Si è spento Henry Kissinger: cento candeline tra calcio e diplomazia

Si è spento nella sua casa in Connecticut l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger che lo scorso maggio aveva spento 100 candeline.

Egli fu un important l’eredità del machiavellico statista continuerà ad essere discussa tra chi lo considera un genio diplomatico e chi un genio del male.

La sua storia

Egli fu un quindicenne ebreo in fuga dall’Europa alla vigilia della Seconda guerra mondiale, al tempo il mondo era un gigantesco puzzle che vide primeggiare gli Usa come superpotenza internazionale anche al prezzo di interventi di realpolitik sullo scacchiere mondiale, giudicati da molti brutali ed illegittimi, come il bombardamento e l’invasione della Cambogia e il sostegno al colpo di Stato di Augusto Pinochet in Cile del 1973. Tra i suoi ultimi impegni pubblici ricordiamo un incontro nella residenza a Washington dell’ambasciatrice italiana Mariangela Zappia con la premier Giorgia Meloni lo scorso luglio. Per il politologo Robert Kaplan, Kissinger è stato il più grande statista  del Ventesimo secolo. Con un occhio attento anche sull’Italia, di cui Kissinger, amico intimo di Gianni Agnelli, apprezzava il ruolo nel Patto atlantico pur avendo il Partito comunista più potente d’Occidente.

La diplomazia

”L’ Arte della dilpmazia” è un suo saggio che riuscì a far luce sulla reale essenza della diplomazia. Passando da un’interpretazione personale della storia, al resoconto dei suoi negoziati con i capi di Stato più influenti, Kissinger descrive le modalità con cui l’arte della diplomazia e gli equilibri di potere hanno plasmato il mondo in cui viviamo; e mostra apertamente come gli americani, protetti dalle dimensioni e dal relativo isolamento del loro paese, soprttuto in un prima fase della storia, prima della svolta del Piano Marshall, abbiano perseguito un’unica linea di politica estera. Questa era fondata  sulla loro rappresentazione dell’ordine mondiale. Importantissimo fu l’impegno del del Dipartimento di Stato americano per sostenere attraverso il Piano Marshall una politica di ricostruzione europea postbellica.

L’amicizia con Agnelli

il presidente della Fiat Gianni Agnelli è definibile come “l’amico italiano” per eccellenza di Henry Kissinger, che lui adorava come “uomo del Rinascimento”, tornando al machiavellismo iniziale. I due in alcune occasioni tifarono insieme la Juventus ma riuscirono anche a girare l’Europa ammirando le prestazioni calcistiche da parte di altre società sportive. Egli arrivò a definire Gianni Agnelli come un uomo di visione, di grande umanità e apertura mentale. L’amicizia è stata alimentata dall’ampiezza dei suoi interessi, che convergevano sicuramente in un ottica di condivisione comune.

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