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Addio a Franco Marini: la politica italiana perde il suo “lupo marsicano”

Addio a Franco Marini: la politica italiana perde il suo “lupo marsicano”

L’Italia piange il senatore Franco Marini. Grande appassionato di politica, fu un uomo carismatico. Oltre che un leader esemplare. 

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Martedì 9 febbraio si è spento a Roma l’ex-presidente del Senato, nonché ex-segretario della CISL, Franco Marini. Uno degli ultimi cavalli di razza della DC, ebbe la nomina di essere un grande mediatore. Ma lo riconosciamo anche per la sua fermezza nell’azione.

Le origini e la vita: chi fu Franco Marini?

Il ‘lupo marsicano‘ (soprannome che gli diedero per i suoi natali) nacque a San Pio delle Camere, in provincia de L’Aquila, il 9 aprile del 1933. Trascorse gran parte della sua vita a contatto con il mondo cristiano, frequentando assiduamente l’oratorio e la parrocchia della sua cittadina. Di conseguenza, possiamo capire già da subito la sua passione per la dottrina cristiano-democratica. Passione che poté in seguito rincorrere, segnandosi alla DC quando ebbe 17 anni. Militò anche nelle fazioni di Azione Cattolica e dopo la laurea entrò nella Cisl. La carriera nel sindacato italiano sembrò diventare per lui una vocazione. Tant’è che ci vollero ben 20 anni, perché Marini ne diventasse capo.

“Nella mia vita più di ogni altra cosa ho desiderato diventare leader della Cisl”

Confidava spesso ai suoi conoscenti. Beh, ognuno ha i propri sogni!
Tuttavia per il ‘lupo marsicano’ la situazione si fece ancora più difficile, dopo la sua entrata. Poiché venne licenziato, in seguito ad una iniziativa di congiura contro Bruno Storti, l’allora segretario. Marini però rientrò subito dopo e nel 1985, dopo 20 anni di opposizione, salì al comando della Cisl. Con lui, il sindacato poté vivere una nuova epoca di riallacciamento dei rapporti, soprattutto con la Cgil. Nonostante Marini si definisse un anticomunista convinto, la sua politica democristiana fu più propensa alla sinistra, che al centrismo. Questione che lo portò ad avere numerosi scontri all’interno del partito.

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Pierre Carniti, segretario della Cisl dal 1979 al 1985. Collaborò con Franco Marini per la successione di quest’ultimo nel ruolo di capo.

La lunga carriera politica di Franco Marini

Il ‘lupo marsicano’ non occupò solamente postazioni rilevanti nella Cisl. Anzi, possiamo dire che la sua carriera da sindacalista non è altro che la cornice di un quadro politico molto più intenso.
Come abbiamo visto precedentemente, Franco Marini ebbe molti screzi all’interno della DC. Uno di questi fu il celeberrimo duello con Ciriaco De Mita nel 1984, dopo un’assemblea di partito. E sempre verso De Mita, all’epoca Presidente del Consiglio, nel 1989 in qualità di sindacalista promosse uno sciopero generale contro il decreto sui ticket sanitari promosso dal governo.
Nel 1991 divenne Ministro del Lavoro e della previdenza sociale nell’ultimo governo Andreotti. Nello stesso anno si legò alla corrente Forze Nuove (da non confondere col movimento di estrema destra!) all’interno della DC, più vicina al mondo del lavoro. Dopo la caduta del partito in seguito allo scandalo di Tangentopoli, fu tra i promotori del neonato Partito Popolare Italiano nel 1994. Ne divenne segretario nel 1997. Di lui si ricorda la famosa resistenza verso Romano Prodi, per l’entrata del PPI ne L’Ulivo. Franco Marini non volle mai che il suo partito si unisse con quello del Professore, e di conseguenza ne delineò l’indipendenza dalla coalizione.
Tuttavia nel 2001 entrò a far parte della coalizione centrista de La Margherita, venendo eletto come responsabile organizzativo.

