Il falso colpo di Stato raccontato attraverso il suo protagonista: Giovanni de Lorenzo

Ti ricordi di uno dei maggiori scandali del 1967? In questo articolo ricordiamo gli eventi del “Piano Solo”.

Piano Solo: storia e conseguenze - Fatti per la Storia

La storia vera d’un falso colpo di Stato” questo è il titolo del il Giornale.it, ma quali sono gli eventi che hanno portato allo scandalo del 1967? Quale fu il ruolo di Giovanni de Lorenzo?

Il ruolo di Giovanni de Lorenzo

Il 10 maggio 1967 vennero pubblicate dai giornali delle notizie relative ad un colpo di Stato, nominato il “Piano Solo“. Tale progetto sarebbe stato organizzato da Antonio Segni, allora ex  Presidente della Repubblica, e da Giovanni de Lorenzo, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Le informazioni derivavano da un articolo, firmato da Scalfari e Jannuzzi, che venne pubblicato sull’Espresso e raccontavano i fatti di tre anni prima.

Nel 1955 il Gen. de Lorenzo venne nominato capo del SIFAR e, sotto la guida dei servizi segreti, iniziò un enorme lavoro di schedatura delle persone più in vista e potenti dei gruppi sociali, religiosi e politici. Face spiare anche G. Saragat, futuro Presidente della Repubblica, sulla cui vita si raccolse un immenso materiale. Nel 1967 venne istituita la Commissione Beochini, a seguito delle notizie pubblicate sul piano Solo, progettato tre anni prima. Vennero individuate da questo ente gravi irregolarità, tra cui la schedatura errata di molti individui.

In ogni caso, dopo aver avviato il suo progetto di registrazione, nel 1962 venne nominato Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, abbandonando quindi la guida del SIFAR. Così avviò il “Piano Solo”, il quale avrebbe permesso a questa figura, grazie all’utilizzo dei Carabinieri, di condizionare la vita politica del Paese, creando un governo d’emergenza retto dal senatore Merzagora.

Il “Piano Solo”

Il “Piano Solo” rappresentava un piano d’emergenza che avrebbe allontanato le sinistre dal governo o che avrebbe ridotto le potenzialità riformatrici, attraverso il prelevamento dei personaggi politici, precedentemente schedati, e ritenuti potenzialmente pericolosi per l’ordine sociale. Questi sarebbero stati riuniti presso il Centro Addestramento Guastatori di Capo Marrargiu (Sardegna) collocato presso una base militare segreta, dove sarebbero stati rinchiusi fino alla cessazione della crisi politica in cui versava lo Stato.

La Confindustria e alcuni circoli militari avrebbero finanziato alcune formazioni paramilitari. L’Arma, invece, avrebbe assunto il controllo delle istituzioni e dei servizi pubblici principali, compresi la televisione, le ferrovie e l’ente telefonico nazionale ed avrebbe occupato con le armi le sedi principali dei partiti di sinistra, comprese le prefetture, catturando chi veniva loro indicato, inviandolo in Sardegna.

La crisi venne annullata da un accordo con Moro e Segni, che portò Moro a rinunciare ad alcuni suoi obbiettivi della sua campagna, a causa della posizione di de Lorenzo. I carabinieri non intervennero, ma quest’ultimo riuscì comunque ad ottenere una maggiore limitazione della sinistra. Un punto di debolezza del Piano fu appunto il fatto che originariamente ad agire sarebbe stata principalmente l’Arma, operando da “sola”, da qui il nome.

Conseguenze

I fascicoli ed i rapporti del SIFAR e del “Piano Solo” vennero pubblicati solo tre anni dopo, nel 1967, quando il senatore Parri denunciò, presso il Parlamento lo spionaggio politico dei servizi segreti. “L’Europeo” fu il primo a pubblicare a febbraio metà del dossier SIFAR, coinvolgendo anche Segni, allora ex Presidente della Repubblica. Iniziarono una serie di inchieste giornalistiche e lo scoop maggiore fu quello presentato da Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari. I due parlarono apertamente di colpo di Stato, per questo vennero querelati dal generale, andando a processo.

Quest’ultimo si concluse con la condanna degli scrittori, però venne istituita la prima commissione per indagare sullo scandalo. Il Gen. Beolchini presiedette la Commissione ed appurò dell’esistenza di fascicoli riguardanti la vita privata di personaggi illustri. Citando il libro di Mario Segni, Il Giornale.it, in merito al Piano Solo e all’attribuzione di “colpo di stato” da parte della coppia Jannuzzi-Scalfari, scrive:

Per tabulas si può dire che la storia del piano Solo sia una gigantesca balla giornalistica. La madre di tutte le fake news, scrive giustamente Segni. E l’apripista di un modo di fare giornalismo scandalistico, che ci siamo portati fino ai giorni nostri. In cui il nemico politico, viene prima «svergognato» sui giornali e poi discusso in parlamento. Certo oggi con l’aggravante di una magistratura che sa sempre come alimentare il pettegolezzo.

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