Da “Telefono Giallo” a “Chi l’ha visto?”: la riforma Rai attraverso la TV-verità

Facciamo un focus sullo sperimentalismo adottato dalla Rai come farebbe un vero investigatore.
Angelo Gugliemi, scomparso a Roma l’11 Luglio 2022 a 93 anni.

La TV come la conosciamo oggi è frutto di anni di sperimentalismo che hanno portato programmi di cronaca nera con protagonista il pubblico a casa ad andare in onda in prima serata. I telespettatori diventano così non solo la pupilla dei vertici Rai, ma anche protagonisti insieme alle loro storie: storie vere, senza copione e senza giustizia.

LA CRONACA NERA IN PRIMA SERATA

In onda dal 29 settembre 1987 all’8 dicembre 1992, Telefono Giallo rappresento “l’ingresso ufficiale della cronaca nera nella televisione italiana” come affermato da Corrado Augias giornalista e unico conduttore del programma nei cinque anni in cui Telefono Giallo è andato in onda. Insieme a Chi l’ha Visto?, Linea rovente, Camice bianco, Parte civile e 8262, faceva parte del ciclo Chiama in diretta RAITRE, dove i telespettatori potevano chiamare in studio direttamente da casa e avere un dialogo con il conduttore. Tra i casi più celebri affrontati dalla trasmissione figurano la scomparsa di Emanuela Orlandi, il delitto dell’Olgiata, il suicidio di Luigi Tenco e gli omicidi di Mino Pecorelli, Gisella Orrù e dei giornalisti Giancarlo Siani e Giuseppe Fava. Mentre la prima parte del programma era incentrata sulla ricostruzione dei fatti attraverso cortometraggi con il compito di ricostruire gli ultimi movimenti della vittima, la seconda parte del programma era incentrata sulla discussione del caso con numerosi ospiti in studio, tra cui investigatori, giornalisti, docenti universitari e gli stessi familiari delle vittime. Durante la visione del programma potevano intervenire in diretta telefonicamente il pubblico da casa sia per poter fare domande agli ospiti in studio ma anche per dare delle informazioni in merito al caso trattato in qualità d testimoni. Nello studio figurava un telefono fisso di colore giallo, da cui il nome del programma. Ad accompagnare Corrado Augias, conduttore fisso del programma, è stata soltanto la giovane e bionda giornalista e conduttrice Donatella Raffai. Tra gli autori del programma figurava anche Franca Leosini che, dopo l’esperienza di Telefono Giallo, condurrà a partire dal 1994 il suo noto programma Storie Maledette. Nonostante gli alti ascolti e il successo di Telefono Giallo, verrà chiuso improvvisamente. Secondo il direttore di Rai 3 dell’epoca Angelo Gugliemi, la chiusura del programma fu dovuta al fatto che trattasse temi scomodi per molti. Corrado Augias continuerà a dare spazio al giornalismo d’inchiesta nei suoi nuovi programmi, ma che fine ha fatto Donatella Raffai? Le fu affidata insieme a Luigi Di Majo la conduzione Chi l’ha visto?, uno dei più longevi programmi di Rai 3. In onda dal 1989, Chi l’ha visto? risulta essere il sesto programma più longevo trasmesso sulla terza rete, il cui programma è incentrato sulla ricerca di persone scomparse. I familiari infatti potevano diffondere la storia, le foto e le caratteristiche fisiche dello scomparso e fare appelli in diretta nella speranza che il loro caro scomparso potesse seguirli dall’altro capo del televisore. Il programma venne definito da Gugliemi come una “nuova forma del romanzo popolare che, se una volta traeva spunto dalle storie vere della gente comune e di esse forniva una copia abilmente manipolata, oggi, nella nuova versione televisiva, quelle storie offre in diretta al di là di ogni mediazione o manipolazione”. Tanti sono i casi cronaca di cui si è occupato il programma, ecco alcuni nomi: Cristina Golunicci, Denise Pipitone, Angela Celentano, il caso Carretta (che confessò in diretta l’omicidio davanti all’inviato Pino Rinaldi), Elisa Claps e Sarah Scazzi (il cui ritrovamento del corpo venne annunciato in diretta mentre la madre era in collegamento). Infine, figlio di Processo per stupro, debutta 1988 Un giorno in pretura, condotto dalla sua unica e storica conduttrice Roberta Petrelluzzi. Durante la messa in onda del programma vengono mandati in onda spezzoni di reali processi che hanno avuto un certo riscontro mediatico, come Tangentopoli, il mostro di Firenze, il delitto al cianuro, la sparizione di Chiara Bariffi e il ciclo di puntate dedicate a Stefano Cucchi. Questi tre programmi televisivi costituiscono quella che venne definita come TV-verità, termine coniato per descrivere quella tipologia di genere televisivo con protagonista l’attualità del nostro paese e i fatti di cronaca che più di altri hanno avuto un forte riscontro mediatico.

