Il surrogato televisivo che ci ha fatti ammalare.

Un fluido mortale, velenoso, da cui è impossibile scappare. Così descrissero Blob al suo debutto nel piccolo schermo più di 30 anni fa. Ma sarà lo stesso per la tv spzzatura ed il suo modo di essere così squisitamente trash? Scopriamolo insieme.
BLOB, UN SISTEMA GELATINOSO CHE HA INFLUENZATO IL NOSTRO LINGUAGGIO
Dicono sia andata così, ovvero che un bel giorno di fine anni ottanta Angelo Guglielmi, all’epoca direttore di Rai Tre, raccontò che uno dei suoi figli suggerì di fare il mattinale dei notiziari televisivi ed Ghezzi, autore televisivo, rispose “perché non di tutta la TV?”. Nasce così Blob, la piccola creatura di Rai Tre che sarebbe diventata succesivamente il programma più longevo della televisione italiana. Da cosa deriva il successo di Blob? Molti critici hanno inquadrato la fortuna del programma nel suo linguaggio, capace di raccontare la nostra società in modo originale, attraverso la lettura televisiva e i protagonisti del mondo dello spettacolo tanto quanto quelli del panorama politico. Il programma non si è limitato soltanto a racchiudere, oltre che riassumere, sul piccolo schermo il così detto ”surrogato televisivo”, ma anche quanto accade nella nostra società. Questo perché, oltre a raccontare Sanremo e la fine del matrimonio tra Totti ed Ilary, ha saputo narrare anche i fatti del G8 di Genova, la pandemia da Covid, la guerra in Ucraina, e la dipartita del suo stesso ideatore, Angelo Gugliemi, scomparso nel Luglio dello scorso anno (se volessi approfondire la sua storia clicca qui https://www.ilsuperuovo.it/da-telefono-giallo-a-chi-lha-visto-la-riforma-rai-attraverso-la-tv-verita/ ). Ebbene, Blob sapeva di essere un programma provocante, attraverso un linguaggio ironico, a tratti comico, che non riesce mai a scendere nella volgarità, a prescindere dalla tipologia di puntata. Riassume quanto viene riportato in televisione, selezionando il best of dei suoi programmi che, attraverso un palinsesto che, nel corso degli anni ha saputo essere sempre più ricco, non riusciremmo mai a vedere. Sa essere un telegiornale, sì, ma della sua stessa televisione. Il suo essere fuori dagli schemi, attraverso un racconto critico quanto anticonformista, lo si evince dalla prima sigla del programma che, più che una sigla, sembra essere il trailer di un horror, dove una sostanza nera, fluida e gelatinosa, investe una sala cinematografica. La gente scappa, grida e urla, niente può fermare quella melma nera che avrebbe avvolto quel piccolo cinema, dove proiettavano Vespa e la Carrà. Il programma, infatti, si nutre di volti come i loro, ed è così tutt’ora.

LA TV SPAZZATURA, IL CATTIVO GUSTO DAL SAPORE IRRESISTIBILE
Oggi come oggi la televisione italiana sembra essere tornata di moda, ma non perche le reti televisive abbiano reso i loro palinsesti ricchi di programmi nuovi che possano includere un target sempre più ampio. No, tutt’altro, in quanto molti telespettatori, soprattutto i giovanissimi, sembrano essere tornati ad utilizzare il telecomando per farsi due risate guardando ciò che le reti hanno da offrire. Tra una risata e qualche commento sul conduttore, abbiamo imparato a ritagliarci un momento di leggerezza. Questo perché oggi la televisione e quello che offre sembra essere soltanto tanta leggerezza, racchiudendo i tanti programmi dei nostri palinsesti in un unico genere, quello comico. Ebbene, è stata ribattezzata la ”TV spazzatura”, quella che indigna molti e fa ridere tanti altri. Più che sui programmi, si punta sui personaggi portati, quasi sempre protagonisti dei reality e star dei social network, oppure gente comune portata negli studi televisivi poiché sono sotto il riflettore della notorietà. Qualcuno direbbe famous for being famous e molti di loro sono riusciti a farsi strada nel mondo dello spettacolo grazie al loro essere ridicoli. Le pagine del web, come Ghetto Trash e Trash Italiano, raccolgono il meglio di questi personaggi per poi successivamente scrivere post, creare meme e, infine, raccogliere i like, i commenti, e le risate di tutti i loro followers. Se un tempo Blob raccontava il surrogato televisivo attraverso il montaggio, oggi la TV spazzatura la si racconta grazie ai meme, che sanno essere più immediati e con una chiave di lettura più semplice. Effettivamente molti, facendo zapping, capitavano sul programma di Ghezzi, senza capirci molto. Alcuni personaggi grazie ad internet hanno assunto una nuova vitalità ma, a malincuore, più trash, come Malgioglio, Orietta Berti, la showgirl Pamela Prati con lo scandalo di Mark Caltagirone, ma anche la nota conduttrice Barbara D’Urso, da poco cacciata da Mediaset proprio perché l’erede di Berlusconi si era rotto le palle di vedere la sua emittente un motivo per molti italiani per ridere, proprio come in quella famosa sala cinematografica nella sigla di Blob. Anche il mondo della politica è stato preso dal fluido mortale, trasformatosi in una politica pop, che i social network hanno saputo tramutare per renderla quantomeno più interessante ai giovani. Ma questa chiave di lettura che ci rende le cose semplici e divertenti è davvero così sana? Ci riguarda?
CHI SIAMO? DOVE SIAMO? DOVE ANDREMO?
Recita così un famoso quadro di Gauguin che dipinse cercando di trovare il senso della vita. Quello noi non lo abbiamo trovato, come non abbiamo trovato un senso alla televisione che siamo soliti guardare. Attraverso l’arte del montaggio, Blob ha dato un autoritratto a chi invece veniva da sempre idolatrato, mentre il trash italiano ha ridato vita a quelle vecchie e decrepite star dimenticate. Le loro facce sono diventate le nostre, attraverso stickers su WhatsApp, mentre le loro citazioni hanno trasformato il nostro linguaggio. Blob raccoglieva quelle clip imbarazzanti in una TV che per la RAI doveva essere lo specchio della nostra società, mentre il riflesso è stato preso e ha illuminato, oggi come oggi, soltanto alcuni, una luce che ha dato ad alcuni una grande notorietà. Noi, oggi, possiamo solo salvare i nostri meme preferiti su Instagram. Blob non ha soltanto predetto il trash che canti amiamo, ma lo ha creato, lasciando che anche noi annegassimo nel fluido mortale che distrusse quel piccolo cinema. Beh, Leopardi disse ”…e il naufragar mi è dolce in questo mar”, ma sarà davvero così?