5 cose che non sai su Catullo: lasciati stupire dall’eros latino

Chi era davvero Catullo, il più famoso latin lover dell’età pre-classica? Che origine ha la sua poesia lirica? Chi furono i suoi ispiratori e i suoi seguaci? Qual è la vera identità della donna da lui amata? Cosa c’entrano le poesie pre-neoterica e neoterica con le vicissitudini della Roma del I secolo a. C.?

File:Marcial. Epigrammata. 1490.jpg - Wikimedia Commons

Cercheremo di dare una (mezza) risposta a tutti questi quesiti e anche ad altri; lasciatevi coinvolgere da una delle prime forme di poesia lirica della letteratura latina, che ha posto le basi per la poesia d’amore a livello europeo.

1. Una prima definizione di “poetae novi”

Per indicare la nuova generazione di poeti, che nel I secolo a.C. si pone in netto contrasto con la tradizione nazionale romana, il celeberrimo oratore Cicerone utilizza la sprezzante formula “poetae novi”, coniando quella che si rivelerà essere un’espressione destinata a rimanere nella storia letteraria.

“Poetae novi” o, alla greca, “neòteroi” sta a rappresentare la tendenza innovatrice del nuovo circolo di scrittori che tendeva a rovesciare i ruoli e le convenzioni del passato.

Cicerone li definì, anche, “cantores Euphorionis”, cioè “cantori di Euforione” (poeta di Calcide, celebre per la preziosa erudizione dei suoi versi) per il gusto ellenizzante e innovatore che i neòteroi pretendevano di aver diffuso a Roma.

2. Il primo epigono di Saffo

No, contrariamente a quel che si pensa non è stato Catullo il primo a rielaborare il contenuto del frammento 31 di Saffo; certo, il catulliano carme 51, ne è un’innegabile adattamento -tra l’altro, molto vicino all’originale-. Ma pare che sia stato Valerio Edituo a riprendere la poesia di Saffo; ce ne resta un frammento:

quid mi abs te quaeram, verba labris abeunt,/ per pectus < … > manat subito mihi sudor” =  che cosa io cerchi da te, dalle mie labbra fuggono le parole,/ sul petto < … > subito scende il sudore.

 

3. Le grotte di Catullo non hanno nulla (o quasi) a che vedere con il famoso poeta

Sul lago di Garda , sulla punta della penisola di Sirmione, un’area di circa due ettari delimita i resti di un’antica villa residenziale romana, dai più ritenuta dimora di Catullo, anche se non esistono prove a riguardo; anzi pare che i resti della villa che possiamo ammirare ancora oggi risalgano ad un periodo successivo alla dipartita del poeta latino in questione, più precisamente risalgono all’età augustea.

La denominazione “Grotte di Catullo” risale al Quattrocento quando vennero finalmente portate alla luce molte liriche di Catullo, tra le quali anche il carme 31, breve componimento in cui il poeta racconta il viaggio di ritorno alla terra natia di Sirmione, nel 56 a. C..

Sirmione Grotte Di Catullo - Foto gratis su Pixabay

4. Catullo nella letteratura inglese

Sicuramente la poesia di Catullo ha avuto un vasto successo fin dall’età antica, ma forse l’influenza più interessante sulla quale è lecito spendere qualche parola in più è la fortuna che i più famosi carmi catulliani hanno avuto nella letteratura inglese del XVI secolo, in particolare sul drammaturgo più noto di tutti i tempi, William Shakespeare.

Il famoso carme 85 di Catullo, quello dell’odi et amo, è stato ripreso da Shakespeare nella sua tragedia numero uno: il romeo shakespeariano mette in evidenza il rapporto ossimorico che c’è tra odio e amore, tra passione e struggimento.

“Oh, amore rissoso, odio amoroso, cosa per prima nata dal nulla” afferma Romeo nella I scena dell’atto I.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris./ Nescio, sed fieri sentio et excrucior“= “Odio ed amo. Perché lo faccia, mi chiedi forse./ Non lo so, ma sento che succede e mi struggo” . Carme 85, Catullo.

E ancora Christopher Marlowe nell’idillio “Il pastore alla sua bella” riprende il topos del gioioso invito all’amore del carme 5 di Catullo.

“Vieni, vivi con me e sii il mio Amore” v.1 della poesia di Marlowe.

“Vìvamùs, mea Lèsbia, àtque amèmus”= Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci. Carme 5, Catullo.

5. L’adulterio alla base del “patto” d’amore

Il rapporto tra Catullo e Lesbia, identificata con la nobildonna Clodia, sorella del tribuno Clodio, arci-nemico di Cicerone, è nato essenzialmente come adulterio, Clodia -infatti- era sposata con Quinto Cecilio Metello Celere. Clodia condusse una vita licenziosa e piuttosto libertina

incarna per Catullo la potenza devastante dell’eros e nonostante, dunque, Catullo sappia dell’atteggiamento libertino dell’amata, non si stanca mai di immaginare Clodia, la sua Lesbia, come oggetto esclusivo del suo desiderio: la vuole tutta per sé e vuole che ella gli sia fedele, come in un tenace vincolo matrimoniale.

Almeno dal punto di vista di Catullo, la relazione era basata su una fedeltà coniugale, su un “foedus” d’amore (=patto che, è bene tenerlo a mente, solo il poeta rispetterà, mentre Lesbia più e più volte violerà, dando prova di non detenere né fides, né pietas, virtù fondamentali del buon civis romano).

 

Molto sappiamo della biografia e del pensiero di Catullo e dei suoi predecessori, del cosiddetto circolo dei poetae novi, soprattutto grazie alla sua produzione, al suo Liber che consta di 116 carmina. Certo, alcuni dubbi rimangono insoluti, ma forse, la vera bellezza dell’intera letteratura latina e, in generale, di quella antica, sta proprio in quel margine di mistero che le fonti non riescono a svelare e che i pochi frammenti continuano a celare.

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