Abbiamo trovato un filo rosso che collega la poetica pirandelliana, Arya Stark e la psicologia

Proviamo a stabilire dei parallelismi coerenti tra questi ambiti tanto diversi quanto vicini: un classico della letteratura italiana, l’eroina più in voga del momento che sta letteralmente dividendo le folle di fan, e la malattia psichica.

(le immagini all’interno dell’articolo saranno esclusivamente le “Broken faces” di Takahiro Kimura, artista giapponese che ha rappresentato la scomposta dinamicità della psiche umana)

La poetica pirandelliana.

Individuiamo il punto di partenza di questo percorso in Pirandello. All’interno dell’articolata poetica dello scrittore siciliano è possibile individuare svariati temi a carattere psicologico, oggi prendiamo in esame uno dei romanzi più famosi del mondo: “Uno, nessuno e centomila”. Il romanzo si apre con un evento drammaticamente ironico: la moglie di Vitangelo Moscarda, il protagonista, gli fa notare di avere il naso leggermente storto, ma lui non se ne era mai accorto prima. La presa di coscienza di questo particolare, che lui non aveva mai notato in se stesso, lo metterà di fronte ad una sorta di dissonanza cognitiva che lo porterà a mettere in discussione altri aspetti di se, attraverso le concezioni che altri hanno di lui. Inizia così il calvario all’interno di se stesso e attraverso gli altri in cui il suo Sè inizia a frammentarsi, ogni frammento è una concezione che gli altri hanno di lui. Vitangelo Moscarda si rende conto allora di non essere più UNO se stesso, di essere CENTOMILA diversi, tanti quanti sono le diverse realtà che gli altri gli attribuiscono, però di fatti è NESSUNO, perché è nessuno per se stesso a questo punto, un uomo che ha perso unità in favore di una molteplicità che alla fine risulta essere nulla.

“…mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioé vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano.”

Vitangelo Moscarda,  Uno , nessuno e centomila.

Discendenza Stark

Adesso incontriamo uno dei personaggi più iconici del fantasy contemporaneo:Arya Stark. Eroina della serie fenomeno mondiale ‘Game of thrones’, affronta un percorso quasi parallelo alle vicende della lotta tra i sette regni per la conquista del trono di spade. Le sue vicende potrebbero rappresentare quasi una sorta di bildungsroman ( romanzo di formazione ) perché di fatto la vediamo crescere e maturare all’interno delle stagioni della serie. Per una serie di cause, che non elenchiamo, diventa una seguace del Dio dei mille volti e intraprende un addestramento che la trasformerà in una provetta combattente ma che le darà anche delle capacità nuove e particolari. Arya non diventa solo abilissima a chiudere gli occhi dei suoi nemici, ma impara anche a ‘rubarne’ il volto, è infatti in grado di assumere le sembianze di una persona da lei uccisa. Una volta acquisita la capacità di diventare chiunque, diventa Nessuno. Trovate delle coincidenze tra le storie?

La malattia psichica. 

Le peculiarità dei personaggi presentati possono ritrovarsi in soggetti affetti da un grave disturbo della psiche, che porta il soggetto a vivere una quotidianità poco adattativa: la sindrome da personalità multipla (SPM). E’ una patologia molto complessa sia da un punto di vista della sua genesi, sia per quanto riguarda la sua comprensione a livello psicoterapeutico e neurobiologico. Uno dei primi casi documentati di questo disturbo risale all’800. Le persone affette da questa patologia si trovano a convivere nel loro corpo personalità differenti, tra loro molto diverse. Potenzialmente il numero di questi ‘compagni’ non ha un limite, esiste un caso di SPM dove convivono ben 24 personalità diverse. Come questo disturbo insorga non è ben definito, probabilmente il soggetto si è trovato nel suo passato a subire gravi forme di violenze psicologica e fisica che hanno potato una dissociazione tra la persona e l’evento violento provocando delle scissioni della sua personalità creandone di nuove. Queste nuove identità dunque si formerebbero come difese ad eventi particolarmente gravi e funesti per il soggetto con l’obiettivo di far comunque vivere a questo una vita ‘normale’ al di la delle violenze. E’ un modo straordinario, ma fortemente patologico, che la nostra psiche può avere per reagire e proteggere. Le personalità che convivono in un sol corpo possono essere molto diverse tra loro, possono provare dei sentimenti reciproci, possono conoscersi o meno, possono nascondere le cose tra di loro. Il soggetto non sempre è consapevole di cosa esso faccia quando indossa una o un’altra maschera. Le suddivisioni categoriali dei sintomi di questo disturbo riportano:

  • Discontinuità della personalità molto marcata che si può travestire da personalità diverse, persino opposte.
  • Discontinuità di carattere mnesico, vale a dire che una personalità può ignorare ciò che accade o che è accaduto ad altre personalità. Questo si evidenzia anche a livello somatico, per cui il corpo produce attività e prestazioni spesso molto difformi con quelle a cui è “normalmente” abituato “vestendo” altre personalità.
  • A volte si manifestano episodi di blackout e/o amnesia diffusa, stati di allontanamento dal proprio habitat e successivo ritorno di cui il soggetto non conserva memoria, sonnambulismo, scrittura automatica, distrazione lunga, disattenzione pronunciata e ripetuta ecc. In uno di questi fenomeni (la c.d. scrittura automatica) quasi sempre il tratto grafologico risulta essere differente da quello normalmente riconoscibile nel soggetto nella sua normale attività scrivente.

“Io non l’ho più questo bisogno, perché muojo ogni attimo io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori.”    -Uno, nessuno e centomila

Giuseppe Benedetto.

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