Da sinistra Roberta Petrelluzzi, Corrado Augias e Federica Sciarelli.

UN NUOVO GUSTO NEL FARE SERVIZIO PUBBLICO

Erano anni di cambiamento per la Rai e per la storia della televisione, i cui contenuti sarebbero stati radicalmente rinnovati: era il 1972 quando, essendo dietro l’angolo la data di scadenza del contratto fra lo Stato e la Rai, cominciarono ad essere pubblicati su l’Espresso articoli firmati da Eugenio Scalfari, futuro fondatore de la Repubblica, sulla libertà d’antenna. Secondo Scalfari, il mancato monopolio della Rai da parte di tutti i movimenti politici ne faceva scaturire un’immagine di una televisione poco pluralista e, soprattutto, politica. La dominanza della Democrazia Cristiana sulla Rai rendeva l’emittente un ponte fra il pubblico e la DC. Per marginare questo problema furono molte le radio e le Tv private a nascere in quegli anni. Per il cambiamento bisognerà attendere la riforma Rai del 1975, quella che più di tutte diede significato al pluralismo televisivo: innanzitutto venne ribadito il monopolio dello Stato sulla Tv, mentre il via cavo diventa realtà a seguito del caso sollevato a causa di Telebiella A21, la rivoluzione dell’etere; associazioni religiose, movimenti politici e gruppi etnici trovarono i loro spazi nei palinsesti televisione, garantendo un’immagine pluralista, diversificata e a colori ancor prima che la Tv a colori arrivasse. La liberta d’antenna idealizzata da Scalfari sembra diventare realtà. Dopo Rai 1 e Rai 2, rispettivamente sotto l’influenza della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista, con la riforma Rai del 1975 nasce Rai 3, sotto il controllo del Partito Comunista Italiano. Il nuovo programma dedicherà i suoi palinsesti all’intrattenimento e all’informazione, con una programmazione che andava dalle cinque alle sette ore con un telegiornale di 30 minuti la sera. Dopo l’alternarsi di diversi direttori di rete, bisognerà attendere l’ingresso di Angelo Gugliemi giornalista e docente italiano, che renderà di fatto Rai 3 la sua creatura: nato a Novara da genitori pugliesi, viene proclamato dottore in Lettere presso l’Università di Bologna nel 1951, dando il via ad una breve esperienza da professore in diverse scuole medie. Dopo aver superato il concorso in Rai nel 1954, arriverà ad avere fra le mani le redini dell’azienda. Sotto di lui nasceranno programmi che diventeranno il volto nella neo rete, tra cui Blob, programma che manda in onda spezzoni di diversi programmi televisivi col fine di raccontare la televisione in modo diverso e di come si stia finendo con la nostra società. Fondamentale sarà la collaborazione con Lio Beghin, principale ideatore di programmi incentrati sulla cronaca nera e del filone sperimentale Tv-Verità, portando una nuova forma di giornalismo d’inchiesta per la prima volta in prima serata. Una forma più pop ma non per questo priva di serietà, del tutto rinnovata.

IL CONTRIBUTO

Gli ascolti registrati dalla Tv-Verità di Lio Beghin non potevano che essere alti, visto che il pubblico per la prima volta si sente coinvolto e, soprattutto, considerato anche da casa. Si rompe così la quarta parete di cui si parlava nel teatro greco e che questa volta ha come protagonista un televisore. La televisione ingloba gli spettatori, con gente comune che si reca presso gli studi televisivi della rai raccontando le loro storie senza copione. Si evidenzia come anche la semplice postura di queste nuove star sia diversa da quella dei conduttori: ricoprono una posizione oltre che un linguaggio più umano, non sanno cosa si possa dire e cosa si possa non dire in televisione, come non sanno tenere a bada l’agitazione che anche la telecamera è capace di catturare. La Rai di Bernabei, quella pedagogizzante che fa da scuola a tanti italiani, finisce la sua era per dare un nuovo inizio a quella di Gugliemi, la Tv dei misteri, dei gialli alla Camilleri e del pubblico come inesperto protagonista. Fu così che il terzo caso del telecomando venne finalmente premuto, e fu così che per la prima volta un volto di spicco della Rai si prendesse la briga di alzare la cornetta del telefono per ascoltare le nuove proposte televisive. In questo modo Rai 3 si trasforma in un circolo di amici che, come al bar, danno vita a programmi televisivi pronti a lasciare il segno nel linguaggio televisivo e che generi come la satira e la cronaca nera lasceranno Rai 3 per approdare anche altrove. Un linguaggio televisivo con l’obiettivo di creare una Tv per “non deficienti” come affermato da Angelo Gugliemi stesso.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.