Comunicato USIGRai: inizia la battaglia dei giornalisti per la difesa della libertà di stampa

Tastiere come campi di battaglia: giornalisti contro le ultimissime decisioni della commissione bicamerale della vigilanza Rai.

Libertà di stampa ed espressione dovrebbero sempre andare a braccetto: questo è quello che caratterizza una democrazia degna di tale nome. Il comunicato USIGRai degli ultimi giorni mette, però, in discussione il rispetto di queste libertà sul suolo nazionale.

Visioni pessimistiche o amare verità

Nel 1980 Bennato cantava “Non potrò mai far carriera […] nel giornale della sera anche perché finirei in galera”. Una frase innocente, del resto “sono solo canzonette”. Negli ultimi giorni, però, ci si sta domando se la possibilità di esprimere la propria opinione o di contestare quella altrui possa effettivamente diventare un rischio per la propria incolumità e carriera nell’imminente futuro. Questi dubbi non sono certamente frutto di semplici fantasie o di visioni al quanto apocalittiche. Bensì news provenienti dal mondo e, più precisamente, proprio dal territorio nazionale. Se fino a qualche tempo fa questo incubo tormentava solo gli italiani più fantasiosi, a partire da mercoledì scorso questa paura ha certamente raggiunto le menti dei più. Il motivo? Il comunicato di USIGRai letto in chiusura dei Telegiornali Rai nel corso della giornata di mercoledì 10 Aprile. Un discorso eccezionale, o almeno non comune, le quali parole hanno colpito la quasi totalità dei teleascoltatori. Vediamo insieme cos’è che ha davvero lasciato tutti senza parole.

Possibilità e diritti

Il comunicato sopracitato nasce come critica esplicita all’ultima decisione della commissione bicamerale della vigilanza Rai, riguardante la nota “par condicio”: espressione ombrello che indica tutte quelle norme, regole che permettono una pari rappresentanza dei diversi partiti politici nei programmi firmati Rai. La certezza di una pari rappresentanza sembra vacillare, però, da quando la maggioranza di governo ha deciso di “trasformare la Rai nel proprio megafono”. Un servizio pubblico, insomma, che a quanto pare si sta incamminando verso una sorta di privatizzazione ideologica. Le accuse del comunicato? Violazione della libertà di stampa e d’espressione. Accuse quasi scontate se si pensa che, per via delle decisioni qui in causa, fino al momento delle elezioni europee i politici potranno parlare liberamente, senza essere disturbati dal ticchettio di un orologio o dalle domande inopportune dei giornalisti.

Per un’informazione “equilibrata e plurale”

La posizione dei giornalisti Rai può essere perfettamente riassunta dalla frase di chiusura del comunicato: “Siamo pronti a mobilitarci per garantire a voi un’informazione indipendente, equilibrata e plurale”. Perché in fin dei conti si parla di questo: avere a disposizione più idee, più visioni del mondo, essere in grado di prendere parte alla vita sociale e politica di un Paese, schierandosi con un partito o con un altro o decidendo di non schierarsi affatto. Per prendere una posizione, però, ci vogliono articoli di giornale e servizi d’inchiesta capaci di portare alla luce scomode verità. La libertà di stampa intesa, secondo l’Articolo 21, come “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” è ciò che distingue una democrazia da altre forme di governo che l’Italia pensava di essersi lasciata ormai alle spalle. Forse non è così, dato che negli ultimi giorni si sentono addirittura voci sull’approvazione di pene detentive per i giornalisti. Una proposta che secondo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, sarebbe “un grave passo indietro”. Indietro, forse, di novant’anni?

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