Il cibo tra alimento e accessorio: scopriamo come Masterchef ha trasformato la nostra alimentazione

“Il programma “Masterchef” è la perfetta dimostrazione di come il cibo abbia conquistato, nel corso del tempo, una propria dimensione culturale ed, in un certo senso, anche affettiva. Il modo attraverso cui si trasformano, creano, modificano piatti e ricette mostra come il cibo non venga più considerato come un semplice elemento destinato alla nutrizione dell’uomo.”

fonte: Cielo Tv

Il contributo della sociologia, in questo ambito, è molto prezioso perché mostra non solo il ruolo dell’alimentazione nella società, ma mostra anche come, ad esempio nella religione, esso riunisca gli individui e diviene simbolo culturale.

 

La dimensione culturale del cibo

La sociologia è la scienza che studia ed analizza la società in tutte le sue sfaccettature ed in infatti, contempla anche la dimensione del cibo, secondo cui “gustare il cibo”:
-soddisfa il bisogno di sfamarsi
-è un godimento influenzato anche dalla cultura
Ogni alimento ha un proprio significato, prendendo come esempio la dimensione della religione si evidenzia come alcuni alimenti siano vietati: l’Islam non contempla la presenza della carne di maiale nell’alimentazione di un credente, così come nell’ebraismo solo alcuni alimenti sono definiti idonei.
In questo modo scompare l’ideologia che vede il cibo come mera sostanza finalizzata alla nutrizione dell’uomo poiché esso diventa un rito, una vera e propria faccenda pubblica in momenti stabiliti come. Il pranzo di Natale, il Ringraziamento. In queste occasioni avviene il cosiddetto “food sharing” ovvero la condivisione del cibo che aumenta il senso di solidarietà tra i partecipanti.

fonte: Mutua MBA

“Masterchef Italia”: il format che adula il cibo

“Masterchef Italia” è un talent show culinario che prende ispirazione dal programma di origine britannica “Masterchef” ed è in onda dal 2011. Il format vede degli aspiranti chef sfidarsi in una serie di prove culinarie dove, in ogni prova, hanno il compito di dimostrare di essere in grado di sostenere sfide sempre più ardue, al fine di arrivare alla vincita del titolo, di 100.000 euro e della possibilità di scrivere un proprio libro di ricette.
Gli sfidanti vengono giudicati da degli chef illustri: Carlo Cracco, Bruno Barbieri e Joe Bastianich. Le ultime edizioni hanno introdotto la partecipazione anche dei due chef Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli.
Nonostante i partecipanti debbano essere aspiranti cuochi, ciò non esclude il fatto che debbano possedere una discreta conoscenza dei prodotti, delle cotture, delle preparazioni mixate alla loro abilità di saper capitanare una brigata durante le esterne.
Questo programma mette al primo posto il cibo e la sua cultura, il rispetto verso di esso e ne discrimina il suo spreco. La capacità degli aspiranti chef di trasformare e creare con il cibo dimostra quanto quest’ultimo rappresenti un po’ una modalità per esprimere sé stessi ed il proprio estro creativo.

fonte: Food Affairs

Il cibo ed i social: perché fotografiamo ciò che mangiamo?

L’avvento dei social, specialmente piattaforme quali Instagram o Tik Tok, ha indotto nei consumatori digitali la tendenza a condividere in tempo reale tutto ciò che fanno ma soprattutto ciò che mangiano. Oramai si è intasati di storie che vedono ritratti piatti di ristoranti o anche semplicemente una pizza ben condita.
Ma perché si tende a fotografare il cibo in maniera così frequente come se fosse qualcosa mai visto? Molto semplicemente perché un cibo ben impiattato attrae ed è simbolo di uno stile di vita alto e sofisticato. Tutto gira intorno al classico pattern di mostare sui social una maschera, qualcuno che non si è per paura di essere giudicati.
Ciò non toglie che un’altra motivazione è quella di fotografare il cibo semplicemente perché, essendo i social espressione della nostra quotidianità, esso rappresenta un tassello importante ed in quanto tale lo si ritrae, per il semplice gusto di farlo.

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