare ancora più drammatica, in quanto viene descritta una società in cui è impensabile anche solo immaginare se stessi oltre il contesto del capitalismo ultra-consumista. Il protagonista, come tutti gli altri personaggi, non si evolverà e non giungerà ad alcuna conclusione, se non ad un’ulteriore fossilizzazione della sua condizione.

 

Una vita di apparenze

Patrick Bateman, il protagonista, è giovane, ricco ed attraente, come la maggior parte dei suoi colleghi ed amici. Ricopre un’importante posizione presso una società situata in Wall Street e vive una vita sostanzialmente fatta di sesso, droga, ristoranti e festini esclusivi. Il suo aspetto e le sue abitudini corrispondono, per sua stessa ammissione, a quelle di tutti gli altri personaggi, tanto che avvengono continui scambi di nomi. Il giovane professionista, o yuppie, se preferite, viene visto dai suoi colleghi come la voce della ragione, il ragazzo della porta accanto. La verità è, tuttavia, ben diversa. Dietro il viso abbronzato e curato di Patrick si nasconde uno spietato serial killer, uno stupratore affetto da diversi disturbi psichiatrici che si diverte a seviziare ed assassinare in qualsiasi maniera colleghi, donne rimorchiate nei locali, animali e persino bambini. Questo interessante lato della sua vita è riservato alla notte. Durante il resto della giornata, Patrick discorre di moda con i colleghi, osserva e descrive minuziosamente i mobili del suo appartamento ed i suoi vestiti, paragonandoli a quelli dei suoi amici, assalito continuamente dall’insicurezza e dall’invidia. Nel film, che sostanzialmente costituisce un ottimo riassunto del romanzo, Patrick massacra uno dei suoi colleghi proprio perché invidioso delle sue capacità lavorative e della sua abilità nel prenotare un tavolo al “Dorsia”, uno dei ristoranti più esclusivi di New York. Il disagio provato da Patrick, che viene rappresentato in maniera iperbolica dalla scia di sangue che si lascia dietro, è simile a quello avvertito da altri suoi colleghi, come Tim Price, che il protagonista descrive come “la persona più interessante che conosco” o dall’omosessuale Luis Carruthers, anche noto come “il più grosso mollusco di Wall Street”. La pacatezza e la spensieratezza ostentate dal protagonista, le sue idee politically correct insieme al suo aspetto, sempre impeccabile, non sono che una facciata dietro cui si nasconde un mostro i cui unici sentimenti sono la vanità ed il disgusto. Persino la sua relazione con una ragazza iscritta ad un’associazione per i diritti civili è puramente fittizia e marcia, costellata da tradimenti reciproci. In che modo i personaggi cercheranno di divincolarsi da tale condizione?

Patrick Bateman sul punto di assassinare un collega invitato nel suo appartamento per un drink

I tentativi di fuga

Sia Patrick che altri personaggi tenteranno di liberarsi dallo spesso ed impenetrabile velo di apparenze che li avvolge. Patrick si lascerà andare ad una follia omicida sempre più eclatante e paradossale, come nel tentativo di lasciarsi scoprire. Un detective in particolare si occuperà della scomparsa di uno degli uomini d’affari assassinati dallo yuppie, ma perderà velocemente interesse per il caso, concludendo con un semplice “Magari voleva cambiare aria, ho idea che prima o poi si rifarà vivo”. A quel punto Patrick perde quasi completamente il senno, finendo per massacrare dei poliziotti in una surreale sparatoria in piena città ma riuscendo a sfuggire alla cattura. Infine, la delirante confessione fatta in lacrime al suo avvocato non verrà ritenuta altro che uno scherzo di cattivo gusto, in un’atmosfera così onirica da indurre molti lettori e spettatori a fraintendere il finale, ritenendo i crimini di Patrick allucinazioni nate dalla sua malattia mentale. “Non c’è catarsi ed io non giungo ad una più profonda conoscenza di me stesso”, dirà Patrick nel finale del film e nelle ultime pagine del libro. Tim Price, collega già citato del protagonista, cercherà in maniera più realistica di liberarsi dallo stile di vita che ossessiona tutti i personaggi, rinchiudendosi in una clinica per disintossicarsi dalla droga e lasciando il suo lavoro. Tim verrà presto dimenticato dai suoi amici, in maniera paurosamente simile a ciò che accade ai vaporizzati del romanzo “1984”, di George Orwell. Forse per solitudine, forse per l’incapacità di far fronte al vuoto esistenziale, Tim tornerà dopo pochi mesi alla sua vecchia vita di Wall Street, ai festini, alla droga ed al consumismo più sfrenato. Ne lui, ne Patrick, ne altri personaggi giungeranno a nulla, tant’è vero che l’ultimo capitolo del libro somiglia incredibilmente al primo, raccontando di una normale giornata passata tra l’ufficio, i locali e l’appartamento.

Patrick ammira il suo
stesso corpo allo specchio durante un rapporto sessuale

 

La rassegnazione

L’accettazione da parte di tutti i protagonisti della loro situazione rappresenta un “bad ending”? Non necessariamente. La filosofia dell’opera di Ellis consiste proprio nell’impossibilità, nella società odierna, di trovare l’uscita della caverna platonica. I personaggi non fanno altro che sabotare i propri o gli altrui tentativi di abbandonare la realtà apparente in cui sguazzano. Ricordiamo inoltre che questa storia è ambientata negli anni ’80, epoca priva di social network e simili. Se Bret E. Ellis presenta una situazione così angosciante per quegli anni, quale sarà la sua opinione in merito ad un’epoca in cui il potere della apparenza sembra essersi rinforzato fino a poter giustamente presumere una fusione quasi ontologica con la realtà? Mi viene solo da pensare che Patrick Bateman oggi, oltre a vestiti, mobili e beni di lusso di ogni tipo, paragonerebbe anche i suoi followers e likes a quelli di amici e colleghi.

Tiziano Attivissimo

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