
1988: il regista Philip Kaufman e lo sceneggiatore Jean-Claude Carrière intraprendono l’impresa colossale di adattare il libro del secolo in un film Hollywoodiano. Ma come tradurre la complessità di un’opera che contiene tutto?
Il film: un lavoro di straordinaria bellezza
L’eleganza giallastra di Praga. I dialoghi, i giochi di sguardi, di riprese.
Il lavoro di Kaufman e Carrière è sicuramente un capolavoro. Una regia splendida e una fotografia perfetta con inquadrature che sembrano tele dipinte che affascinano e turbano allo stesso tempo.
Molto ben riuscita anche la scena con i carri armati, con l’alternanza impeccabile, nel montaggio, di materiale di repertorio a scene girate appositamente con i protagonisti del film che si muovono nella Storia.
Per non parlare della magnifica sceneggiatura di Carrière, che si è guadagnata la nomination all’Oscar e il premio BAFTA per miglior sceneggiatura non originale.
Il film, ambientato nella Repubblica Ceca sotto il dominio dell’Unione Sovietica, dipinge la storia di Tomas, facoltoso chirurgo e casanova, di Sabina, una sua amante e pittrice dallo spirito libero e di Tereza, ragazza che poi sposa. Quando pubblica un articolo contro il regime sovietico la vita di Tomas cambia. Perde il lavoro e finalmente comprende il dolore della moglie per i continui tradimenti e decide di dedicarle la sua vita. I due però muoiono in un incidente.

L’insostenibile immensità dell’opera
Eppure, nel film manca quasi tutto ciò che è il romanzo.
Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa?
Il fardello più pesante ci uccide, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d’amore la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell’uomo: quella pesantezza lega alla terra, a un’esistenza reale e autentica.
Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dall’essere terreno, i suoi movimenti diventino tanto liberi quanto privi di significato.
Che cosa dobbiamo scegliere, allora? La pesantezza o la leggerezza?
È proprio in questa citazione, su cui si regge tutta l’opera, che si comprende come la filosofia e la poesia e l’analisi della complessità dell’umano siano la vera essenza del capolavoro di Kundera. E tutti questi elementi nel film sono stati cancellati, a favore della sensualità delle donne e delle scene erotiche.
Anche la storia tra Sabina e un professore universitario di Ginevra, a cui viene dato grande spazio con le celebri sezione “dizionari di parole incomprese”, è quasi completamente eleminata.

Il fallimento del film
Kaufman ha fatto diventare L’insostenibile leggerezza dell’essere un racconto erotico, con una minuziosa esibizione di abbracci più vicina al catalogo che alla passione…
