Educazione civica a scuola, si o no? Rispondono Quintiliano e Ernesto Galli della Loggia

La scuola negli ultimi dieci anni ha subito un’evoluzione o dovremmo forse dire un’involuzione.

Dalla politica del maestro unico alla “Buona scuola”, che di buono probabilmente aveva solamente il bonus cultura per i diciottenni, la scuola non è mai stata una priorità per il governo italiano. Questi mesi di didattica a distanza ne sono stati una conferma. Mentre alcuni paesi europei hanno voluto dare la priorità all’istruzione, cercando di mantenere per quanto possibile le scuole aperte e garantendo una didattica in presenza, l’Italia ha pensato bene di chiudere tutto o di riaprire a singhiozzo, nonostante il tempo per attrezzare le aule e gestire il flusso di studenti nei bus ci sia stato. Scopriamo com’era la scuola qualche secolo prima.

L’EDUCAZIONE A ROMA

Quintiliano viene considerato il fondatore della pedagogia. Nella Roma dell’età dei flavi erano molto diffusi i precettori privati ma quest’autore sosteneva l’importanza di un’istruzione pubblica in cui l’alunno si potesse confrontare con i suoi compagni e sviluppare la sua socialità. Aveva una concezione estremamente positiva dell’istruzione: diceva che era impossibile che uno studente non imparasse nulla attraverso lo studio. Quintiliano rivoluzionò l’istruzione perché si schierò contro le pene corporali che giudicava svilenti per chi apprendeva. Ciò che sorprende della sua concezione è l’attenzione alla psicologia dell’apprendimento. Per lui, infatti questo è un processo che coinvolge la formazione di tutta la persona, in particolare sul piano morale. Lo studio insomma migliora le persone sotto più punti di vista.

LA SCUOLA AL GIORNO D’OGGI

La scuola oggi dall’epoca romana è molto cambiata. L’ultima trovata del governo italiano è l’introduzione dell’educazione civica per “incivilire” gli studenti. Come dice Ernesto Galli della Loggia in un suo articolo sul Corriere della Sera la scuola non dovrebbe essere un circo in cui si addestrano delle bestie ma un luogo in cui le persone si istruiscono, formano le proprie coscienze e moralità. Forse è una visione troppo romantica della scuola dato che oggi questo luogo funge da ludoteca o meglio parcheggio per bambini. Un’ora di educazione civica a settimana, in cui un’insegnante spiega come funziona il governo italiano e che la spazzatura si butta nel cestino e non per terra, dovrebbe cambiare le coscienze dei ragazzi? Non sarebbe forse più efficace e produttivo dedicare più attenzione a materie come la storia o la letteratura? La scuola è nata dalla convinzione che l’istruzione abbia un potere educativo, che essa in quanto tale incivilisca.

LA MATERIA CHE CAMBIA LE COSCIENZE

Nonostante il nostro sistema scolastico sia allo sbando, buona parte delle colpe per la scarsa educazione dei ragazzi non è da imputare alla scuola ma alle famiglie. I genitori non sanno più educare i propri figli ed è in famiglia che si costruisce buona parte del senso civico. Per questo si rende necessario l’introduzione di una materia come l’educazione civica, ma chi fa le leggi molto spesso trascura un aspetto fondamentale: la pratica. Per introdurre le ore di questa “nuova materia” non si aumentano ovviamente le ore giornaliere di lezione, ma si sottraggono da altre materie fondamentali come italiano, matematica, storia. Non a caso oggi gli studenti non sanno parlare l’italiano o far di conto. L’educazione civica dovrebbe essere qualcosa di trasversale alle materie umanistiche, si dovrebbe assorbire implicitamente. Quintiliano insegnava solamente retorica ma sosteneva la completezza dell’educazione dei suoi studenti. È davvero necessario quindi introdurre questa materia?

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