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Gli anni 2000: dal Senato alla (quasi) conquista del Quirinale

Uomo tenace e soprattutto pronto a qualsiasi compromesso, Franco Marini inizialmente non sopportò l’idea di fondare un nuovo partito democratico all’interno della Margherita. Salvo poi essere nel 2007, tra i fondatori del PD. Precedentemente però Marini coprì una carica importantissima, vale a dire quella di Presidente del Senato dal 2006 al 2008. Il suo sfidante fu proprio Giulio Andreotti. Celebre fu il suo discorso di insediamento.

“Sarò il presidente di tutto il Senato e in un dialogo fermo e mai abbandonato sarò il presidente di tutti voi con grande attenzione e rispetto per le prerogative della maggioranza e per quelle dell’opposizione come deve essere in una vera democrazia bipolare, che io credo di aver modestamente contribuito, anche con il mio apporto, a realizzare nel nostro Paese”

In questo periodo, venne avvicinato per ben 2 volte alla Presidenza del Consiglio, rifiutando però entrambe le proposte. Nel 2008, accettò addirittura un mandato esplorativo durante la crisi del governo Prodi II. Ma senza successo, poiché non riuscì a trovare una stabile maggioranza. Venne più volte bersagliato da insulti provenienti dalle file della Casa delle Libertà, arrivando anche a difendere la senatrice Rita Levi Montalcini dallo ‘scimmiottare’ delle destre verso di lei, che mostrarono goliardicamente dei pannoloni. Lo stesso centrodestra che festeggiò alla caduta di Prodi, portando in aula mortadella e champagne. Un chiaro esempio di ciò che un uomo paziente come Franco Marini era costretto a sopportare.
Nel 2013, venne addirittura proposto come successore alla Presidenza della Repubblica. Il sostegno arrivò in quasi tutte le coalizioni, sia di centrodestra che di centrosinistra. Tuttavia non venne eletto poiché non venne raggiunto il quorum necessario di 672 voti, fermandosi a 521. Tra gli oppositori alla sua candidatura vi fu anche Matteo Renzi (strano, vero?!) che lo criticò apertamente, definendolo ‘un uomo del secolo scorso’.

Gli ultimi anni e la sua morte: cosa ci ha lasciato?

Franco Marini replicò duramente alle offese di Renzi, ma nonostante tutto rimase sempre un personaggio distaccato dai conflitti politici. Finita la sua carriera di senatore nel 2013, si rivide raramente in una trasferta politica. Certo è che rimase nel Partito Democratico fino alla sua morte, avvenuta pochi giorni a causa del Covid.
Non pochi leader hanno commemorato il ‘lupo marsicano’.
La politica come passione e organizzazione, il mondo del lavoro la sua bussola, il calore nei rapporti umani. Ci mancherà Franco Marini. Ha accompagnato i cattolici democratici nel nuovo secolo“. Ha scritto il commissario europeo Paolo Gentiloni. Il segretario del PD Nicola Zingaretti lo definisce come uno che ha combattuto “per rafforzare la democrazia e per un Italia più giusta“. Lo stesso Matteo Renzi ha scritto un insipido, ma significativo “Ciao Franco“.
Seppur il cordoglio più lungo arriva dalla odierna segretaria della Cisl, Annamaria Furlan in cui vengono espresse parole che noi tutti approveremmo.

“Franco Marini con il suo pragmatismo, la sua storia e cultura di cattolico popolare è stato un baluardo di democrazia, un riformista convinto, un sindacalista autorevole e saggio, sempre vicino ai lavoratori ed ai più deboli. E successivamente è stato sempre per la Cisl un punto di riferimento costante, oltre che un amico sincero ed affettuoso che ci è sempre stato vicino con la sua grande umanità e la sua grande personalità. Per questo non lo dimenticheremo mai. La sua scomparsa siamo convinti addolori non solo tutti gli iscritti della Cisl ma tutti gli italiani. Lascia una grande eredità morale, sociale e culturale. In questo momento di profondo dolore, siamo vicini al figlio, alla sua famiglia ed a quanti lo hanno amato ed accompagnato nel corso della sua lunga prestigiosa carriera sindacale e politica”

 

 

 

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