La rivoluzione francese, ma internet (senza che però vi sia la presa della Bastiglia).

Nonostante la tragicità dell’evento, ci siamo fatti grosse risate durante la pandemia da Covid, dimostrando di essere “un Paese di esauriti”. Tra i rave organizzati sui balconi di casa e Spiderman che va a fare la spesa, c’è stato chi invece ha preferito mostrare il suo disagio attraverso la rete negando l’esistenza di un virus che, nel mentre, mieteva milioni di vittime.
DAI NOMASKS AI NOVAX: LA FENOMENOLOGIA DI UN NEGAZIONISTA
“Io sono il medico di me stesso’’ oppure “Governo di criminali assassini’’. Sono solo alcuni degli slogan più utilizzati tra i negazionisti, talmente tanti da essere diventanti un movimento attivo in tutto il mondo. Una specie che esiste dai tempi dei dinosauri (almeno quelli non li negano, dai) e che non credono a tutto quello che viene detto da uno storico, da un medico e persino da un Governo. Conoscerete sicuramente i terrapiattisti, coloro che credono che Armstrong non abbia mai messo piede sulla luna, oppure chi crede che l’Olocausto non sia mai esistito. Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta. Vantano infatti di una lunga carriera, fatta di pubblicazioni delle loro opere e cortei in piazza per manifestare il loro pensiero contro chi cerca di ostacolarli. Ma con la pandemia, era diventato impossibile sfilare per le strade della città per rivendicare il tuo diritto a conoscere la verità che i poteri forti vogliono tenerti nascosta. Ecco quindi nascere i primi movimenti contro il Covid-19, negando quindi non solo l’esistenza dello stesso virus ”nato per uccidere gli anziani in modo tale che il governo non desse più le pensioni’’, ma anche con l’obiettivo di contrastare l’unico mezzo nato per combatterlo, ovvero il vaccino. Assembramenti, DPCM e lavarsi le mani dopo essere andati in bagno diventarono dei nemici da combattere. Per non parlare poi delle mascherine, bruciate in piazza come i roghi dei libri proibiti durante il Nazismo. ”Siamo in dittatura!’’ è il grido che si innalza tra la folla nonostante il divieto di manifestare durante la pandemia. Le regole, infatti, non erano i loro unici pericoli. Mentre le terapie intensive si riempivano e le strade si svuotavano, i negazionisti dovevano darsi appuntamento per capire di che morte dovesse morire il povero Bill Gates, responsaile non solo della pandemia stessa, ma di tutte le sciagure che hanno colpito il pianeta terra ancor prima che lo stesso ideatore di Microsoft nascesse. Per parlare poi del 5G e dei tamponi per il tracciamento dei positivi, altri strumenti di Satana. Insomma, è impossibile elencare tutte le loro battaglie. Infondo, anche tu che stai leggendo queste righe, ti sarà venuto in mente qualche altro dettaglio a me sfuggito. Ma c’è un dubbio amletico da sciogliere e che merita un approfondimento: ma come hanno fatto i negazionisti della pandemia da Covid-19 a conoscersi nonostante fossimo tutti barricati in casa? Semplice, grazie ad internet, la colla che ci ha tenuti tutti uniti nell’era del distanziamento sociale.

NON APRITE QUELLA PORTA: LA CAMERA DELL’ECO E TUTTO QUELLO CHE SI CELA AL SUO INTERNO
Pensiamo ad internet come un Hotel di Montecarlo con più stanze che clienti. Nei corridoi dove c’è un continuo via vai di gente, osserviamo gli albergatori entrare in ogni stanza, ognuna diversa dall’altra. Questa è una metafora non solo di internet, ma di quelle che sono le camere dell’eco, dette anche echo-chambers. Essendo il web il luogo più democratico del mondo, è giusto che ai propri utenti vengano assegnati gli adeguati spazi. Ecco quindi che ci troviamo all’ultimo piano, tra gli scatoloni e la polvere, e in fondo a quella che sembra essere una soffitta, troviamo un cartello che ci invita a non entrare. Quella è la porta dei negazionisti, poiché anche loro sono riusciti a trovare il proprio spazio su internet nonostante Facebook e tanti altri social network abbiano più volte cercato di cacciarli. Non a caso loro pur di sopravvivere si nascondono in chat come quelle di Telegram, creando delle camere di ridondanza tali da aver costituito una vera e propria community. I silos sociali in cui sono immersi fanno si che possano trovare non solo lo spazio, ma anche il tempo per poter esprimere le loro fantasiose teorie senza essere bannati, come accadrebbe su qualsiasi altro portale. Questo perché applicazioni come Telegram, spesso finiscono col tutelare chat di gruppo come quelle dei negazionisti, finendo quindi col contribuire nelle organizzazioni delle loro manifestazioni in pubblica piazza senza mascherine, green pass e tantomeno l’Amuchina per disinfettarsi le mani. Sempre dalle echo chambers, sono nate tante fake news che hanno ricevuto milioni di click durante la pandemia, come il fatto che bere bevande calde ti rendesse immune come mangiare il peperoncino e applicare vaselina intorno alle narici. Le notizie, le chat e gli stessi utenti che fanno parte di una echo–chambers, sono fedeli soltanto alle informazioni che la camera filtra, non c’è speranza. Ma c’è una cosa che ci accomuna tutti, ovvero il misunderstanding generale che soltanto un evento apocalittico come una pandemia sarebbe stato in grado di provocare.
LA DISINFORMAZIONE GENERATA DALL’OPINIONE PUBBLICA
Far parte di una camera dell’eco ti porta a credere che la tua idea sia l’unica ad avere un certo peso, una grande importanza. Mattone dopo mattone viene costruito un muro di incomunicabilità tale da ostacolare qualsiasi forma di dialogo. Questo, ovviamente, quando prendiamo in esame utenti facenti parte di community come quelle negazionisti, dove chi la pensa diversamente è un nemico a cui bisogna scagliare il primo mattone. Se da un lato le notizie filtrate all’interno del tuo feed ti portano a prediligere il tuo canale d’informazione proprio perché sembra essere fatto a tua immagine e somiglianza, dall’altro lato il rischio è quello che tu possa soltanto attingere alla tua fonte. Il conformismo nell’era digitale è tale che sembra che tutti siano seduti comodamente sul proprio divano a fissare un televisore che trasmette su un unico canale. I silos, vengono elogiati proprio per la pluralità possibilità per cui potresti incontrare utenti che la pensano come te venendo quindi compreso, a tratti capito. Il pericolo maggiore resta la mancata possibilità di poter sentire altre voci, altre opinioni, altre prospettive. Le urla le abbiamo sentite solo dai megafoni di chi, da una camera dell’eco, ha deciso di uscire allo scoperto, urlando a squarciagola e a pieni polmoni sia che abbiamo tutti dei microchip sotto pelle, sia la sua grande, grossa, presunzione nel calpestare la democrazia per chiedere altrettanta, ma con lo spirito di un oligarca.