Femminismo: dalla struttura fallogocentrica alla donna che si intraprende

Le voci in difesa delle donne sono state sempre fin troppo poche. Eppure hanno urlato così tanto da riuscire a farsi sentire. E così sono diventate anche femmine. Si sono reinventate. Si sono intraprese.

foto di Robert Doisneau

Il percorso che le donne hanno dovuto affrontare per riuscire a farsi ascoltare è stato lungo e travagliato. Dalla donna ritenuta inessenziale al femminismo di oggi: storie di donne che si sono distinte e continuano a portare avanti la loro battaglia per la totale parificazione dei sessi.

 

La donna ritenuta inessenziale

Dalla più remota antichità fino alla metà degli anni ’70, le voci in difesa delle donne sono state sempre troppo poche. Fin troppo poche rispetto a ciò che c’era da dire, e piuttosto che difenderle, la storia non ha fatto altro che far soccombere la donna nell’inessenziale. Secondo Voltaire, il peso delle gravidanze, l’allevamento della prole e il ciclo mestruale rendono la donna inadatta a ogni tipo di lavoro. Secondo Diderot. invece, a questa debolezza fisica ne corrisponde una mentale: la testa della donna è irrazionale, stranamente abitata, dominata nel corpo e nell’anima dall’instabilità del suo organo sessuale. Anche secondo Rousseau, la donna è fatta essenzialmente per piacere all’uomo e per ubbidirgli. E allora, la donna sarà rappresentata come un possesso del marito, come simbolo dell’Apocalisse, come Mistero.

Foto di David LaChapelle

La protesta

Dopo la stagione della difficile denuncia individuale, la riflessione e l’iniziativa sulla condizione femminile diventa, a partire dall’Ottocento, un vero e proprio movimento delle donne. Tra l’ondata che chiede una parificazione sociale tra i sessi, e l’ondata che punta sulla valorizzazione della differenza femminile, le donne cominciano a urlare, e riescono a farsi sentire. Un posto di rilievo va riconosciuto al volume “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir, che si muove nel contesto della filosofia esistenzialista. Una volta venuto al mondo, ogni essere umano (uomo e donna) è costretto alla libertà, destinato a scegliere tra una vita attiva e una passiva, tra una vita trascendente, come quella dell’uomo, e una vita immanente, come quella della donna. Questa alternativa ha tagliato i rapporti tra i sessi, permettendo alle donne di vivere in una condizione di subalternità. Un esito non spiegabile in termini naturali. E così, “la donna diventa l’Altro dell’uomo, l’oggetto perpetuamente trasceso dal soggetto.” A partire dagli anni ’60, con i movimenti del ’68, si inaugura la seconda ondata del femminismo. Molto importante, da questo punto di vista, è il volume “Speculum. Dell’Altro in quanto donna” della psicologa, filosofa e linguista belga-francese Luce Irigaray, che denuncia la struttura “fallogocentrica” del discorso dell’uomo sulla donna. Il destino della donna è nella sua anatomia incompiuta: nel suo essere considerata non propriamente “bambina”, ma ometto mancato, “segnata dal desiderio frustrato di avere qualcosa di simile al pene.” Secondo Hannah Arendt, invece, la donna continuerà ad essere considerata inferiore fino a quando ci sarà la distinzione pubblico-privato e la si inquadrerà circoscritta nella sfera privata della casa

Foto di Martin Mukàcsi

La svolta

Infatti, un giorno, la donna dalla casa è uscita. E ha accettato di essere sia femmina che donna. Molte donne a noi contemporanee e attuali, ci mostrano ogni giorno con il loro glorioso esempio che reinventarsi è possibile. Che si può diventare chi si vuole: basta essere intraprendenti e saper intraprendersi. Il femminismo di oggi, quello “moderno”, annovera esponenti come Franca Rame, Amalia Ercoli-Finzi, Veronica Benini e Margaret Atwood. Franca Rame, deceduta nel 2013 e compagna di vita di Dario Fo, è stata particolarmente attiva nel campo della lotta alla violenza contro le donne, portando in numerosi suoi spettacoli teatrali la tragica vicenda capitatale il 9 marzo 1973: lo stupro da parte di 5 militanti neofascisti. Franca era considerata una donna scomoda, che parlava quando non doveva parlare, che non sapeva tacere su ciò che non andava. In ambito diverso, è bene ricordare anche Amalia Ercoli-Finzi, la prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica, e oggi, 82enne, consulente scientifica della NASA e responsabile di una sonda spaziale. Nell’ambito del marketing, Veronica Benini, motivatrice femminile che dopo una tragica storia lasciatasi alle spalle, ha lanciato una start-up e fa impresa con sole donne. E’ molto attiva sui social (@Spora su instagram) e insegna ogni giorno a numerose donne ad essere attiviste digitali: perché noi siamo milioni, e insieme ci sappiamo far ascoltare. Nell’ambito della letteratura, spicca il nome di Margaret Atwood, poetessa e attivista canadese che scrive di donne e considera il femminismo non come una fervente presa di posizione, ma come realismo sociale. Infatti dice: “Quando mi si chiede se sono femminista, chiedo sempre al mio interlocutore cosa intenda. Per me le donne sono esseri umani.

E allora, cosa accomua tutte queste grandi donne? Il desiderio di decostruire le immagini stereotipate della femminilità e della mascolinità per permettere una buona volta una vera e propria uguaglianza.

                   Marina Cannone

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