Anniversario della morte di Indro Montanelli: analizziamo i diversi casi di difficult heritage in Italia

Muore a Milano Indro Montanelli, uno dei grandi Intellettuali conservatori del Novecento. Fu Giornalista e scrittore, lavorando per il “Corriere della sera”.

In seguito alla svolta a sinistra del giornale ebbe la possibilità di fondare un quotidiano tutto suo: “il Giornale nuovo”, capace di orientare la borghesia nazionale.

Gli albori

Inizialmente fu sostenitore del regime fascista, ecapo di un battaglione in Abissinia. In seguito però divenne  critico nei confronti del regime e fu per questo escluso dall’albo dei giornalisti. Accettò un posto di lettore di italiano in Estonia e fu poi direttore dell’Istituto italiano di cultura a Tallinn. Ritornato in Italia, venne assunto dal Corriere della sera nel 1938 e svolse l’attività di reporter in diversi Paesi europei. Oltre aver fondato il proprio giornale, fu in grado di abbandonare il proprio progetto editoriale in opposizione all’editore Silvio Berlusconi, di cui non condivideva la volontà di scendere in politica. Nel 1991, quando Francesco Cossiga gli offre la nomina a senatore a vita, Montanelli rifiutò, dichiarando come il giornalista debba tenere il potere a una distanza di sicurezza per rimanere il più oggettivo possibile ed esercitare la propria professione.

La statua di Indro Montanelli

A Milano la statua di Indro Montanelli, situata nei giardini pubblici di Porta Venezia, è stata ricoperta di nastro giallo e nero dagli attivisti di Extinction Rebellion, che sostengono come l’area del parco e la Pianura Padana siano pericolose per la salute, soprattutto per i più piccoli e gli anziani. La statua dedicata al giornalista è stata imbrattata di vernice nel 2020 ed è da tempo al centro di polemiche  e contestazioni, nonchè parte di una memoria frammentatae contesa. I militanti di Extinction Rebellion in questo caso lo definiscono come il simbolo di un passato e presente costruiti sul mito dello sfruttamento di territori, delle persone e delle risorse. La scelta di ricoprirla con il nastro non è stata dunque casuale, ma ribadisce ancora una volta la natura problematica di una memoria frammentata e contesa dagli attori sociali, che diventano agenti e interpreti della storia.

Il rapporto con la storia

La statua di Indro Montanelli così come tanti altri monumenti che appartengono alla storia d’Italia e del mondo sono definibili come casi di difficult heritage e sono oggetto di ricerca tra gli storici e gli antropologi. Appare importante capire come gli attori sociali possano reinterpretare il loro rapporto con il territorio e di conseguenza con la storia. In questo caso l’intento è quello di smarcarsi dalle pratiche istituzionali egemoniche, per ricostruire una propria memoria, muovendosi per una causa climatica che gli attivisti definiscono giusta e necessaria. Ovviamente non si tratta di giustificare queste azioni ma di ricostruirne le cause prime. La necessità è quella di cambiare il rapporto con  un passato molto spesso problematico, probabilmente con l’illusione che questi gesti possano cancellarlo. Si tratta dunque di gestire un’eredità complessa del passato. Le diverse generazioni hanno dimostrato nel corso degli anni una sensibilità diversa l’una dall’altra. In Italia è interessante analizzare la complicat relazione che la  società italiana ha instaurato con i segni tangibili del regime fascista nello spazio pubblico. Da una prima fase di censura nel dopoguerra a una rivalutazione estetica dell’architettura fascista e a una perdita di significato ideologico per le generazioni più giovani, meno sensibili a questi temi. Interessante è vedere anche il recente connubio tra architettura fascista dell’Eur e formula E, che rende più che mai attuali questi temi.

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