Ecco perché non vedremo mai una serie Netflix su Moana Pozzi (e altre pornodive)

Più che cinema ‘a luci rosse’ potremmo dire ‘a luci blu’. Scopriamo perché le pornodive non hanno mai avuto lo stesso successo dei loro colleghi.

Mentre Supersex, la nuova serie Netflix che continua ad essere vista da milioni di utenti, continua a ricevere i plausi dei consumatori, lo stesso non si direbbe per le pornodive presenti nell’ultimo lavoro di Alessandro Borghi.

L’ANDROCENTRISMO DI SIFFREDI

Ci hanno educato a provare simpatia per Rocco Siffredi, il carismatico pornoattore capace anche di farci commuovere mentre in lacrime dall’Honduras raccontava i retroscena della propria vita. Non basta infatti essere nudi per spogliarsi di ogni peccato. Guardavamo la pubblicità delle patatine ridendo di come Rocco con addosso un accappatoio rosso conquistasse i sorrisi e la simpatia delle ragazze presenti in quella festa a bordo piscina. Il Siffredi dei tempi d’oro sapeva essere però molto più aggressivo. Non solo mentre girava film hard insieme alle più rinomate attrici dell’epoca, ma anche nel linguaggio e nel modo di essere. Era, insomma, un giovanotto che aveva sete di successo. Il ‘godimento’ principale erano le copertine e i plausi del suo pubblico. Nella serie Supersex (di qui abbiamo già ampliamente parlato qui https://www.ilsuperuovo.it/netflix-o-pornhub-ecco-perche-dovresti-vedere-supersex-almeno-una-volta/) viene girata una scena che diremo quasi essere stata un clue nella carriera di Rocco: il suo legame con Moana Pozzi, attrice di film a luci rosse scomparsa tragicamente a causa di un tumore. L’errore della nuova serie Netflix è stato quello di non mostrare ai telespettatori l’amicizia tra Rocco e Moana, ma soltanto lìennesima scena di pornografia che potremmo definire ‘violenta’ piuttosto che ‘sensuale’. Sono scelte del regista, ma che hanno inevitabilmente messo da parte il ruolo e l’influenza che Moana ha avuto nella vita di Rocco, riducendola all’ennesima figura femminile che, una dopo l’altra, possiamo vedere nella serie.


Moana, Ilona ed il fotografo Riccardo Schicchi.

MOANA & ILONA: LE ‘PECCATRICI’ DELL’INFERNO HARD

Sono tante le donne che costellano la carriera di Rocco. Non c’è stata, infatti, solo Moana, ma tanti altri volti molto noti nella pornografia dell’epoca che era tutto ma non mainstream. I contenuti, infatti, te li dovevi andare a cercare da solo. Che fossero lungometraggi o semplici calendari, il comune denominatore era sempre lo stesso: una pornografia ‘violenta’ derivata da una cultura, oltre che patriarcale, anche androcentrica, dove le attrici finivano con l’interpretare ruoli privi di potere (dalla ‘sgualdrina’ alla prostituta, poiché il verbo ‘servire’ è la chiave di tutto) o per posare con posture di sottomissione. Lo stesso non vale per l’uomo. Il pornoattore, infatti, che sia per posare o per girare una scena, usa la donna come strumento per mostrare la propria virilità. Ne parlammo anche qui https://www.ilsuperuovo.it/tag/pornografia/. Basti pensare ai famosi Mondiali di Moana Pozzi ed Ilona Staller, dove la fantasia maschile non manca. Devono, infatti, aiutare la Nazionale a vincere i Mondiali. Dai, avete capito.

NEI COLORI DEL PORNO MANCA IL ROSA

Potremmo mai vedere in futuro una serie come Supersex dove invece di avere un protagonista ci sarebbe una femme fatale? Difficile. Eppure le idee ci sarebbero. Basti pensare al fatto che le già citate Ilona e Moana per un breve periodo si diedero alla politica. Ci sono le tematiche, mancano registi capaci di prendersi una responsabilità tale. Potrebbe essere molto facile, infatti, cadere nella polemica. Qualcuno ricorda il film Marilyn? Credo basti come esempio. L’uomo torna ad essere il solito possessore del dominio, del potere e del controllo. La donna è la peccatrice la cui strada per la redenzione sembrerebbe essere ancora lunga. Qualcuno ricorda il noto film Disney Oceania? Il titolo originale con cui varcò le sale di tutto il mondo fu Moana. Troppa paura, le donne fanno paura.

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