“Amante del tutto indegno, volgare, è colui che ama più il corpo che l’animo, poiché costui infatti non è costante, preso com’è da cosa che non dura“. Platone, il filosofo greco considerato il padre della filosofia dopo Socrate, elabora uno dei suoi concetti più famosi della storia della filosofia: l’amore platonico, una tipologia d’amore che va al di là dell’aspetto carnale e passionale. Attraverso il film Lost in Translation, scopriamo il significato di questo concetto filosofico applicato anche nella ‘settima arte’.
Il mito greco sull’amore secondo Platone
Nell’antica Grecia la nozione di amore era associata a termini differenti: la philìa era l’amore verso ciò che era affine e vicino intellettualmente; la xenìa era l’amore per il diverso; la storghé era l’amore verso i nostri familiari; l’agape era l’amore incondizionato volto al sacrificio; infine l’eros era l’amore espresso come desiderio fisico. Platone, nel Simposio, affronta inizialmente il tema dell’amore attraverso un dialogo tra Socrate e Agatone, in cui il primo confuta le considerazioni del secondo affermando che l’amore deve sempre riferirsi a un oggetto, e che non può contemplare un qualcosa di brutto. Necessariamente esso tende al bello e, poiché tutto ciò che è bello è correlato al bene, l’amore tende anche al bene. Successivamente Platone prosegue narrando il mito delle origini di Eros, nato durante il banchetto per festeggiare la nascita di Afrodite da Poros, che rappresenta l’espediente e l’ingegno, e da Penìa, che rappresenta la povertà. Eros è quindi una figura ambivalente perché se da un lato è ‘povero’ dell’elemento del bello, e in costante bisogno di contemplarlo, da un lato è astuto e coraggioso, in grado d’insidiare i belli e i virtuosi ed è, soprattutto, amante del sapere. Non è nè povero, nè ricco perché la sua natura si pone tra sapienza e ignoranza e tende in maniera perpetua sia verso una parte che verso l’altra. Essendo quindi l’amore amante del sapere, ma anche passionale e carnale, essa sente di volere il bene e di contemplare il bello per sempre. Per poter fare ciò, essa desidera ‘procreare’ sia nel corpo che nell’anima, a livello fisico e a livello intellettuale. Per Platone, l’amore che guarda massimamente verso il sapere e la conoscenza è di un livello superiore a quello che guarda alla componente fisica e carnale, perciò l’amore platonico è quella tipologia d’amore prettamente intellettuale e ideale, che unisce le menti e i cuori dei due platonici amanti senza sentire il ‘desiderio della carne’ e, secondo i canoni di Platone, è l’amore maggiormente auspicabile da provare.

Persi nella traduzione
Un esempio davvero interessante è quello raccontato nel film del 2003 di Sofia Coppola, figlia del celeberrimo Francis Ford, intitolato Lost in Translation. Il film segue le vicende di due americani in Giappone, l’attore in declino Bob Harris (interpretato da Bill Murray) e la sposina e neolaureata in filosofia Charlotte (interpretata da Scarlett Johansson). Entrambi giunti in Giappone, a Tokyo, per differenti ragioni (lui per girare la pubblicità di un improponibile whisky, lei per seguire il neo marito nella sua rampante carriera da fotografo) si incontrano per caso nello stesso albergo e, avendo molte difficoltà a capire la lingua giapponese, inevitabilmente si ritrovano a comunicare proprio per la loro lingua in comune. Bob è ormai un attore che si avvia verso la fine della sua carriera, si lamenta del rapporto con la moglie che non è più quello di una volta e considera questo suo viaggio una sorta di fuga dal groviglio familiare. Charlotte è una fresca laureata in filosofia che non sa ancora cosa fare della sua vita, sposatasi molto giovane con un ragazzo che dà molta importanza alla sua carriera e che la trascura, confusa per ciò che riguarda le sue scelte compiute. Il rapporto che si crea tra i due è inizialmente fondato sulla cortesia. Entrambi si accorgono delle differenze sostanziali nelle loro vite ma il fatto di ‘rimanere bloccati’ in un luogo che non li capisce e che non si fa capire, li unisce facendo crescere ben più di un seme d’amicizia. Complice anche l’insonnia che colpisce tutti e due i protagonisti, cominciano a passare sempre più tempo insieme, confidandosi l’uno con l’altra. Il rapporto si evolve in qualcosa che va oltre l’amicizia ma non sfocia mai nell’amore passionale perché entrambi sono consapevoli di dover tornare alle loro vite e che quella giapponese sarebbe stata una dolce parentesi da ricordare, una fuga intellettuale e ideale. Nel finale, Bob è in procinto di partire e cerca di salutare calorosamente Charlotte, che è visibilmente infastidita da una scoperta: Bob ha passato la notte con una donna. L’imbarazzo, quindi, si insinua tra i due, incrinando quel rapporto sincero e di fiducia. Sembra che per Bob non ci sia speranza di salutarla come si deve quando, mentre è in macchina in direzione dell’aeroporto, la vede per strada, la raggiunge, le sussurra qualcosa d’incomprensibile nell’orecchio e la bacia. Bob parte e quindi si separano. La bravura di Sofia Coppola sta nel saper rappresentare questo amore platonico nel segno dell’incomunicabilità dei sentimenti dei due protagonisti, i quali vorrebbero provare a intraprendere una strada alternativa nelle loro vite, magari l’uno accanto all’altra, ma in realtà sono consci di non poterlo fare. Per questo, seppur ci fosse un minimo sentimento di passione verso l’altro, tra i due si instaura un rapporto platonico e meravigliosamente ideale.

L’amore platonico nella realtà
L’amore platonico, quindi, sembrerebbe una prospettiva alquanto ideale e piuttosto astratta, ma non necessariamente. L’amore platonico ha radici profonde che si innestano su uno stato di sintonia mentale e intellettuale con una persona. Amare qualcuno, senza che l’altro lo sappia e viceversa. Amarsi con la consapevolezza di non potersi amare in altro modo. Per questo, secondo Platone, l’amore di questo tipo è di un livello superiore perché è il modo più autentico di amare. Come nella citazione iniziale, colui che pensa solo al desiderio della carne non ha costanza e si ritrova con niente in mano poiché la passione si rivela effimera, svuotando il proprio cuore di quella pienezza ideale che suscita l’amore platonico. Secondo voi l’amore platonico esiste? È una prospettiva realistica? Platone ha detto la sua, e Sofia Coppola ci ha mostrato il suo punto di vista in maniera meravigliosa. A voi lettori la parola, o la macchina da presa.
Luca Vetrugno