La vicenda vede come protagonista una donna di Porto Empedocle, vittima di abusi sessuali. Si tratta dell’ennesimo caso di abuso, un problema che a stento subisce ridimensionamenti significativi. Le cause del fenomeno sono senz’altro riconducibili a due fattori: la natura dell’uomo e la mancanza di educazione.

Una donna siciliana, vittima di abuso, ha deciso, dopo un anno di omertà, di denunciare l’ex compagno, il quale è finito sotto processo. La vicenda ha avuto inizio il 2 giugno del 2017 (un anno prima), quando il colpevole si sarebbe presentato a casa della vittima, che in seguito a un diverbio sarebbe stata costretta a elargire prestazioni sessuali. Nella mattinata del 16 Luglio sono arrivati i pesanti risvolti dei giudici; 7 anni di reclusione per il violentatore 34enne, il pagamento immediato di una provvisionale di 5000 euro e altre migliaia di euro per quanto concerne le spese processuali. Si potrebbe senz’altro affermare che la giustizia abbia fatto il proprio corso. Tuttavia, in casi come questo, 7 anni di carcere potrebbero risultare pochi rispetto a un trauma che non è classificabile come fisico, ma psicologico.

Violenza sessuale, una questione di cultura?

Secondo l’Istat, la stima delle donne che hanno subito molestie sessuali nei tre anni precedenti alle indagini è passata da 3 milioni 778mila (18,7%) nel 2008-2009 a 2 milioni 578 mila (12,8%) nel 2015-16. Si tratta di un dato “rassicurante”, poiché la riduzione di atti di violenza ha subito un abbassamento pari al milione. Nel medesimo tempo, però, la riduzione è avvenuta in un arco temporale troppo lungo.

Nel corso del Dopoguerra, la diffusione di un pensiero progressista e democratico nelle scuole ha senz’altro portato a dei risultati positivi: la trasformazione nella percezione del ruolo della donna nella società, una maggiore inclusività femminile nel mondo del lavoro, una sensibilizzazione sempre più capillare su temi quali la violenza, la maternità, l’aborto ecc. Gli anni ’70, età della contestazione, possono essere considerati quali una rivoluzione culturale e un’emancipazione verso questa direzione. Tuttavia, i risultati di un processo storico non restano eterni: si tratta di fertili campi di umanità, da coltivare senza sosta.

 

Abusi

Ben cosciente di questo fu la donna partigiana e comunista Nilde Iotti, la prima italiana nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, la presidenza della Camera dei deputati. Figlia di un ferroviere socialista, quest’ultima riuscì a laurearsi in Lettere e a diventare uno dei dirigenti più importanti nel panorama politico italiano della Prima Repubblica. Divenuta un modello di emancipazione per le ragazze dell’epoca, la Iotti affermò: “dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti campi della vita sociale, e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di donna e di cittadina”.

Ebbene, nonostante i traguardi raggiunti e il venir meno del carattere patriarcale della nostra società, il discorso della partigiana ci lascia meditare su una frase in particolare: “la donna dovrà emanciparsi da una condizione di inferiorità”. Quest’ultima costituisce il sedimento inconscio di una cultura collettiva, secondo la quale il genere femminile costituirebbe il “sesso debole” e la donna sarebbe più facilmente preda o “oggetto” di soddisfazione sessuale da parte dell’uomo. E’ probabilmente questa la mentalità inconscia che ha spinto lo stupratore ad approfittarne, oltre a un istinto sicuramente poco incline alla moderazione.

Com’è possibile arginare ulteriormente il ripetersi di fenomeni di violenza sessuale?

Al fine di combattere una mentalità retrograda e arginare l’istinto animale proprio dell’uomo, esiste un unico rimedio: la scuola. Fin dalla tenera età, un bambino assimila modelli, atteggiamenti e mentalità dai genitori, che a loro volta traggono esempio dai propri predecessori. Nel secolo trascorso l’istituzione scolastica ha creato uno squarcio enorme tra l’educazione genitoriale e quella nuova, moderna e democratica. Nel Secondo Dopoguerra, il cosiddetto ’68 è stato soprattutto un momento di scontro generazionale tra retaggi di cultura conservatrice di stampo medievale-patriarcale e nuovi modelli propugnati dallo Stato moderno. La donna degli anni ’60 inizia a leggere, studiare, informarsi, divenendo consapevole nell’affrontare temi e problematiche quali l’aborto, il divorzio, ma anche la responsabilità nella preservazione del proprio corpo. In questo scenario, anche l’uomo è stato oggetto di sensibilizzazione culturale, arrivando ad accettare e condividere una nuova visione della donna e del modo di relazionarsi con quest’ultima. La scuola e l’informazione hanno svolto un ruolo cruciale, che tuttavia devono continuare a esercitare perché le contraddizioni sociali comunque esistenti scemino sempre di più.

Abusi

L’educazione sessuale a scuola sarebbe un fattore sufficiente?

L’istituzione di una materia scolastica inerente all’educazione della sessualità potrebbe costituire un plus ultra per quanto concerne una dimensione naturale e intima dell’uomo, spesso demonizzata da alcuni ambienti reazionari. Anche altre istituzioni e luoghi di aggregazione extra-scolastica potrebbero dare una mano in tal senso, come circoli culturali, associazioni ecc. Coltivare relazioni umane all’insegna della cultura e della sensibilizzazione è il primo passo verso l’evoluzione della coscienza umana e la prevenzione di errori o atti di crudeltà.