Netflix o Pornhub? Ecco perché dovresti vedere “Supersex” almeno una volta

Ecco le nostre considerazioni sulla nuova serie Netflix sulla vita di Rocco Siffredi che ha suscitato polemiche ancor prima che andasse in onda.

Alessandro Borghi
Alessandro Borghi

Ci mancava soltanto una serie su di lui, il divo del porno la cui carriera non è mai tramontata. Nonostante le polemiche degli ultimi giorni su una presunta molestia sessuale di Rocco nei confronti di una giornalista, tutti hanno parole soltanto per questa serie che, nel mentre, sta facendo disdire molti abbonamenti Netflix negli Stati Uniti.

C’ERA UNA VOLTA IL PORNO

La serie ripercorre la carriera di Rocco Siffredi partendo non dai primi film hard da lui interpretati assieme a giovani attrici alte e snelle da far invidia a chiunque, ma dalla sua problematica infanzia dove vediamo un bambino introverso e chiuso in se stesso. Si passa alla sua adolescenza e alle sue prime esperienze con le ragazze, ma a letto con loro non c’è il Rocco che conosciamo, ma un ingenuo ragazzo bloccato dalle sue timidezze. Ci fa quasi tenerezza. Il porno arriva per caso, attraverso i giusti contatti, per entrare in un circolo vizioso da cui non sarebbe più uscito, neanche ora. Se il porno, da un lato, gli è servito per ”spogliarsi” da ogni sua timidezza, dall’altro lato lo ha racchiuso in un personaggio dipendente dalle donne quanto dal sesso. Intervistato a petto nudo e circondato da altre figure note nel panorama dell’hard come Moana Pozzi, sua amica, inizia a costruirsi un personaggio che avrebbe prestato per tanti anni il suo volto alla definizione stessa del porno, un mondo sfarzoso quanto pericoloso.

Moana Pozzi

IL NOSTRO VIAGGIO IN FONDO ALLA CARNE

Ce lo disse Videdrome, ma anche i Daft Punk e Tetzuo. Più che esseri umani, stiamo prendendo le sembianze dei robot. Con Supersex ci ritorna in mente un mondo ormai tramontato, dove le le star del porno salivano persino in politica e fondavano i propri partiti per portare il loro messaggio d’amore anche alle nuove generazioni che, per vedere un porno, dovevano corrompere l’edicolante di quartiere. Oggi tutto è digitale, probabilmente pure i sentimenti. La missione di Rocco in questa serie sembra essere proprio quella di evitare che le nuove generazioni possano pensare di soddisfare la propria sete fruendo esclusivamente di quello che internet offre, ci offre. Nella serie Rocco, oltre portarsi a letto un numero difficilmente stimato di modelle, si innamora, soffre e si lascia scappare qualche lacrima. Un sadismo, il suo, che ha poco di erotico. Sembra farci capire che anche in amore si soffra, e che va bene così.

A NETFLIX NON PIACE QUESTO ELEMENTO

Sembra paradossale pensare che proprio il colosso Netflix o, nello specifico, i suoi abbonati, stiano cercando di boicottare la serie. Ci sarebbe molto su cui scrivere al riguardo, ripescando autori e testi della nuova e vecchia scuola di sociologia, ma ci restano poche righe. Nonostante la nostra società sia ormai da anni sotto un processo di sessualizzazione, continua a possedere un atteggiamento da conservatore quando serie come Supersex approdano in streaming e diventano fruibili a chiunque. Se c’è un aspetto su cui in molti hanno elogiato l’ultimo lavoro di Alessandro Borghi, è stato il modo di mostrare un giovane Rocco che, sul piccolo schermo, somiglia ad un adolescente come tanti. Sembra stia dando una lezione allo spettatore che, ormai, è abituato a vivere la sua sessualità digitalmente. In fondo, come dice Alessandro Borghi:

“Non c’è nulla di più faticoso che fare l’amore per finta”.

 

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