La società in cui si vive è una realtà in continua evoluzione, così come lo sono gli individui che la compongono. Il processo di cambiamento che investe l’uomo è però molto complesso e insidioso, coinvolge ogni aspetto della sua esistenza e sconvolge la sua personalità. Cambia infatti il modo di vedere le cose circostanti, di affrontare quelle che sono tappe obbligate nella vita di ciascuno, ma muta soprattutto il modo di percepire se stessi rispetto all’immensità del mondo. Le più grandi “rivoluzioni antropologiche”, prendendo in prestito l’espressione dal repertorio di Pasolini, hanno visto l’uomo ridimensionare la percezione di se stesso e del suo ruolo del mondo, divenendo così sempre più conscio della propria finitezza. Questi rivolgimenti hanno però causato, nella società coinvolta, momenti di smarrimento e debolezza. La causa principale di questa comune perdizione è la distruzione dei valori fondamentali che stanno alla base di una comunità, di quei principi che regolano i rapporti interpersonali e permettono ad ogni individuo di esorcizzare le proprie più intime paure, potendo così vivere con una parvenza di serenità.

Apuleio racconta il suo cammino per ritrovare se stesso

Nel corso del II secolo d.C il mondo classico subì un totale stravolgimento dei propri valori e delle certezza che nel corso del tempo si erano consolidate. Una disgregazione sociale di tale portata, e la conseguente perdizione del singolo individuo, viene raccontata da Apuleio (Madura, 125 d.C – Cartagine 170 d.C). L’autore latino, vissuto sotto Marco Aurelio, riporta una società che volge al finire e le cui certezze sono completamente crollate, la cui cultura tradizionale diventa insufficiente e le cui mancanze vengono sopperite dalla contaminazione con i culti provenienti dall’Oriente. In un simile contesto il singolo individuo non che percepire la crisi della propria era, che diventa quindi la crisi del proprio essere. Viene investito da una senso di totale smarrimento, privo di figure politico-istituzionali e valori comuni di riferimento, ritornano alla luce le primordiali insicurezze che l’uomo nel corso del suo cammino aveva rimosso. La ricerca di serenità, la riscoperta del proprio ruolo nel mondo, il nuovo equilibrio sociale vengono ricercati nel misticismo. La spinta verso questi culti irrazionali viene favorita anche dal crescente cosmopolitismo dell’epoca, fenomeno che spinge l’uomo a confrontarsi con l’altro da se’.

Tutto ciò viene narrato nel romanzo “Metamorphoseon libri XI” (noto anche come “Metemorfosi” o “Asinus aureus“), in cui Apuleio racconta in prima persona qual è la condizione sociale e psicologica dei suoi contemporanei. L’opera vede come protagonista un giovane di nome Lucio che, in seguito a diverse peripezie, viene trasformato in asino per poi, ala fine del romanzo, riconquista la forma umana. La perdita delle sembianze naturali, allegoricamente interpretata, altro non è che una “caduta” dalla condizione di normalità a cui si ritorna grazia al compimento di un cammino interiore, che giunge al termine solo grazie all’intervento salvifico della dea Iside. Nelle “Metamorfosi” quindi viene descritta pienamente una società angosciata, priva di valori e caratterizzata da un forte individualismo. Apuleio ha cercato di dare una strada da seguire ai suoi contemporanei, ma sicuramente non ha potuto porre rimedio alla crisi sociale del suo tempo.

Sorrentino racconta la pochezza de’ “La grande bellezza”

Il film di P. Sorrontino “La grande bellezza”(uscito nel 2013) è l’emblema di quale sia la crisi socio-culturale dell’ epoca contemporanea. Il regista mette in scena, attraverso gli occhi del protagonista Jep Gambardella, quelle che sono le abitudini, le attività, ma soprattutto le riflessioni e gli ideali, dell’alta società romana. Tra le meraviglie della capitale italiana i personaggi di spicco della società si intrattengono in feste esclusive e si dedicano a tessere rapporti interpersonali, che in realtà non sono altro che attimi conviviali privi di ogni fondamento. Il giornalista, uomo rinomato e molto importante nella città, osserva la vuotezza di chi lo circonda, capisce che nel mondo circostante, dove persino il sacro e il profano si mescolato irreversibilmente, e si sente fuori posto.

Racconta una società priva di stimoli, in cui non si rispecchia per niente. Un mondo che maschera il proprio nulla dietro alla fastosità e vive di riflesso ad essa, una società che non ha valori e sopravvive schiacciata dalla bellezza che la circonda. Altro quindi non è, quello di Jep, che un racconto di una realtà completamente svuotata, composita di individui sterili che vivono per inerzia, che non sono nulla ma fingono di essere tutto, si fanno emblema di idee e ideali che in realtà che non esistono. Forse, ancora, questo vuoto persiste. L’individualismo continua a dividere l’uno dall’altro, e i continui stravolgimenti sociali fanno perdere ogni certezza, l’uomo si sta nuovamente scordando di quelli che sono i suoi valori. Sempre più lontani ed emarginati, si cerca la rivalsa nella sconfitta e nell’umiliazione dell’altro, aumentando così il proprio vuoto interiore, perdendo ancora di più se stessi.

Claudia Sabatino

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