La teoria delle finestre rotte: come Giuliani avrebbe combattuto la società del disordine secondo “Futurama”

Una teoria applicata dall’ex sindaco di New York che avrebbe raccolto più polemiche che consensi.

Rudolph Giuliani, sindaco di New York dal 1994 al 2001.

Un metodo alternativo per combattere il disordine urbano, dai piccoli atti vandalici fino agli episodi di attività criminale. Sono questi gli obiettivi su cui si basa la Teoria delle finestre rotte, un metodo che nel corso degli anni è stato oggetto di discussione e di polemica. La sitcom Futurama creata da Matt Groening, stesso ideatore dei Simpson, avrebbe dato il proprio punto di vista attraverso le vicende dei protagonisti ed un briciolo di ironia.

LA PUNTATA: RACCONTARE L’OPERATO DI GIULIANI ATTRAVERSO LA SATIRA

Distrutta, abbandonata e piena di spazzatura e mutanti. É così che si presenta la “vecchia” New York dopo un millennio di conflitti, guerre e disastri nucleari. I protagonisti della serie si sono recati nel sottosuolo della città dopo che Fry, vittima di una serie di sventure quotidiane a cui non riesce a dare spiegazioni, avrebbe deciso di recuperare il suo quadrifoglio a sette petali, un portafortuna rimasto custodito all’interno di un vinile nel rifugio antiatomico della sua vecchia casa. Mentre passeggiano per le strade deserte tra le rovine della città, Fry si lascia catturare dai ricordi, per poi raccontare al suo migliore amico-robot Bender e all’aliena Leela di come fosse vivere a New York nel XX secolo. Con la città tutta per sé, inizia quindi ad urlare in mezzo alla strada e a combinare qualche scherzo innocente, consapevole del fatto che nessuno lo avrebbe punito. Ad un certo punto si rivolge ai suoi amici ed esclama: “Vi ricordate quando Giuliani metteva le multe ai pedoni?”, per poi essere investito da una lucertola gigante dopo che si era rivolto in modo scontroso all’oramai defunto ex-sindaco. É solo una delle tante mosse adottate da Giuliani nella così detta “tolleranza zero”, nata per contrastare la microcriminalità nella città. Non è la prima volta che la sitcom ridicolizza l’operato dell’ex sindaco di New York. In un altro episodio, infatti, spinto dal trovare una soluzione per combattere l’aumento dei rifiuti urbani, verrebbe rappresentato Giuliani lasciar partire una barca con un carico di rifiuti, il cui contenuto in futuro si sarebbe trasformato in una palla d’immondizia che rischiò di entrare in collisione con la terra. La tolleranza zero avrebbe visto l’applicazione di punizioni severe contro, ad esempio, chi non pagava il biglietto della metropolitana, chi urinava per strada, la prostituzione a Times Square e anche nei confronti degli “squeegee men”, ovvero i lavavetri che fermavano le macchine ai semafori pretendendo in cambio qualche spicciolo. Infine, è toccato ai tassisti che superavano i limiti di velocità e ai pedoni che attraversavano la strada con il semaforo rosso, proprio come avrebbe fatto il protagonista della serie.

Matt Groening, l’ideatore della serie.

LA TEORIA: COSA POTREBBE MAI SUCCEDERE A DUE AUTOMOBILI PARCHEGGIATE IN DUE LUOGHI DIFFERENTI?

