“Qui è buio e sento freddo”: come la tragedia di Vermicino cambiò le dirette televisive

La tragica storia di un bambino la cui vita si interruppe sotto gli occhi delle telecamere.

Se conosciamo le ultime parole di Alfredo detto Alfredino Rampi, il bambino di sei anni morto per essere caduto in un pozzo nelle campagne di Vermicino oltre quarant’anni fa, è perché le emittenti locali accorsero per filmare quello che doveva essere “un fatto di vita” e che invece si trasformò in un “fatto di morte”.

UN SALTO NEL BUIO

Un bambino di sei anni incastrato in un pozzo largo 28 centimetri e profondo 80 metri. Il piccolo Alfredo è bloccato a 36 metri di profondità tra il cielo e la terra, la vita e la morte. Doveva essere una vacanza come tante da trascorrere nella seconda casa della famiglia Rampi. Invece, quella calda sera di giugno tramutò nella più grande tragedia che possa capitare ad un genitore: quella di perdere il proprio figlio. Nessuno sa come Alfredino sia caduto nel pozzo. Il padre racconta che il figlio volle proseguire il cammino verso casa da solo. Ma non c’è tempo per capire cosa sia successo, poiché bisogna tirare fuori Alfredino da lì. Arrivarono i primi soccorsi che per tutta la notte tentarono di localizzare l’altezza esatta in cui il bambino si trovasse all’interno del pozzo. Una volta individuato il punto, si cercò di recuperare Alfredino. Mentre si cercava di costruire una buca parallela al pozzo, molti furono i volontari che si fecero calare all’interno del pozzo. I requisiti erano pochi, ovvero essere snelli (e maggiorenni). Dopo tre giorni, il cuore del bambino smise di battere. Gli speleologi, i vigili del fuoco e nemmeno Jeeg robot d’acciaio riuscirono a salvarlo. Per tranquillizzare Alfredino, in preda alla paura, gli venne detto attraverso un’apparecchiatura che persino uno degli eroi più amati dei fumetti stesse cercando di salvarlo. Di tragedie come queste ne sono accadute tante. Anzi, sono quasi quotidiane. Eppure tutti ricordano ancora quel bambino con la frangetta e quella canta a righe, mentre si trovava in spiaggia con la famiglia, in quella foto sbiadita dal tempo.

QUELLA DIRETTA TELEVISIVA DURATA DICIOTTO ORE

Gli occhi che diventano telecamere. Mentre Alfredino attendeva che Jeeg robot d’acciaio venisse a salvarlo, emittenti locali e nazionali raccontavano ai loro telespettatori quanto stesse accadendo. Non dallo studio, bensì davanti al pozzo in cui Alfredino cadde. Quando la notizia venne diramata, nessuno ci fece caso. “Tanto finirà bene” qualcuno avrà pensato. Fu quando venne chiesto aiuto attraverso i canali d’informazione che la notizia non solo si diffuse a macchia d’olio, ma chiamò all’appello le coscienze degli italiani. Lo stesso Presidente Pertini volle rivolgere qualche parola di consolazione ad Alfredino, parole che potessero accarezzarlo. Giornalisti e cameraman accorsero da ogni dove per raccontare quell’evento. Nacque così la diretta televisiva, fatta di suspense, attesa e paura. Le telecamere rimasero accese per ben diciotto ore. Migliaia di telespettatori attesero col cuore in gola che la piccola sagoma di quel bambino potesse uscire dal pozzo, ma Giancarlo Santalmassi, durante l’edizione straordinaria del TG2 del 13 giugno 1981, chiuse la diretta così: 

«Volevamo vedere un fatto di vita, e abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi, abbiamo continuato fino all’ultimo. Ci domanderemo a lungo prossimamente a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. È stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo: 60 ore di lotta invano per Alfredo Rampi.»

ALFREDINO ENTRA NELLE CASE (E NEI CUORI) DEGLI ITALIANI

Se solo si potessero cambiare le cose mentre si osserva lo schermo del televisore, probabilmente avremmo più notizie con un lieto fine. Nessuno possiede questo superpotere e la cronaca prende le tragiche fattezze della realtà. Ma al di là del tubo catodico, nemmeno un freddo schermo riesce a bloccare le calde sensazioni che catturano il corpo quando si apprende una notizia. Rabbia, tristezza ma anche delusione. Così molti ricordano quello che sembrava essere un film e invece era il tragico epilogo di una vita spezzata, di soli 6 anni. Alla domanda “Quanto ti ha colpito il racconto di Alfredo Rampi, Il bambino che cadde nel pozzo maledetto?” gli utenti del web rispondo cosi:

“Tanto, stetti molte ore a vedere il tg per seguire le sorti di quel povero bambino sperando fino alla fine in un buon esito.”

Un altro utente racconta:

“La tragedia di Alfredino l’ho seguita in diretta TV, quella notte non sono andato a letto, l’ho trascorsa d’avanti la TV aspettando che accadesse il miracolo, l’ho sentito piangere, gli ho sentito dire : Mamma, ho paura , qui e’ buio e sento freddo…”

Infine, la fantasia prende il sopravvento:

“All’epoca seguii tutta la diretta TV che informava passo passo sugli sviluppi della vicenda. La trasmissione si protrasse per tutta la notte e ricordo bene che, pur essendo stanca, non avevo il coraggio di spegnere la TV; avevo l’impressione che spegnendola avrei spento anche la vita di Alfredino.

 

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