Il Superuovo

A 74 anni dalla sua uccisione per mano di Cosa Nostra, ricordiamo Accursio Miraglia

A 74 anni dalla sua uccisione per mano di Cosa Nostra, ricordiamo Accursio Miraglia

Era il 4 gennaio 1947, quando il sindacalista e presidente della Camera del Lavoro di Sciacca, Accursio Miraglia venne ucciso da Cosa Nostra.

Impegnato nell’obiettivo della redistribuzione della ricchezza, Accursio Miraglia lottò per le rivendicazioni dei braccianti nei latifondi. Un attivismo che venne soffocato, in quanto sollevò forti opposizioni negli ambienti malavitosi.

La prima fase della sua vita

Nato a Sciacca il 2 gennaio 1896, Accursio studiò prima presso l’Istituto Tecnico Mariano Rossi e poi a quello Tecnico-Commerciale di Agrigento. Dopo il diploma iniziò a lavorare nel settore delle banche, prima a Catania e poi a Milano e parallelamente si avvicinò al pensiero propugnato da Bakunin, come dimostrato dal suo ingresso al gruppo anarchico milanese di Porta Ticinese. Questa sua tendenza ideologica, accompagnata sul piano pratico dall’attivismo orientato al miglioramento delle condizioni degli operai delle fabbriche e al raggiungimento di maggiore giustizia, lo portò ad essere considerato scomodo nell’ambiente di lavoro, infatti fu licenziato per “contrasti di natura politica”. Questo lo indusse a tornare nella propria terra, dove, tra le tante, si attivò nel campo del commercio del ferro e di altri metalli, potendo aiutare molte persone che negli anni del secondo conflitto mondiale necessitavano di tali materiali per le proprie professioni.

Il suo attivismo sia in politica che nel sociale

L’attivismo politico di Miraglia si aprì con la sua vicinanza al Comitato di Liberazione di Sciacca, trovando una concretizzazione maggiore con la sua nomina a dirigente locale dell’allora Partito Comunista Italiano. Accanto a ciò, ricoprì il ruolo di dirigente anche nella prima Camera del Lavoro della regione siciliana (ovvero l’organizzazione territoriale del sindacato CGIL comprendente le varie unità sindacali disclocate sul territorio regionale) , con sede nella sua città natale Sciacca. Il suo impegno politico era affiancato a quello sociale, basato soprattutto sulla volontà di raggiungere un miglioramento strutturale dei ceti sociali più bassi, fornendo loro maggiori garanzie, uguaglianza e tutele. Il figlio Nicolò Miraglia racconta ad esempio, nell’articolo di Repubblica.it intitolato “Accursio Miraglia, un delitto oscuro“, di quanto suo padre avesse a cuore le condizioni dei meno fortunati della propria terra. Ad esempio, ogni sera istruiva gli analfabeti della città di Sciacca nella lettura del Codice Civile, tenendo delle lezioni presso la sede della Camera del Lavoro, con l’intento di sensibilizzarli all’apprendimento della legge, che egli considerava necessario per inquadrare ogni tipo di battaglia sociale. Egli inoltre

Io ho i miei proventi, ho la mia intelligenza e la mia cultura e la devo mettere a disposizione degli ultimi, che non hanno potuto studiare.

Il 5 novembre 1944 fondò poi la cooperativa “La Madre Terra” (ancora oggi esistente), diventando il simbolo dell’applicazione della legge Gullo-Segni che prevedeva l’attribuzione alle cooperative delle terre incolte dei latifondi. Emblematica fu la “cavalcata” organizzata per l’occasione, che coinvolse migliaia di persone che inondarono le vie di Sciacca. Questo scatenò l’ira dei grandi latifondisti legati all’associazione mafiosa di Cosa Nostra, che reagirono infatti uccidendolo. Durante la sua intensa, seppur breve vita, Accursio ha sempre dimostrato un grande senso civico, empatia e vicinanza verso i più sofferenti, dichiarandosi contrario alle forme di potere oppressivo  che soffocavano questi ultimi.

Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.

Negli ultimi anni della sua vita ricoprì anche il ruolo di Presidente dell’Ospedale della città di Sciacca, mostrando per un’ulteriore volta il suo forte impegno nel sociale.

L’omicidio

L’impegno sociale di Accursio Miraglia ha incontrato il profondo risentimento di Cosa Nostra, organizzazione malavitosa nota per i suoi collegamenti con i latifondisti. Il 4 gennaio del 1947, Miraglia venne ucciso dai malavitosi e si avviò un iter giudiziale particolarmente tortuoso che non ha mai raggiunto un’effettiva concretizzazione della giustizia meritata. Nonostante fossero presenti tutte le prove necessarie per condannare i colpevoli, esse vennero più volte insabbiate, anche con contemporanei processi agli agenti di polizia, accusati di aver raccolto tali indizi incriminatori tramite le pratiche di tortura. Una giustizia non ancora raggiunta dunque, che ferisce ulteriormente l’immagine di un uomo che ha dedicato la sua vita alla ricerca di un giusto equilibrio in società e dell’uguaglianza. Nell’ultimo comizio che organizzò a Sciacca pronunciò alcune parole che racchiudono il suo fervente senso civico:

La forza dell’uomo civile è la legge, la forza del bruto e del mafioso è la violenza fisica e morale. Noi, malgrado quello che si sente dire di alcuni magistrati, abbiamo ancora fiducia nella sola legge degli uomini civili, che alla fine trionfa nello spirito dell’uomo che è capace di sentirne il “Bene”. Temiamo, invece la violenza perché offende la nostra maniera di vedere e concepire le cose.

Il potere mafioso nel contesto latifondista siciliano è un fenomeno fortemente radicato nella storia del contesto siciliano, la cui nascita ed i cui sviluppi ricoprono l’arco temporale di secoli, non di pochi decenni. A ciò si affianca la rilevanza ricoperta anche in campo politico da esponenti malavitosi, al punto che si è arrivati a sostenere che “La mafia fa politica“, nel senso che produce politica penetrando nelle sue istituzioni e agendo con strumenti repressivi nei confronti di coloro che tentano di intralciarne i piani. Una realtà a cui si sono opposte tante voci, molte delle quali sono state messe a tacere, ma che continuano a sopravvivere grazie ai potenti messaggi che sono state in grado di diffondere. Tra questi, oltre a Accursio Miraglia, ricordiamo Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto dalla Chiesa, Pippo Fava e molti altri.

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