La Teoria delle finestre rotte nasce alla fine degli anni’60 da un esperimento condotto da Philip Zimbardo, professore dell’Università di Stanford. Dopo aver parcheggiato, senza targa e col cofano aperto, due automobili identiche ma collocate in due località ben distinte, lasciò che fossero tenute sotto controllo da un team di specialisti il cui scopo era quello di studiare il comportamento delle persone venutesi a trovare in prossimità delle autovetture. La prima auto fu parcheggiata nel Bronx, quartiere newyorkese da sempre protagonista di episodi di degrado urbano; l’altra in una zona ricca e tranquilla della California, a Palo Alto. Come ci si poteva aspettare, dopo solo poche ore l’automobile situata nel Bronx era già stata smantellata. Al contrario, l’automobile abbandonata del quartiere più ricco e tranquillo rimase praticamente intatta. Dopo una settimana il professor Zimbardo decise di rompere il finestrino dell’auto parcheggiata a Paolo Alto. Il risultato? L’autovettura venne sorprendentemente ridotta come quella che si trovava nel quartiere del Bronx, lasciando i ricercatori visibilmente sopresi da come si fosse potuta verificare la medesima dinamica soltanto infrangendo un finestrino. Inoltre, Zimbardo rimase sorpreso dal fatto che la maggior parte dei saccheggiatori non avessero affatto l’aspetto di criminali, in quanto sembravano persone comuni che nessuno avrebbe reputato come potenziali vandali prima di poterli vedere all’opera. Soltanto molti anni dopo, nel 1982, si sarebbe parlato nuovamente della teoria di Zimbardo dopo la pubblicazione  di un articolo dal titolo “Broken windows. The Police of Neighborhood Safety”, scritto dai criminologi James Q. Wilson e George L. Kelling. Di seguito, riportiamo un estratto di quella che in futuro sarebbe stata la tolleranza zero di Giuliani:

“Prendete un palazzo con poche finestre rotte. Se le finestre non vengono riparate, i vandali tenderanno a rompere anche le altre finestre. Alla fine, potrebbero anche entrare nel palazzo e, se libero, potrebbero occuparlo oppure dargli fuoco. Considerate anche un marciapiede dove si accumulano i rifiuti. In poco tempo la spazzatura aumenta. La gente comincia anche a lasciarci i sacchetti con i resti del cibo acquistato nei bar”.

LE OPINIONI: É DAVVERO NEW YORK LA CAPITALE DELLA SICUREZZA?

Proprio grazie alla Teoria delle finestre rotte, il neosindaco Rudolph Giuliani si sarebbe fatto conoscere come colui che avrebbe combattuto il disordine urbano nella città di New York, applicando fin dall’inizio del suo mandato con l’aiuto del commissario Bill Bratton, una strategia di ordine pubblico, ribattezzata tolleranza zero. Il metodo per contrastare la società del disordine sarebbe stato applicato dapprima nella metropolitana di New York, che era diventata uno dei luoghi più pericolosi della città e, successivamente, in tutta l’area metropolitana. Si cominciò col combattere le piccole trasgressioni: dalla sporcizia nelle stazioni ai piccoli furti, ma nonostante i primi dati positivi furono in molti a guardare con scetticismo la tolleranza zero di Giuliani, evidenziando come in realtà il calo di atti vandalici registrati fosse in atto ben prima dell’inizio del suo mandato. Inoltre, venne registrato come in molte città statunitensi, senza che fosse applicata la tolleranza zero di Giuliani, avrebbero comunque riscontrato un calo della criminalità. Secondo un rapporto di Amnesty International, le richieste di risarcimento per danni causati da perquisizioni violente della polizia aumentò del 50%; le denunce penali per abusi e comportamenti arbitrari delle forze dell’ordine crebbe del 41%; nel solo biennio 1993-94 il numero di civili uccisi nel corso di operazioni di polizia crebbe del 35% e, tra il 1992 e il 1997, i risarcimenti a civili per le violenze subite passarono da 13,5 milioni a 24 milioni di dollari. Infine, secondo uno studio pubblicato su Nature da Christopher M. Sullivan e Zachary P. O’Keeffe, verrebbe riportato quanto la repressione di piccoli crimini e di interventi preventivi nel periodo tra fine 2014 ed inizi 2015 abbiano, al contrario, causato un incremento dei crimini maggiori, implicando che la repressione aggressiva di reati minori favorisca il verificarsi di reati più gravi. Resta da chiedersi se davvero la tolleranza zero sia stato un metodo efficace per gestire il disordine urbano o se sia stato soltanto un tentativo di combattere quanto, in realtà, sarebbe dovuto essere contrastato diversamente.

 

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